

I segni sul collo e quella stoccata profonda sotto la clavicola: un’esecuzione al culmine di una lite violenta. I rilievi della Polizia Scientifica smontano la prima scena: il giovane tunisino non è morto in via Hortis
Un fendente affilato affondato con violenza inaudita nell’incavo sottoclavicolare, preceduto da ecchimosi ed escoriazioni sulla gola che tradiscono una presa soffocante, uno strangolamento tentato o una colluttazione ferocissima a mani nude.
L’anatomia di un delitto efferato parte dai segni stampati sul corpo di un ragazzo tunisino di appena vent’anni, trasformato nel macabro protagonista dell’ennesimo giallo della periferia est capitolina.
L’allarme è scattato intorno al mezzogiorno di domenica 5 ottobre 2026, quando un passante si è imbattuto nella salma adagiata tra la vegetazione di un’area verde in via Attilio Hortis, a poche manciate di metri dai binari della Stazione Prenestina, nella zona di Villa Gordiani.
Ma quella spianata di terra ed erba non è il luogo in cui si è consumata la tragedia: è solo il terminale di una fuga disperata per sbarazzarsi del corpo.
L’informativa iniziale degli investigatori della Squadra Mobile è già approdata sulla scrivania dei PM di Piazzale Clodio, coordinati nel fascicolo aperto per omicidio volontario.
I primissimi riscontri effettuati dal medico legale hanno infatti squarciato il velo sulla sequenza degli eventi:
Morte non immediata: la vittima ha lottato ed è sopravvissuta per diversi minuti dopo l’aggressione subita;
Scena del crimine alterata: la totale assenza di un’emorragia compatibile con la lesione arteriosa sul luogo del ritrovamento conferma che l’agguato si è svolto in un luogo al chiuso o in un altro punto della città;
Il trasporto: gli assassini hanno caricato il ventenne agonizzante o già privo di vita su una vettura, facendolo poi scivolare tra le siepi del parco per guadagnare tempo e depistare i rilievi.
I magistrati e gli esperti della Scientifica confidano ora negli accertamenti di laboratorio sui vestiti del giovane, alla ricerca di tracce di Dna alieno lasciate dagli assalitori durante la colluttazione.
Nel perimetro delle prime verifiche, gli inquirenti hanno passato al vaglio l’eventualità che la vittima potesse gravitare attorno all’ex immobile occupato di via Tallone, sgomberato d’imperio dalle forze dell’ordine soltanto pochi giorni fa.
Fonti investigative qualificate hanno tuttavia escluso ogni correlazione diretta tra il ventenne ed i contesti dell’occupazione abitativa dismessa.
La caccia all’uomo si concentra ora sull’analisi analitica della videosorveglianza. Gli agenti della Mobile stanno acquisendo ogni singolo fotogramma registrato dalle telecamere pubbliche e private installate lungo via Attilio Hortis e nelle vie di accesso della zona Prenestina.
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