

La moglie della coppia sospettata dell’omicidio sostiene di aver fatto “tutto da sola”
Il corpo di Giovanni Santini, sessantatrenne amministratore di un condominio di via Urbano II (quartiere Aurelio) è stato ritrovato nell’appartamento di una coppia di romeni, residenti proprio nello stabile dove Santini viveva e svolgeva la sua attività di amministratore.
La macabra scoperta è stata fatta verso le ore 16 di sabato 21 febbraio, grazie all’intervento di alcuni agenti del commissariato Aurelio accorsi sul posto dopo essere stati allertati dai famigliari dell’uomo, i quali non vedendolo rientrare, ne avevano denunciato la scomparsa.
Secondo il racconto di alcuni testimoni e abitanti dello stabile glia agenti sono arrivati verso le 14 e dopo aver setacciato la zona sono entrati nell’ex casa del portiere, ossia l’appartamento al pian terreno dove, ormai da 7/8 mesi, viveva la coppia di romeni fermati, i quali lavoravano in un ristorante vicino.
Dopo aver bussato invano, i poliziotti hanno forzato l’ingresso, trovando moglie e marito intenti a pulire il muro dagli schizzi di sangue.
I due, un uomo e una donna, rispettivamente di 35 e 30 anni, genitori di tre figli e in attesa del quarto, sono stati dunque trasferiti negli uffici della Mobile.
Domenica, nel corso della sua confessione davanti al Pubblico Ministero Nespola e agli uomini della mobile, la donna avrebbe detto di aver fatto “tutto da sola” colpendo ripetutamente la testa di Santini con un mattarello. Stando al racconto della donna, l’uomo dopo aver chiesto il pagamento di alcune rate di locazione, avrebbe fatto delle avances alla stessa che, indignata, l’avrebbe poi colpito, uccidendolo. Il marito l’avrebbe soltanto aiutata a ripulire l’appartamento dopo l’omicidio.
Secondo gli inquirenti, tale versione, è tutta da verificare.
I residenti della zona hanno poi protestato rabbiosamente gridando a gran voce di non volere più romeni nei propri stabili. Alcuni addirittura hanno dichiarato: “altro che ronde. Ci penseranno i nostri figli a fare giustizia”.
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