

Chiesta la tutela del Ministero della Cultura per lo storico simbolo del cinema romano
C’era un tempo in cui il profilo sinuoso, geometrico e inconfondibile del Kursaal era molto più di un semplice impianto balneare: era il biglietto da visita internazionale dell’intera costa romana.
Il celebre trampolino circolare progettato dal genio di Pier Luigi Nervi, le stagioni estive animate dalla dolce vita capitolina, le cabine e le piscine immortalate nelle pellicole dei più grandi registi italiani sono rimasti impressi per generazioni nell’immaginario collettivo dei romani.
Oggi, invece, quel monumento all’architettura balneare del Novecento è lo specchio fedele di un lento e desolante declino.
Tra cemento armato corroso dal sale, i colpi violentissimi delle ultime mareggiate e anni di totale inattività, lo storico stabilimento di Ostia è diventato il centro di una dura interpellanza parlamentare alla Camera, presentata dal deputato di Fratelli d’Italia Luciano Ciocchetti.
L’obiettivo è spingere il Governo a un intervento di massima urgenza per sottrarre il complesso a un destino di definitivo abbandono.
Al centro del degrado del Kursaal c’è il più classico dei nodi burocratici che paralizzano i beni pubblici.
L’area demaniale appartiene formalmente allo Stato, ma le competenze sulla gestione e sul rilascio delle concessioni balneari sono state delegate a Roma Capitale e al Municipio X.
Un rimpallo di responsabilità che, secondo Ciocchetti, ha scavato un solco profondo nel piano di manutenzione della struttura, accelerando il deperimento di un sito che è parte integrante dell’identità del litorale.
La parabola discendente dello stabilimento ha subito una tragica e brusca accelerazione dopo la drammatica scomparsa di Saverio Piccioni, storico patron e anima del Kursaal, morto nel 2023 a seguito di un incidente stradale.
Lo stabilimento è rimasto aperto solo fino al termine di quella stagione estiva. Da allora, i cancelli non sono mai più stati riaperti, la concessione è scaduta senza essere rinnovata e la struttura è rimasta priva di custodi.

Le ragioni che hanno allontanato i grandi investitori privati dal Kursaal sono visibili a occhio nudo passeggiando sulla battigia di Ostia Levante. L’erosione costiera ha letteralmente divorato l’arenile, riducendo la spiaggia a pochi metri di sabbia.
La forza del mare ha sventrato e distrutto la prima fila delle cabine storiche, mentre l’assenza di sorveglianza ha spianato la strada a saccheggiatori e vandali, che hanno devastato gli interni, gli uffici e i locali della ristorazione.
Davanti a costi di ristrutturazione e messa in sicurezza stimati in milioni di euro, gli operatori economici che inizialmente avevano accarezzato l’idea di rilevare la gestione si sono progressivamente tirati indietro.
Per questo motivo, l’iniziativa parlamentare punta direttamente al Ministero della Cultura, chiedendo il vincolo definitivo per riconoscere il Kursaal come bene di rilevante interesse storico e identitario nazionale.
Una mossa che sottrarrebbe le sorti di Nervi alle sole finanze capitoline, inserendo lo stabilimento in una ricognizione speciale dei patrimoni architettonici costieri da salvare con fondi statali.
L’interpellanza chiama in causa anche il Ministero dell’Economia e l’Agenzia del Demanio per verificare quali strumenti finanziari d’emergenza possano essere attivati per blindare l’immobile.
Ma c’è anche un tema pressante che riguarda la sicurezza e l’ordine pubblico: il Kursaal rischia di trasformarsi in un enorme cantiere occupato abusivamente.
Ciocchetti ha chiesto formalmente l’attivazione della Prefettura di Roma per avviare una bonifica profonda dell’area e predisporre recinzioni anti-intrusione.
Mentre i ministeri studiano i faldoni della pratica, il capolavoro di Nervi resta lì, sospeso sul mare di Ostia. Le sue linee geometriche continuano a sfidare le onde, in attesa di un progetto che trasformi la memoria in futuro.
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