Pasolini a Roma est, trent’anni dopo

Giornata di studi all’Università di Tor Vergata l'8 novembre. Letture brani degli studenti del liceo Benedetto Croce

Presso l’auditorium dell’Università di Tor Vergata, l’8 novembre si è svolta un’interessante giornata di studi sul tema “1975-2005. Pasolini a Roma (ancora) oggi”, promossa dalla Facoltà di lettere e filosofia, dalla Cgil Roma Est e dai Municipi V, VII e X che è riuscita pienamente nel suo intento di approfondire il particolarissimo rapporto tra lo scrittore e la realtà di Roma Est, senza scadere nella commemorazione, ma ricordando e al tempo stesso tenendo aperta una prospettiva fiduciosa nel futuro.
Molto opportunamente sono stati letti dagli studenti del Liceo scientifico Benedetto Croce brani di opere di Pasolini che hanno fatto da contrappunto alle relazioni che nulla hanno concesso alla retorica, attenendosi al tema assegnato.

Il Preside della Facoltà Franco Salvatori ha ricordato gli aspetti salienti della vicenda umana di Pasolini “uomo di scandalo, uomo di cultura”. Il conduttore della giornata di studi il prof. Rino Caputo, annunciando la decisione di pubblicare gli atti del convegno, ha tenuto a precisare che il suo tema ridotto, ma non riduttivo, consente di lumeggiare cosa rimane vivo di Pasolini oggi in una fetta del territorio di Roma da lui privilegiata.

Marina Formica, docente di Storia Moderna, ripercorrendo le vicissitudini romane di Pasolini (il suo stato di povertà negli anni cinquanta, l’insegnamento a Ciampino, il suo rapporto viscerale con le borgate romane, dopo quello precendente con le campagne friulane) ha sottolineato la sua scelta consapevole di “stare dentro l’inferno con la marmorea volontà di capirlo”.

Il segretario generale della Cgil di Roma Est Ernesto Rocchi, ha ricordato la singolare coincidenza del trentennale della morte di Pier Paolo Pasolini e del Centenario della Cgil, ha ripercorso i temi delle sue polemiche e provocazioni profetiche, ha invitato a non chiedersi cosa farebbe o cosa penserebbe Pasolini dei problemi e delle contraddizioni di oggi, un esercizio vano, considerando il suo carattere permanentemente imprevedibile.

Maria Grazia Bonanno, docente di letteratura greca e classica che ha affrontato il tema “Pasolini e la periferia dell’antico” ha concluso con la considerazione che Pasolini deve ancora essere studiato. Su Pasolini e il cinema si sono soffermati Adriano Aprà, maggiore storico del cinema italiano, che ha testimoniato il suo rapporto privilegiato di collaborazione con il poeta-regista e Giovanni Spagnoletti, docente di storia e critica del Cinema sull’eredità cinematografica di Pasolini, contrassegnata da ben 33 processi subiti.

E’ stato tutto incentrato su Pasolini e sulla forza della sua poesia l’intervento (sottolineato da un prolungato applauso finale) di Arnaldo Colasanti, condirettore della rivista “Nuovi Argomenti”.

Il presidente del V Municipio Ivano Caradonna, studioso di cose pasoliniane, ha ribadito il legame di Pasolini con il territorio di Roma est, le differenze tra la Roma misera delle borgate di Pasolini e quella odierna (dopo il risanamento delle borgate e dei quartieri poveri della periferia oggi molto diversa da quella di allora). E tuttavia, citando un brano tratto da “Le belle bandiere” in cui Pasolini affronta il tema degli emigrati dal sud, “i non residenti” del 1962, ha evidenziato le forti analogie con la condizione degli emigrati stranieri, abusivi per forza e in cerca di residenza e lavoro nella Roma di oggi. Ha pure affermato che se le periferie romane non sono come quelle in fiamme di Parigi è perché c’è una forte tenuta dell’associazionismo, del sindacato ed interventi sul sociale del Comune e dei Municipi, anche se minacciati da improvvisi tagli governativi che sottraggono risorse destinati ad interventi nel sociale, soprattutto in periferia.

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