

All’università di Roma Tre l'incontro sugli strumenti adatti per la riforma
Si è svolto a Roma nel pomeriggio del 27 settembre presso la facoltà di economia “Federico Caffè” dell’università Roma Tre l’importante convegno organizzato da Confservizi Lazio dal titolo “La nuova regolazione dei servizi pubblici locali. Concorrenza, industrializzazione, sussidiarietà”.
Il meeting si è tenuto a ridosso della finanziaria 2007 per discutere il progetto governativo di riforma dei servizi pubblici locali e per mettere al centro dell’agenda politica una loro modernizzazione così da incrementare le capacità competitive delle aree territoriali e del sistema paese. Vi hanno partecipato Marco Causi, assessore politiche economiche e finanziarie Comune di Roma, Guido Fagiani, Rettore dell’Università Roma Tre, Giuseppe Labarile, Presidente Confservizi Lazio, Luigi Nieri, assessore politiche economiche e finanziarie regione Lazio e Antonio Rosati assessore politiche economiche e finanziarie provincia di Roma.
Ha aperto l’appuntamento il presidente della Confservizi Lazio Giuseppe Labarile che nella sua relazione introduttiva non ha nascosto le personali preoccupazioni sugli “effetti di qualità dei servizi nello sviluppo locale”, in modo tale da incrementare il miglioramento qualitativo, il mercato e la concorrenza, evitando le fin troppo facili occasioni di business.
Labarile ha perciò auspicato il varo di una seria politica di liberalizzazione e di industrializzazione poiché oggi i servizi pubblici rappresentano un fattore decisivo di sviluppo. “La regolazione”, ha espresso con forza Labarile, “è buona quando è efficace, difende i diritti dei consumatori e supporta lo sviluppo dei mercati effettivamente competitivi”.
Nella sua relazione il presidente di Confservizi Lazio si è dimostrato molto soddisfatto della proposta di riforma del ministro Lanzillotta per l’adozione di un codice degli enti locali collegato alla legge finanziaria, proponendo peraltro un percorso di industrializzazione fondato sulle unioni ed “introducendo incentivi all’aggregazione delle gestioni e alla crescita dimensionale che spingano gli enti locali proprietari delle imprese a condividere la proprietà con altre amministrazioni pubbliche”.
Il ministro Lanzillotta ha aperto il suo intervento sottolineando la necessità di promuovere una vera e propria “rivoluzione culturale”, affermando che la novità delle politiche amministrative deve essere quella di mettere al centro il cittadino-utente non solo spostando l’ottica dal punto di vista interno delle amministrazioni a quello del destinatario utente, ma ridefinendo e ampliando la stessa nozione di servizio pubblico locale.
Il ministro sottolinea perciò l’importanza dell’ente locale come ente primario della comunità, basato sulle regole della concorrenza, un concetto entrato ormai a far parte del centrosinistra.
“In altri paesi del mondo – commenta il ministro – il settore pubblico è un settore terziario avanzato, noi vogliamo renderlo moderno. Vogliamo un’industria dei servizi a costi più bassi, che metta il cittadino al centro” e auspica, perciò, un mercato concorrenziale dove imprese pubbliche e private competeranno tra loro e dove sarà l’ente locale a definire le caratteristiche del soggetto erogatore.
Ma per fare ciò si necessita che gli enti locali siano attenti gestori. “Ed è proprio questo, – ammonisce il ministro – il terreno su cui le amministrazioni e gli enti locali devono fare un salto di qualità”.
Chiare anche le parole dell’assessore alle politiche economiche e finanziarie Marco Causi: “il settore pubblico è arretrato e inefficiente, va rinnovato”.
Si è definito inoltre “perplesso” Luigi Nieri, assessore delle politiche economiche e finanziarie della regione Lazio, che spera in una maggiore partecipazione degli enti locali e in un minimo di riflessione sugli interventi di privatizzazione messi in atto nel paese.
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