Perché non andrò a vedere il film su Berlusconi

La bravura di Sorrentino non la metto in discussione. E’ uno dei più bravi registi cinematografici del momento. Non so perché abbia avvertito la voglia di dedicarsi a tratteggiare un personaggio, ormai in declino, del quale abbiamo dovuto subire la vita politica e privata per più di vent’anni, oltretutto già sfruttata cinematograficamente a chiare lettere o, così come in più di un’occasione, apparso sotto forma di personaggi criptati e camaleontici che gli assomigliavano troppo.

Se non nel ’94 – quando andò in TV a recitare una parte teatrale delle sue migliori, sottoscrivendo il contratto con gli Italiani dal notaio Vespa – il Berlusconi politico lo avrebbe dovuto aver chiaro chi, dotato di un briciolo di capacità nell’osservare e valutare, andò a votare nel 2001, allorché l’ancora Cavaliere si ripresentò per guidare il  governo.

Invece no. Il popolo esultante abboccò di nuovo alla sua capacità affabulatoria di barzellettiere, ma anche di volpe politica, capace di fare apparire verde quello che, con tutta evidenza dei non daltonici, era inequivocabilmente giallo. E allora, avanti con leggi ad personam! Abolizione del reato di falso in bilancio e quant’altro potesse garantire la salvaguardia della sua figura di efficiente imprenditore e delle aziende facenti capo alla famiglia.

Lo sconquasso nella sua vita privata, a seguito del fallimento del secondo matrimonio, con l’avvento delle draghine alla sua corte, è ciò che ci riguarda meno, in veste di cittadini elettori e non di fustigatori morali. E’ fuor di dubbio, però, che si sia trattato di una pagina squallida, nella quale si può leggere il comportamento strafottente e buzzurro da parte di colui che pretendeva ancora di essere il rappresentante politico del Paese. Un comportamento alla stregua del Marchese del Grillo, allorché sancisce ai compagni di bagordi che qualunque azione sconveniente lui se la può permettere, gli altri no: perché io so’ io e voi nun siete …

E’ da qui che inizia la frattura col suo elettorato, composto da troppi perbenisti e bigotti, per di più invidiosi di ciò che lui poteva permettersi e loro no.

Tutto quanto sopra, molti di noi lo hanno già vissuto e sofferto, truffati con rabbia e delusione, sottomessi al volere della maggioranza dei votanti che, finora, nella storia repubblicana dell’Italia ha scandito e legittimato l’avvento di chi ha voluto e potuto governare.

Oggi, andare a vedere chi artisticamente e, magari anche con molta capacità narrativa, riporta il passato attraverso immagini, anche sublimi, mi farebbe troppo male. Preferisco mantenere chiaro l’ordito storico che da solo mi sono costruito negli anni, piuttosto che trascorrere due puntate cinematografiche a girare il coltello nella piaga. Il berlusconismo non è ancora storia; il malessere è ancora troppo vivo per essere lenito, riposto nel dimenticatoio e riletto come una pagina del passato.

No, quattro ore di rivisitazione di un vissuto fastidioso e poco edificante, per me sarebbero insopportabili. Ho già troppo amaro in bocca per quanto ci sta regalando il presente, che non ho alcun desiderio di tuffarmi in un recente passato, altrettanto deprimente.

Spiacente, con tutta l’ammirazione per Sorrentino e il cast al completo dei bravissimi attori che di sicuro affrescano e nobilitano il racconto.

Ettore Visibelli

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