Pnl & Sanità. Comunicazione medico-paziente

Il libro presentato il 16 giugno presso l’Hotel del Senato

Ridurre le spese del servizio sanitario pubblico è possibile, anche passando attraverso la “comunicazione efficace” tra medico e paziente. È quanto sostiene Claudio Pensieri, ricercatore e formatore nell’ambito della comunicazione sanitaria, nel suo ultimo libro “Pnl & Sanità. Comunicazione Medico-Paziente” (edizioni Nlp International Ltd, 2009), presentato martedì 16 giugno presso l’Hotel del Senato di piazza della Rotonda, vicino al Pantheon. L’occasione è stata proficua per parlare di programmazione neuro linguistica (Pnl), di bioetica e delle tematiche legate al fine vita, riportate in auge dopo la recente vicenda di Eluana Englaro.

Sul fine vita

Oggi il dibattito in parlamento è molto attivo su questa tematica, per arrivare a una legge che potrebbe dare indicazioni ai medici, ai familiari e anche ai pazienti che si trovano in stato vegetativo più o meno profondo. “I recenti studi scientifici effettuati in questo campo non consentono di dare una definizione di sofferenza – sostiene Claudio Pensieri – In base alle ultime ricerche, il paziente che si trova nelle condizioni di inabilità fisica e chiede l’eutanasia non lo fa perché prova dolore, ma perché si sente di peso per la famiglia oppure abbandonato e solo”.

In sostanza la sofferenza fisica sarebbe solo in minima parte il motivo per cui un malato arriva a chiedere il suicidio assistito, che tra l’altro in base all’attuale legge italiana rientra nell’ambito del codice penale. “Partendo dal presupposto studiato in Pnl che il responso della comunicazione è nel feedback che se ne ottiene – prosegue l’autore di “Pnl e Sanità” – sappiamo che anche una persona in stato vegetativo può comunicare, magari solo con un battito di ciglia. Se Beppino Englaro avesse avuto fiducia nei medici di sua figlia, se in sostanza ci fosse stata un’efficace comunicazione medico – paziente, non so cosa avrebbe scelto per Eluana”. Il malato in simili condizioni non dovrebbe allora essere considerato un “corpo vuoto” perché la sua coscienza c’è, anche se è presente su un altro piano, e l’esperienza di uno stato vegetativo può essere un insegnamento sia per la sua famiglia che per chi ne viene a conoscenza. “Eluana, più o meno consapevolmente, è andata ben oltre al solo messaggio destinato alla sua famiglia – spiega Pensieri – è riuscita a smuovere il paese sulla tematica del fine vita. La legge in ogni caso serve, ma si occupa solo degli effetti. Quello che intendo fare con il libro che ho scritto è fornire degli esercizi semplici da effettuare su base quotidiana, che sono indirizzati in primis agli studenti di qualsiasi ambito sanitario”.

Comunicazione medico – paziente

La fiducia che si instaura tra medico e paziente può scaturire da diversi fattori, compresa la consapevolezza dell’operatore nell’instaurare un rapporto con la persona che sta visitando, anche nel giro di pochi minuti e usando al meglio il tempo a disposizione. “L’ideale è che il medico parli la stessa lingua del paziente, usandone gli stessi predicati e spiegando anche i motivi per cui prescrive o meno una determinata cura o analisi – insiste il ricercatore – . La mancanza di fiducia nel proprio dottore porta i pazienti a chiedere un secondo parere, oppure ripetere analisi costose per il sistema sanitario. Questo è causa di sprechi che si aggirano intorno al 30% di tutto il debito nella sanità italiana”. Qualsiasi azienda sa che investire in una comunicazione efficace migliora la produzione e la vendita. Eppure non sono ancora stati quantificati i soldi persi dal sistema sanitario italiano, come negli ospedali. Per esempio: un paziente arriva in un nosocomio alla ricerca di un reparto che spesso, a causa dei turn over, ha cambiato edificio. Manca anche un’adeguata segnaletica, di conseguenza chi entra cerca qualcuno a cui chiedere indicazioni, rivolgendosi spesso a un medico. Quanto tempo e quindi quanti soldi spende un professionista a dare indicazioni, piuttosto che a fare il suo lavoro? Ecco che, allora, il Governo invece di investire sulle cause (come avviare un rapporto di fiducia medico – paziente, migliorare la burocrazia interna e la comunicazione delle aziende sanitarie), taglia sugli effetti: si può arrivare così a uno dei primari dell’ospedale Sant’Eugenio dell’Eur che, prima di andare a lavoro, dice alla moglie “anche oggi vado in trincea” e passa in farmacia a comprare le garze che mancano nel suo reparto. “Si crea in questo modo un circolo vizioso che potrebbe essere ristrutturato con una semplice terapia per il medico che andrebbe a lavorare con un diverso stato emotivo, più adatto a svolgere le sue mansioni – conclude Claudio Pensieri – Il mio libro è una base da dove partire per sviluppare forme di comunicazione sanitaria più specifiche, ad esempio su come comunicare una diagnosi infausta in un reparto oncologico. Si tratta di cominciare con gli studenti che a loro volta avranno centinaia di pazienti, diventeranno primari e dirigeranno i reparti degli ospedali italiani. In ogni caso la comunicazione non deve soppiantare altri insegnamenti, ma essere “integrativa” e non “sostitutiva” delle qualità tecniche, diagnostiche e terapeutiche del medico: comunicazione efficace e terapia efficiente devono quindi andare di pari passo”.

Migliorare la comunicazione medico – paziente è allora l’inizio di un circolo virtuoso: porta a un servizio efficiente, a persone soddisfatte che si fidano del loro medico, completano il ciclo di terapie e non chiedono altre analisi o secondi pareri per rassicurarsi e, prima di mettere fine alla vita di un figlio, ci pensano almeno due volte. Alla presentazione del libro “Pnl & Sanità. Comunicazione Medico – Paziente” erano presenti anche il sottosegretario al Ministero della Salute, Welfare e Lavoro, onorevole Eugenia Roccella e l’onorevole Paola Binetti.

 

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