

Continua l'impegno per il NO al referendum del 25 giugno sulle modifiche alla Costituzione
Continua la campagna in difesa della Costituzione lanciata dalla Cgil in occasione del referendum del 25 e 26 giugno 2006.
Per ribadire l’importanza di votare NO ad una proposta che mina i diritti dei lavoratori, la Cgil Pomezia-Castelli-Colleferro-Subiaco ha organizzato per il 25 maggio, un attivo generale dei delegati alle ore 9,00 all’Hotel Selene di Pomezia, alla presenza del Presidente Onorario della Corte di Cassazione, l’On. Ferdinando Imposimato.
Ivana Galli, segretaria Generale della Cgil Pomezia, nell’annunciare la presenza di Imposimato, ricorda le ragioni del No al referendum: “Il 25 e 26 giugno si terrà il referendum confermativo sulla proposta di revisione costituzionale voluta dal governo Berlusconi. Non sfugge a nessuno l’importanza e la delicatezza che questo appuntamento assume, per la difesa della Costituzione Repubblicana nata dalla Resistenza, ma anche per le implicazioni di carattere sindacale che la “devoluzione“ prefigura e in considerazione dell’esito elettorale di aprile. La CGIL nel suo insieme è fortemente impegnata per impedire che tale revisione prevalga alla consultazione referendaria. Un impegno che, per quanto riguarda il nostro Comprensorio, si traduce in iniziative pubbliche e assemblee nei posti di lavoro il cui calendario è in via di definizione.
Faccio mie le dichiarazioni di Carlo Ghezzi, Presidente della Fondazione Di Vittorio, sui perché storici e sociali di questo NO. L’affermazione che apre la nostra carta costituzionale, “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”, rappresenta l’approdo più alto al quale è giunta la democrazia italiana nel secolo che abbiamo alle spalle. Un secolo nel corso del quale la Cgil, la più importante organizzazione dei lavoratori del nostro paese, ha dato un grande contributo al progresso civile e sociale dell’Italia. Quell’approdo così significativo fu raggiunto grazie al contributo delle forze del lavoro, agli scioperi attuati nel marzo del 1943 e del 1944 che diedero un colpo poderoso al fascismo.
Il lavoro fu, in quella difficile fase storica, uno dei pochi soggetti idonei a una legittimazione democratica e nazionale di un paese che si sedette ai tavoli di trattativa circondato da profonde riserve e con pochi titoli di credito tra le mani. La Resistenza e il lavoro permisero a De Gasperi di sedersi con dignità al tavolo della pace a Parigi nel 1947, nonostante l’Italia fosse stato uno dei paesi promotori della guerra. Sessanta anni fa, il 2 giugno del 1946, gli italiani, chiamati al referendum istituzionale, scelsero la Repubblica contro la monarchia ed elessero l’assemblea costituente che elaborò e promulgò la Costituzione. Uomini come Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi, Oreste Lizzadri, i segretari generali della Cgil rifondata nel 1944 dal Patto di Roma, diedero in tal sede il loro appassionato e prezioso contributo. La Costituzione fu un compromesso istituzionale nel quale la dignità del lavoro, riscattata dal valore di merce, divenne garanzia della rinascita democratica del paese e fattore dello sviluppo complessivo della società.
La maggioranza di centrodestra che ha governato il paese, e che ha perduto le recenti elezioni politiche, ha tentato di destrutturate quelle conquiste e quegli approdi, cerca di cambiare la Costituzione, di svellerne sia le radici sociali che il sistema di valori sul quale è stata costruita. Lo affermiamo con fermezza e denunciamo, senza pregiudizio alcuno, il crescere di pericoli reali di stravolgimento della democrazia e della coesione nazionale con una devolution che frantuma e segmenta i diritti civili, le tutele contrattuali, rende diseguali i diritti che riguardano le condizioni fondamentali delle persone, con un’intelaiatura istituzionale che rafforza il ruolo del premier, indebolisce gli istituti di garanzia, a partire dalle prerogative del presidente della Repubblica, punta parossisticamente sulla governabilità, limita la partecipazione e con essa il ruolo dei corpi sociali intermedi. Si è scelto di minare l’unità del paese. Anche per questo i sindacati confederali si schierano tra i sostenitori più convinti della Costituzione e dei suoi princìpi”.
Cgil Pomezia-Castelli-Colleferro-Subiaco
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