

Le vittime venivano anche costrette a spogliarsi di scarpe e vestiti e subire altre angherie
I dintorni del centro commerciale Porta di Roma erano il terreno di caccia di tre teppisti metropolitani poco più che adolescenti, dediti a violenze e rapine – particolarmente odiose per la modalità con le quali venivano compiute – ai danni di ragazzi loro coetanei ma anche più grandi.
I tre sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto per i reati di rapina, sequestro di persona e violenza privata al termine di indagini compiute dal Commissariato San Basilio della Polizia di Stato.
Ai poliziotti del dottor Adriano Lauro nei giorni scorsi si erano rivolti due ragazzi che, dopo aver saltato la scuola, volevano trascorrere una mattina tra le vetrine della galleria commerciale. Mentre attendevano che lo shopping center aprisse sono stati avvicinati dai tre, che li hanno costretti a seguirli nel parcheggio sotterraneo dove si sono fatti consegnare cellulari e portafogli. Non contenti di questo, i tre hanno condotto le loro vittime in una zona isolata dove li hanno costretti a spogliarsi di scarpe e vestiti di marca e a indossare quelli di scarsa fattura dei loro aguzzini. A questo punto i due malcapitati temevano un pestaggio, ma il tocco finale a questo incubo di angherie, minacce e umiliazioni è stato un altro: hanno avuto viso e mani imbrattati con disegni volgari tracciati a pennarello.
L’impudenza dei tre carnefici è giunta al punto di riprendere tutto ciò con le telecamere dei telefoni sottratti alle loro vittime, che si è rivelata però un errore fatale: gli investigatori del Commissariato San Basilio, messisi sulle loro tracce anche grazie alle immagini dell’impianto a circuito chiuso del centro commerciale, li hanno bloccati il giorno dopo mentre stavano aggredendo un altro minore indossando proprio i vestiti sottratti alle prime tre vittime e tenendo in tasca i cellulari con le immagini delle vessazioni loro inflitte.
Da un controllo effettuato nelle loro abitazioni sono stati inoltre rinvenuti altri oggetti provento di furto. Come non bastasse, i tre sono stati anche riconosciuti da una ulteriore vittima della loro attività predatoria.
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