

Un articolo di Vittorio Emiliani su un interessante studio di Aic e Associazione Borgate
Pubblichiamo qui di seguito un interessante articolo di Vittorio Emiliani, apparso sul sito www,carapella.it, dal titolo "La solitudine dei borgatari:Poveri no, isolati sì" su uno studio dell’Aic e dell’Unione Borgate sulle periferie di mezzo: città/non città, villettopoli con 337 mila abitanti ma pochi servizi e basse aspettative sociali. E i partiti dove sono?
Al posto di una piazza ove incontrarsi, socializzare,chiacchierare al bar o in un circolo, hanno solo il centro commerciale e lì sono costretti ad andare.Non per comprare, per lo più, quanto almeno per vedersi. Una città/non-città, dunque. Sono gli abitanti attuali delle ex borgate abusive romane, ben 337.600, quasi una città come Firenze. Come vivono?
Soddisfatti della proprietà di una casa, sovente una villetta con tanto di recinzione, palme (e magari Sette Nani), spesso individualisti, molto più giovani della media romana, ma profondamente scontenti dello stato dei servizi di ogni genere: culturali, sociali, commerciali. Ritengono di stare meglio degli abitanti di tanti casoni di edilizia popolare e però avvertono di essere esclusi dalla città vera, dalla Roma dei cinema, dei teatri, della musica, dei pub, dalla Roma «dove si vive». È infatti dalle periferie che affluiscono i giovani nei centri storici, identificati in tutta Italia come «la città». Per Roma piazza del Pantheon o Campo de’ Fiori, a seconda delle mode.
Finalmente una ricerca minuziosa sul campo, con tante interviste – coordinata per l’AIC (Associazione Italiana Casa) e per l’Unione Borgate da Enzo Proietti capo di una numerosa equipe – ha raccolto e organizzato i dati di base per capire cos’è successo nelleborgate abusive negli ultimi 25-30 anni.
Un lungo lasso di tempo che scandisce la disattenzione politica su borgate che elettoralmente furono “rosse” per decenni, poi “bianche”, infine “nere” o “azzurre” . «E dove noi, adesso, non tocchiamo palla», commenta amaro Proietti. Una sterminata villettopoli che si è mangiata quasi 12.000 ettari liberi, il doppio della Roma ricompresa entro l’anello ferroviario, un decimo secco dell’attuale superficie del Comune. Con una tale dispersione molecolare che è difficile portarvi i servizi (pur dopo aver investito somme enormi, con le giunte Argan Petroselli e Vetere, per dar loro luce, acqua, gas, fognature). Mille ettari poi sono stati “consumati” con casette sparse nel modo più disperante.
I terreni agricoli veri sono così diventati ben pochi. Sono lande abbandonate in attesa di nuovi abusi edilizi.Che non riguardano – va ribadito – situazioni “di necessità”, cioè povera gente, ma famiglie che hanno i soldi per costruire una villa da quattro appartamenti (due da vendere o affittare), al di fuori di ogni regola, con imprese “al nero”, legate al racket, magari nelle zone archeologicamente e paesaggisticamente più pregiate: qui sono “ospitati” il 27 % dei complessi archeologici della provincia e quasi la metà dei siti archeologici (molti da scavare).
Le zone ex abusive sono quelle che hanno meno scuole superiori, meno cinema-teatri-auditorium (va meglio per discoteche e impianti sportivi), meno banche e ospedali, meno imprese (a parte quelle edili).
Per cui la «lontananza dalla città» pesa su 70 su cento di loro. Insomma «i residenti sono costretti a spostarsi da casa per qualunque esigenza», lavoro, scuola, tempo libero, passando ore in auto o sui mezzi pubblici. «Siamo borgate,non quartieri», protestano.
«Poveri no, esclusi sì». Però continuano a vedere nei grandi quartieri popolari i luoghi del caos, della criminalità, dell’inquinamento.
Che fare? La ricerca propone di «partire dall’alleanza con gli abitanti più giovani», che hanno progetti di vita. Per riprendere un’idea forte di pianificazione che passa anche dall’accorpamento in ragionevoli condomini di troppe e troppo piccole, sparse, unità abitative alle quali i servizi non si possono proprio portare. Sul piano produttivo bisogna puntare sul trinomio Agricoltura-Artigianato-Turismo di qualità. Tutto ciò esige il ritorno ad un forte impegno politico.
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