Prevenzioni della pedofilia nelle scuole dell’XI municipio

I bambini imparano giocando a difendersi dai molestatori

Simulazioni, verifiche, seminari, sondaggi. Il 5 ottobre 2009, presso la sala consiliare dell’XI Municipio di Roma, alla presenza del Presidente del Municipio Andrea Catarci e di psicologi, medici e Autorità, è stata illustrata l’attività di “Sembra un gioco”, programma studiato per contrastare attraverso la prevenzione il fenomeno della pedofilia.

Il progetto, fortemente voluto da Carla Di Veroli, assessore alle Politiche Culturali Giovanili e Pari Opportunità dell’XI Municipio di Roma, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, vedrà coinvolti 400 bambini delle scuole primarie del medesimo Municipio ed in particolare l’Istituto Comprensivo di via Pincherle e il 45° circolo didattico “Cesare Battisti”, oltre ad alcuni istituti di Montecompatri e Pomezia.

L’obiettivo è quello di informare i bambini sui loro diritti e far sì che siano in grado di riconoscere le violazioni degli stessi, denunciandole a persone di fiducia come le maestre e familiari.
Cinzia Grassi, medico Capo della Polizia di Stato, Coordinatrice del Comitato Tecnico Scientifico dell’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile del Dipartimento per le Pari Opportunità, ha illustrato in via generale le problematiche connesse alla diffusione di comportamenti pedofili anche tramite social network quali Facebook o MSN, considerando la grande diffusione degli stessi anche per i bambini in età scolastica. L’obiettivo è quello di far sì che gli utenti più piccoli di questi strumenti, possano riconoscere le condotte a rischio e denunciarle ad adulti “protettivi”.

Roberta Sacchi, Responsabile scientifico del progetto, ha in vece illustrato punto per punto le attività “La prevenzione si attiva in tre step”. Infatti all’inizio vengono fornite delle schede ai bambini delle scuole interessate, attraverso le quali è possibile controllare degli indici. In una seconda fase si simulano dei giochi di seduzione per giudicare il comportamento dei minori , con relativa verbalizzazione circa la rischiosità di quanto simulato e assegnando dei relativi punteggi. Questo momento viene poi ripetuto per verificare l’efficacia degli insegnamenti. Infine, si chiede ai bambini di illustrare un momento significativo della giornata.

Chiara Camerini, presidente del CEPIC (Centro Europeo sicologia Investigazione Criminologia) ha infine analizzato la questione da un punto di vista psicologico, ponendo l’attenzione sulla personalità del pedofilo, che ha una visione alterata della realtà e una fisionomia non necessariamente deviante e quindi difficilmente riconoscibile.

Un progetto importante, quello di “Sembra un gioco..”, utile per prevenire abusi sessuali nei confronti delle fasce più deboli della società, che non hanno gli strumenti per riconoscere e sottrarsi alle condotte pedofile. Da ricerche effettuate, infatti, è risultato che circa l’80% dei bambini non riesce a sottrarsi alle richieste di sconosciuti, dai modi gentili e accattivanti, che tentano di condurli via.
I dati sono ancora più allarmanti se si pensa che circa il 90% dei bambini non riconosce il confine tra “segreti buoni e segreti cattivi, tra giochi innocenti e giochi da grandi”.
“Anche i docenti avranno qualche informazione in più rispetto a prima, potranno acquisire degli strumenti diversi rispetto a quelli già in loro possesso, che non rientrano nei normali percorsi curriculari e didattici” ha infine aggiunto l’Assessore Di Veroli.

Il progetto avrà fine a gennaio/febbraio con un seminario “di restituzione”, che avrà come scopo quello di presentare e divulgare i risultati ottenuti.

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