Primavera e Banal, le vie natalizie dei presepi artigianali

Nel Sesto municipio il Natale si colora con l’abilità manuale e fantasiosa dei suoi residenti
di Nicola Capozza e Anna Maria Telch - 15 Dicembre 2007

Quest’anno il Natale del Sesto municipio si colora dell’arte manuale e creativa dei suoi abitanti.

Armati di chiodi, martelli, sega, colla, legno, cartapesta, e così via, gli artigiani del presepe fai da te si sono sfidati nell’esporre i loro lavori in alcuni dei luoghi di vita sociale di quartiere.

La toponomastica del presepio artigianale è rappresentata, in particolare, da due strade del (già) Casilino 23: la prima è viale della Primavera, all’interno dell’omonimo Centro Commerciale, la seconda è via Banal, nel giardino condominiale del “palazzo rosso”, realizzato dal Consorzio AIC (Associazione Italiana Casa).

Andiamo in viale Primavera.

Al piano terra all’interno del Centro Commerciale sono esposti ben 46 presepi artigianali e 19 quadri con dipinti che raffigurano scene analoghe.

C’è spesso ressa di bambini e di genitori attorno a queste opere d’ingegno. Sì, d’ingegno, perché si rimane stupiti dell’inventiva e della maestria dei loro autori. (L’entusiasmo e la gioia dei bimbi nel scorrerle con lo sguardo lo stanno d’altronde a confermare).

Con quali altri termini si possono infatti giudicare i presepi esposti ed eseguiti a mano con tecniche e materiali naturali, quali: ferro-ottone, sughero, legno, conchiglie, pietre, pigne, pinoli, bucce di pistacchio e persino di pasta (si, proprio quella che riempie i piatti della cucina nazionale)?.

Per non tacere, poi, la creatività dimostrata nel trovare gli spazi e le dimensioni scelti per contenere i personaggi di Betlemme.

Vanno da una tegola o da una sfera di vetro, a una conchiglia. Oppure, da contenitori rappresentati da una grotta di creta, da una scatola metallica di cioccolatini Mon Cheri o addirittura da una piccola cesta di vimini in sella ad una speciale bicicletta di legno.

Proseguiamo a scorrere la mostra. Un piccolissimo presepe dipinto è immerso in acqua dentro una oliera di vetro e un altro, più impegnativo, è racchiuso nelle mura di un borgo medievale con tanto di torri.

Né vogliamo fare il torto, di non citarle, altre particolari composizioni: la prima delle quali si snoda lungo il sentiero tortuoso che corre attorno ad una specie di torre di Babele; la seconda, veramente originale, è un presepio situato all’ingresso di una modernissima pompa di benzina con annessa officina di riparazione d’auto e di gomme, con tanto di avviso sul muro: “vietato fumare”!.

Entriamo ora nel condominio di via Banal, 20.

Fa un certo effetto scorgere, di fronte alla scala D e ai piedi di un palazzone di 10 piani, un’area di giardino di circa 50-60 mq occupata da statuine, re magi, capanne, torri, pastori, pecorelle, alberi e piante, ecc… Tutto rigorosamente illuminato e decorato con i colori dell’inverno e della tradizione.

Il condominio, ma è più esatto definirlo “la comunità” (visto il rapporto, anche affettivo, che lega da oltre 30 anni i soci della cooperativa), quest’anno ha infatti inaugurato, con un brindisi all’aperto, il nuovo presepio in questione, rendendolo più bello e grande rispetto a quello degli anni precedenti, grazie ad un appassionato lavoro artigianale di squadra di alcuni volenterosi.

Per vederlo, basta appunto attraversare l’area interna condominiale, magari prima (o dopo) di recarsi all’ufficio postale accanto.

Volendo concludere queste note, le esperienze raccontate portano il cronista ad accennare a una riflessione (laica) più generale, che fa salva ovviamente quella di carattere religioso .

Come mai, malgrado tutte le speranze che si nutrono nella modernità e nelle nuove tecnologie, oggi si sente comunque ancora il bisogno di riunirsi attorno ai riti della nostra tradizione?

Tentiamo una risposta: forse il senso d’incertezza nel futuro (indubbiamente più forte in questi ultimi anni) ci porta di più a ritrovarci attorno ad alcuni valori condivisi che rischiamo di perdere, uno di questi è quello del concetto di comunità, che il presepe, in certo qual modo, rappresenta.

Se è vero, infatti, che alcuni istituti economici e sociali hanno di recente emesso analisi impietose sullo stato poco felice del nostro Paese (definito una “mucillagine”, un “magma indistinto”, ecc…), come abbiamo visto c’è in compenso una buona parte della società che esprime al contrario risorse e doti virtuose da valorizzare.


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