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Progetto Ampliarete: incontro a Roma il 14 giugno

Tra la Federazione nazionale ACISJF e i volontari da novembre in Calabria, Sicilia e Sardegna impegnati nell'iniziativa

È arrivato finalmente il momento di incontrarsi e di conoscersi. I volontari che da novembre in Calabria, Sicilia e Sardegna si sono impegnati nel Progetto Ampliarete incontreranno la rete Nazionale dell’ACISJF, Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane, il 14 giugno a Roma presso la Casa Maria Immacolata, in Via Ezio 28. Si tratta dell’evento centrale del Progetto AMPLIARETE che mira all’Ampliamento e al  rafforzamento della rete Nazionale ACISJF nelle regioni meridionali, con il sostegno di Fondazione con il Sud. L’ACISJF ha scelto di collocare il seminario al centro del percorso del Progetto, e non alla fine, proprio per valorizzare la connessione tra le realtà che stanno nascendo e quelle che esistono già. Il Progetto Ampliarete è iniziato coinvolgendo volontari già attivi  o persone interessate a diventarlo attraverso un percorso di partecipazione mirato a capire i bisogni, le risorse a disposizione, e le risposte a tali bisogni nelle tre regioni interessate. A questi sono seguiti dei laboratori ideati per una lettura approfondita dei processi sociali, dei bisogni emergenti e delle risposte di servizio esistenti, e per individuare i possibili interventi da realizzare in rete locale per rispondere ai nuovi bisogni individuati. Dopo l’incontro di Roma, che permetterà di confrontare le esperienze di chi è già impegnato nel volontariato con l’ACISJF e chi ha iniziato da poco a conoscere questa realtà, inizierà la terza fase, quella della scelta. I partecipanti alle diverse fasi del percorso progettuale sceglieranno come e dove orientare il loro agire volontario: impegnarsi in un’associazione già esistente, o formare un nuovo gruppo che aderisca e faccia propri i valori e la mission di ACISJF. Durante i primi incontri del Progetto Ampliarete in Sardegna è emersa l’emergenza giovani: una serie di tematiche che vanno dai problemi dell’adolescenza a quelli della disoccupazione giovanile. Durante i laboratori che sono seguiti a questo tema si è aggiunto quello della condizione delle donne: ci si è soffermati sul ruolo delle madri che non riescono a sopperire a questo disagio, e che spesso si sentono inadeguate o impreparate ad accogliere, interpretare e comprendere l’emotività che i figli restituiscono loro. Altro argomento trattato è quello delle situazioni di difficoltà delle neomamme. In Sicilia sono emersi soprattutto i problemi delle donne delle periferie del messinese, che vivono in quartieri ad alto rischio di criminalità, appartengono a famiglie molto problematiche e molto spesso diventano vittime di violenze da parte dei propri mariti. Sono donne che hanno un background culturale molto povero, devono badare a figli che presentano molte difficoltà e far fronte a problemi economici. Tra queste ci sono anche le donne straniere, con problemi molto simili, e con in più tutti quelli legati all’integrazione. Si è scelto di concentrarsi su queste donne, che non hanno possibilità di riscatto e di emancipazione, e che continuano a vivere tra modelli educativi non idonei. L’idea è intervenire in questo settore, partendo anche dalle adolescenti e giovani e cercando di dare loro un’educazione diversa. In Calabria è emerso soprattutto il problema del “dopo”, cioè quello che accade ai soggetti più fragili una volta usciti da strutture protette. C’è bisogno organizzare una rete che si occupi dei disabili nella fascia adulta, quelli che hanno più bisogno di aiuto nel momento in cui lasciano i genitori. E c’è l’esigenza di assicurare un sostegno alle donne che escono dalle case di accoglienza. Nei laboratori con cui è proseguito il progetto si è deciso di lavorare su delle soluzioni che possano rafforzare l’autonomia di questi soggetti fragili: donne in uscita da case di accoglienza e gruppi appartamento, donne migranti in arrivo o temporaneamente senza lavoro, donne con disabilità leggera in uscita dalla famiglia, donne con debolezza psichiatrica stabilizzate. L’idea è quella di mettere in pratica tutta una serie di condizioni che possano renderle veramente autonome, attivando un accompagnamento leggero del volontariato. Tra gli elementi che concorrono all’autonomia è stato affrontato quello dell’autosufficienza abitativa pensando, da un lato, di rendere operativa una casa in cui sperimentarla, e dall’altro, di promuovere l’intergenerazionalità per l’autonomia abitativa, realizzando un co-housing con anziani attivi. ACISJF, Associazione cattolica internazionale al servizio della giovane nasce a Torino nel 1902 su impulso del beato Giuseppe Toniolo e di Rodolfo Bettazzi. È una delle prime associazioni cattoliche internazionali e certamente la prima femminile. Oggi ACISJF è un’organizzazione non governativa riconosciuta con statuti speciali presso il Consiglio d’Europa e l’Unesco. ACISJF è oggi presente su tutto il territorio nazionale con 21 Case di accoglienza e comunità per minori per un totale di circa 1.500 posti letto. Circa 8 mila giovani si rivolgono ogni anno agli uffici di stazione e ACISJF offre circa 40.000 pasti gratuiti e si occupa di oltre 20.000 ragazze e giovani donne in gravi difficoltà. I servizi attraverso i quali si tenta di rispondere ai bisogni di oggi sono: case famiglia, segreterie, mense e club, affidi diurni, doposcuola, centri di ascolto e servizi di stazione. Nel 2011 ACISJF presenta a Fondazione con il Sud, che lo sostiene,  il ProgettoAMPLIARETE, con l’obiettivo di rafforzare l’agire volontario nelle regioni Sardegna, Calabria e Sicilia,  attraverso la sensibilizzazione di nuovi volontari, il loro coinvolgimento in un processo di lettura dei bisogni e delle risorse disponibili e l’orientamento verso una mission comune.

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