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Pup a Roma, un business per pochi. Vantaggi per la cittadinanza? In molti casi nessuno

PupPenazzato1All’indomani della promulgazione della legge 122 del 24 febbraio 1989 da tutti conosciuta come la legge Tognoli, chissà quanti romani si saranno illusi di veder diminuire dalle strade e dai marciapiedi cittadini la ormai soffocante presenza delle auto.

Con quella legge si dava la possibilità, attraverso procedure facilitate a realizzare negli immobili sprovvisti posti auto perinenziali da realizzare sotto il fabbricato o in una servitù pertinenziale. Piatto ricco mi ci ficco… si sono immediatamente detti molti costruttori inseriti in altrettante società di costruzione, spesso autentiche scatole cinesi… Come non pensare alle vicissitudini che stanno passando gli acquirenti dei box realizzati sotto il mercato di viale della Primavera.

PupPenazzatoPupPenazzato2A Roma sono sorti numerosi Comitati no Pup che hanno iniziato una dura battaglia contro lo sventramento di piazze, strade per far posto in cambio di modesti oneri concessori e a volte di opere compensative… a manciate di box che tra l’altro quando realizzati non hanno prodotto in superficie nessuno o solo pochi dei vantaggi tanto decantati. Anzi, spesso hanno ridotto il numero dei parcheggi su strada e in qualche occasione anche abbattuto per esigenze cantieristiche decine e decine di alberi ad alto fusto.

Un piano parcheggio quello del Comune di Roma a cadenza triennale, che ha spesso creato più problemi che benefici e questo nonostante la legge in questione all’art. 9 inserisse dei paletti come: a) la durata della concessione del diritto di superficie non può essere superiore a 90 anni – b) Il dimensionamento dell’opera ed il piano economico e finanziario previsto per la sua realizzazione – c) i tempi previsti per la progettazione esecutiva, la messa a disposizione delle aree necessarie e la esecuzione dei lavori – d) i tempi e le modalità per la verifica dello stato di attuazione , nonché le eventuali sanzioni previste per gli eventuali inadempimenti.

E’ dura pensare che le cose siano andate cosi anche per il Pup realizzato in via Dino Penazzato, dove con la concessione n° 2780 del 3 ottobre 1996 la Sco. Plauto Coop.r.l. ha realizzato 56 posti auto automatizzati. Ovviamente non appiamo se la data di inizio lavori 26/5/1997 e quella di fine lavori, 9/3)97 furono rispettate, per deduzione diremmo di si, visto anche che non sembra siano stati fatti addebiti alla Soc. Plauto che fa riferimento all’ing. Abbondanza e visto anche che a questo imprenditore sono state assegnate altre concessioni, come il Pup in via Anagni e il recupero del multipiano di Tor Tre Teste.

Una cosa però la sappiamo con certezza. Il Pup di via Dino Penazzato ha funzionato per soli due giorni…si proprio due. Lasciato al degrado e all’abbandono più assoluto e stato privato di tutte le attrezzature necessarie all’automazione e recentemente è stato anche oggetto in un incendio di probabile origine dolosa.

Nell’area sovrastante il Pup è stata data in concessione anche una occupazione di suolo per un esercizio di frutta e verdura, i residenti riferiscono di un obbligo per il conduttore a mantenere pulita l’area (forse a parziale scomputo del pagamento del tributo) ma a quanto è dato di vedere, cosa mai accaduta o ad essere buoni, eseguita male e con approssimazione.

Ci domandiamo se queste gravi inandempienze fossero di per se sufficienti a procedere alla revoca delle concessioni o almeno alla non concessioni di altre.

Ma si sa su queste tematiche il nostro è davvero uno strano Paese e altrettanto davvero strana è la nostra città.

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