Quarticciolo, dopo il caso di Tor Tre Teste la protesta degli attivisti: “servono servizi e diritti”

L’annuncio: “Nelle prossime settimane torneremo nelle strade"

Il caso dello stupro a Tor Tre Teste, è diventato la miccia che ha riacceso un fuoco mai sopito: quello delle tensioni e delle paure che attraversano il Quarticciolo, quartiere di periferia da anni in bilico tra abbandono e resistenza sociale.

Dopo le richieste di più controlli arrivate dal minisindaco del Municipio V Mauro Caliste e le parole del vicepremier Matteo Salvini, che ha evocato persino la “castrazione chimica”, la voce che arriva ora dalle strade del quartiere è quella degli attivisti del Quarticciolo Ribelle. Una voce che non fa sconti a nessuno.

“Ci parlano di castrazione chimica, ma qui mancano consultori”

Continuiamo a sentire dichiarazioni deliranti – dicono – sulla castrazione chimica o sull’aumento delle pattuglie. Ma in questa città non mancano né il carcere né la polizia: mancano i servizi, le case, i consultori, i centri antiviolenza. Questa è la verità che non si vuole vedere”.

Un attacco frontale, che non risparmia né il Comune né il governo: “Al parco di Tor Tre Teste, a Villa Gordiani, qui al Quarticciolo. Donne che sopravvivono alle urla, alle minacce, ai coltelli. Viviamo in una società che considera la vita delle donne sacrificabile”.

immagine di repertorio

Il modello Caivano nel mirino

Il dito si punta poi contro il cosiddetto “modello Caivano”, il piano di interventi da 20 milioni che dovrebbe arrivare anche a Roma: “Ha fallito prima ancora di iniziaredenuncianoperché a uno stupro si è risposto con propaganda, telecamere, centri sportivi deserti e sfratti. Non importa se ci violentano o se moriamo, importa solo quando diventiamo notizia da prima serata”.

L’alternativa: servizi, case e diritti

Per gli attivisti, l’unica risposta concreta è investire in servizi reali: più centri antiviolenza, consultori a pieno regime, programmi di educazione sessuale nelle scuole, percorsi per ridurre l’impatto devastante del crack, ma anche la regolarizzazione delle famiglie nelle case popolari e l’assegnazione delle abitazioni vuote.

Altrimenti – avvertono – il rischio è chiaro: Violenza moltiplicata per strada e in casa, femminicidi che continuano, uomini frustrati che picchiano le mogli, ragazzini che abusano delle compagne come fanno i loro padri”.

La promessa di nuove mobilitazioni

Il loro piano, spiegano, esiste già. Ma è fermo, paralizzato da “problemi burocratici, incapacità amministrativa ed equilibri da rispettare”.

Da qui l’annuncio: Nelle prossime settimane torneremo nelle strade, alzeremo la voce. Non restituiremo serenità a chi ha subito violenze atroci, ma cambieremo il quartiere solo se avremo la forza di non farci più ignorare”.

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