Quartiere Bologna a rischio attentati terroristici?

Permane la posizione del Comando della GdF nel ritenere la caserma Piave luogo “sensibile” e perdura il “sequestro” di tutti i parcheggi confinanti lungo il perimetro della struttura. Viene confermato, dunque, il “rischio di attentati terroristici internazionali”
Bruno Cimino - 9 Settembre 2019

Se nella riunione del 6 agosto 2019 sembrava ci fosse qualche apertura, da parte dei generali della GdF, sul problema relativo al divieto di sosta e parcheggi nelle strade adiacenti la caserma Piave, in Viale XXI Aprile, in quella del 2 settembre è stato tutto cancellato all’insegna della “sicurezza per pericolo attentati terroristici”.

Per chi non ricordasse l’accaduto, la vicenda ha avuto inizio, nel 2018, con una semplice richiesta da parte dei militari di 30 posti auto in Via Gaetano Moroni da riservare ai propri dipendenti. Siccome quanto inoltrato non aveva trovato l’accoglimento auspicato, la domanda venne riproposta in maniera tale che non solo non si potesse rifiutare, ma che addirittura, per “motivi di sicurezza”, garantisse la chiusura dell’intero perimetro circostante la caserma.

Così, dunque, nell’ultimo incontro, che si è concluso con una fumata nera più scura del buio pesto, a rappresentare i cittadini sono stati, oltre il consigliere comunale Orlando Corsetti, la Presidente del II Municipio Francesca Del Bello. Entrambi, lo stesso giorno, hanno informato gli interessati sulla chiusura totale da parte della GdF ad ogni possibilità di accordo, sottolineando la non disponibilità anche su quel minimo di comprensione dichiarato precedentemente.

In base a quanto manifestato nella riunione organizzata il 6 settembre presso la Sala Cittadina in Via Boemondo,  per trovare qualche soluzione al problema, le preoccupazioni dei residenti sono aumentate in modo esponenziale.

Ma le proposte non sono mancate: è stato attivato l’iter per un ricorso al Tar, sono state predisposte alcune manifestazioni di protesta sine die, volantinaggio continuo  e una serie di tavoli tecnici per monitorare l’andamento di questi impegni e valutare ulteriori soluzioni.

«Non ci fermeremo sino a quando non saranno riconosciuti i nostri diritti», ha dichiarato D.R., uno dei riferimenti, tra i tanti che si sono dichiarati disponibili in questa lotta.

Non ci si poteva aspettare un atteggiamento passivo da parte dei cittadini che, anzi, hanno alzato il tono delle esternazioni quando si è saputo che il Comando Generale della GdF ha ricevuto dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, per la riqualificazione della caserma Piave, la somma di 22.722.392 euro.

«Certo» ha voluto evidenziare un altro, «con una cifra del genere potrebbero costruirsi un’altra caserma nella periferia romana dove sarebbe più facile gestire i rischi di eventuali attentati». B.F. ha dichiarato: «Non si può vivere ogni giorno con l’incubo atti terroristici. Dunque la GdF deve togliere le tende».

Alla manifestazione, organizzata a Piazza Massa Carrara, lunedì 9 settembre, dove è intervenuta nuovamente la presidente del II Municipio Francesca Del Bello con lodevoli intenzioni di risolvere il problema, nonché la consigliera Rita Lattanzi, circa cento cittadini hanno espresso la loro opinione sulla protesta in atto garantendo la quota dei soldi necessari per il ricorso al Tar.

Tutti concordi nel ritenere che la soluzione più ovvia, visto che la presenza del Quartiere Generale in una zona ad altissima densità abitativa mette a repentaglio l’incolumità dei residenti, sarebbe quella di spostare la caserma o gli uffici “sensibili” altrove.

Ma come si chiama quel Ministro che bisognerà ringraziare per aver ordinato questo trasloco?

 

Bruno Cimino

 

Continua la protesta sui parcheggi vietati in zona caserma Piave

La lettera alla Presidente del II Municipio Francesca Del Bello


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