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Rassegna ‘equilibri precari’ al Casale Garibaldi

'Il cinema italiano, i giovani e il lavoro' il 18 maggio in via Balzani

Il 18 maggio, alle ore 21, presso il Casale Garibaldi di via Romolo Balzani 67 (VI Municipio) all’interno della Rassegna “equilibri precari: il cinema italiano, i giovani e il lavoro”, verrà trasmesso il docufilm “Il mio paese” di Daniele Vicari.
L’ingresso è libero per tutti gli iscritti alla rassegna (la tessera viene 1 euro). Sarà, peraltro, in funzione il servizio bar.  

Un viaggio in pullman attraverso l’Italia industriale. Daniele Vicari, dopo Velocità massima e L’orizzonte degli eventi, è tornato al documentario con questo on the road che percorre le strade dell’attuale realtà lavorativa italiana dalla Sicilia al Veneto. Partendo da Gela e Termini Imerese, e passando per la Basilicata e la Toscana, Vicari approda alla triste realtà di Porto Marghera, lasciando spazio ai volti e alle parole della gente comune.
La sua esplorazione della nostra penisola ripercorre in senso inverso il viaggio compiuto da Joris Ivens nel 1960 per il documentario L’Italia non è un paese povero, spaccato di vita dell’Italia dello sviluppo del dopoguerra, commissionato dal presidente dell’Eni Enrico Mattei. Le drammatiche immagini in bianco e nero del lavoro di Ivens, censurate all’epoca dalla Rai (che mandò in onda a tarda notte una versione depurata del documentario), trovano spazio quarant’anni più tardi nel film di Vicari, alternandosi a immagini di strade riprese attraverso il finestrino di un pullman in corsa, squallidi e desolati scenari industriali, e paesaggi ancora incontaminati della nostra terra.
Il regista filma con partecipazione "il suo paese", registrando con discrezione e lirismo le testimonianze della popolazione, e raccontando il lavoro in Italia attraverso immagini sgranate, volti spontanei e genuini e suoni vibranti. Note composte appositamente per il film dall’ex CCCP/CSI Massimo Zamboni che, con la canzone finale "Patria attuale", interpretata da Nada, apre uno spiraglio di speranza per questa nostra terra "onesta per metà, e per metà per male".

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