

Al Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo dall'8 dicembre al 10 gennaio
Nelle immagini: Omaggio a Tagore, 2005 e Viaggio in Egitto, 2005
Riccardo Licata, grande artista italiano che da anni vive a Parigi, dopo la tappa palermitana, ha onorato Roma con la sua rassegna.
La mostra è stata inaugurata il 7 dicembre dal professor Claudio Strinati, dagli on. Antonio Tajani e Claudio Santini, alla presenza del Maestro Licata e dei curatori della mostra i professori Giovanni Granzotto e Lorenzo Zichichi. Sarà possibile visitarla fino al 10 gennaio 2006 nel Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo, Salette Pio IV e Sala della Biblioteca.
Sono 40 le opere esposte eseguite negli ultimi anni. In esse è possibile ritrovare il ritorno alle origini e la "riscoperta" della civiltà occidentale, seguendo un percorso tra Palermo, Roma ed Atene. Il Maestro Riccardo Licata attraverso il segno grafico ricorda sia la poesia che la storia e unisce le città rappresentate in questa esposizione, ripercorrendo le vie del Mediterraneo che hanno determinato la nascita della civiltà occidentale e che sono alla base delle nostre origini.
Nella sua Sicilia, terra dei suoi antenati, Licata avverte nel mare la ricchezza creativa dell’occidente, ciò è testimoniato dal colore violento e narrativo che contraddistingue ogni sua opera e che prende il sopravvento sul segno.
I materiali che usa sono: oli su tela, corteccia d’albero, carta spagnola, cartone pressato, carta Nepal, tempera all’uovo e pastelli cerosi e le tecniche adoperate mettono in evidenza un linguaggio del tutto personale, fatto di segni che diventano alfabeti che poi si trasformano in frasi organizzate in composizioni epigrafiche espresse in fasce ritmate, armoniose e
rivelatrici.
Nel percorso pittorico che emerge dalle sue opere si può notare come nei segni e nei materiali utilizzati affiorino la cultura mediterranea, le rotte degli antichi navigatori, le terre e le genti da scoprire, viaggi lontani ed emozioni.
Le opere di Licata interessano molto anche i giovani, attratti dal colore delle onde e dalla vivacità dei segni; sono opere pure, fresche e piene di vita.
Per l’artista il ritmo è fondamentale e il legame con la musica è il filo conduttore della sua arte che si è poi trasformato in legame con la poesia, altra procuratrice di ritmo ed ispiratrice di colori.
Riccardo Licata attraverso la sua storia personale, caratterizzata dai suoi molteplici viaggi, dalla Sicilia alla Svezia, da Torino alla Finlandia, da Venezia a Parigi, da Berlino a Lisbona, ha raggiunto esprimendolo mediante le sue opere, una riuscita unione con la ricerca estetica e la ricerca interiore che ci invita a riflettere sulle nostre radici.
Licata ha ottenuto la sintesi tra gli elementi della tradizione classica mediterranea e bizantina apportandovi anche elementi delle culture del Nord europeo, per poi cambiarli utilizzando lo "spazialismo" e l’"espressionismo-astratto".
L’artista ben proiettato nel futuro, tiene ben salde le radici nella cultura mediterranea, nella tradizione della civiltà occidentale, riuscendo a modificare l’espressione della sua sensibilità con tecniche e linguaggi diversi, a seconda dei cambiamenti storici e spaziali di cui è testimone. I
l punto di partenza per la sua discesa al Sud è stata la sede di una sua importante antologica, nel Palazzo Ducale ad Urbino, recuperando la sua anima mediterranea e meridionale. Un nuovo paesaggio da quel momento che diviene più caldo, più assolato, abbagliante, è entrato a far parte del cuore e della ragione dell’artista. Si tratta della luminosità interna, una luce che viene da dentro e che si irradia verso l’esterno, che abbiamo già visto da Giotto al Beato Angelico, a Piero della Francesca.
In Licata questo periodo dà origine ad un ciclo di opere di una forte vivacità cromatica, che descrivono paesaggi emozionali legati al Sud dell’Italia. Appartengono ad esso i ricordi, le fotografie di città come Napoli, Caserta, Cosenza e di regioni come la Sardegna, la Campania, la Calabria e la Sicilia e racconta il profondo di questi luoghi per valorizzarne il succo, l’anima profonda e il flusso vitale, conducendo la sua pittura a compenetrarsi con il luogo. Con i dipinti come "Mediterraneo", "Sicilia" e "Tindari", si scopre una pittura caldissima, equilibrata e serena.
Ma negli anni recenti Licata si lascia anche trascinare nei mondi della poesia orientale ed indiana in particolare.
La mostra ospitata a Castel Sant’Angelo, luogo veramente adatto ad essa che nasce come un percorso di ritorno alle origini, ci fa capire il valore di un interprete dell’anima mediterranea e delle risorse dell’arte europea della seconda metà del Novecento. Inoltre si può distinguere quel legame tra le arti: la musica, la poesia e la pittura, che Licata ritiene inseparabili e che riesce a tradurre in segni nelle sue opere.
I suoi "graffiati" fanno pensare alle note su un pentagramma e agli idiomi in metrica dell’antichità; in essi riscopriamo le tracce dei viaggi dell’anima dello stesso artista che oggi è tornato a Roma con la sua mostra antologica.
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