Riflessioni sulla vicenda Cinecittà

La farsa Abete continua...
Riceviamo e pubblichiamo - 30 Luglio 2012

Riceviamo e pubblichiamo:

Il paradosso inquietante della “faccenda-Cinecittà” è che se ne parla in tutto il mondo tranne che sui grandi organi d’informazione italiani.

Il tam tam del web fa sicuramente la sua parte ma solo perché attivato principalmente da chi sta pagando sulla sua pelle le conseguenze dell’oscuro piano Abete e soprattutto perché per fortuna ci informano dall’estero.

Testimonianze nostrane di solidarietà?

Velo pietoso sulle nuove leve del cinema. Presenza commovente di chi invece l’ha amata davvero Cinecittà, i Grandi della vecchia guardia arrivati al presidio degli scioperanti anche su una sedia a rotelle come Citto Maselli e poi tanti amorevoli ignoti che ogni giorno sostengono la causa con sottoscrizioni e gruppi spontanei, che si aggregano su facebook per tenere tutti al corrente visto che, come già detto, l’informazione dei media in Italia è praticamente inesistente.

E i politici? Educate capatine diplomatiche, condite ogni tanto da apparenti rassicurazioni del ministro dei Beni Culturali…” Tranquilli… Cinecittà non chiude…”
Ma nessuno spiega ancora COME resterà aperta…

E meno che meno lo spiega il signor Luigi Abete che adesso è nella classica fase tutta italo-berluscoide dell’angioletto offeso che smentisce tutto e si rammarica che le sue buonissime intenzioni siano state tanto travisate. Beh, qualcosa doveva pur dire dopo lo scandalo esploso all’estero, con la miccia al contrario.
Tanto si sa che poi, calata l’attenzione, qui si torna sempre e comunque a fare il proprio comodo (ancora Berlusca docet). Al limite cambierà l’etichetta, invece di piano Abete sarà Forte Abete, proprio nel senso di Fortino suo, suo e basta.

Personalmente non credo neanche a una virgola delle smentite.
Che senso logico ha parlare della costruzione di un nuovo splendido teatro di posa pari e superiore al mondialmente invidiato 5 se poi al punto successivo si parla di necessità di licenziare o decentrare con altre qualifiche le maestranze che di quel nuovo teatro e di tutta Cinecittà dovrebbero essere la linfa stessa?
Ergo, il teatro è una carota davanti al naso del somaro e dietro la carota c’è invece tutto il montarozzo di schifezze da palazzinari di merda che si sono già fatti i conti della serva smezzando col Comune. Eh sì, Comune di Roma, dico proprio a te! Di chi sono quei terreni?

Adotta Abitare A

Non voglio mettermi a fare la sentimentale ricordando cosa è stata Cinecittà per chi come me ha il morbo del Cinema come malattia genetica, ma è plateale agli occhi del mondo intero che questa struttura è un bene non solo intoccabile ma che ha ancora tutte le potenzialità intatte e quindi mi limito a osservare che tutto questo assurdo silenzio italico attorno alla questione della chiusura può avere solo due possibili spiegazioni.
O non gliene frega veramente niente a nessuno o c’è talmente tanta coscienza sporca

da parte di chi da anni boicotta con tagli immorali ogni cosa che sa di cultura, che è meglio rasarne al suolo uno dei “templi” consacrati. E cosa per il nostro martoriato Cinema è più S. Pietro di Cinecittà? Allora qual’ è la verità? Ipotesi numero uno, numero due…o un bel mix di tutte e due …La latitanza delle nuove mezze glorie lo fa pensare…

Comunque in ognuno di questi casi che tristezza e che schifezza.
Che altro posso dire se non che con sincera volontà politica e di ogni struttura produttiva a partire dalla Rai, Cinecittà può essere ancora fortissima e competitiva. Per le grandi produzioni mondiali e soprattutto per noi che oggi siamo i primi ad andare a girare all’estero le nostre storie e non perché siano ambientate in Paupasia. Storie italianissime. Chiaro che c’è una questione di costi ma Basta!!! Si può e si deve trovare il modo. E questo sarebbe solo il primo passo ed è sotto gli occhi di tutti perché è vergognoso che la sopravvivenza di una struttura del genere debba oggi dipendere da Grandi fratelli e similari.

Basta! Cinecittà deve tornare a sé stessa e non voglio polemizzare su film d’arte e film di cassetta perché Cinecittà nella sua storia ha avuto centinaia di film commerciali e capolavori assoluti della storia del Cinema finanziati anche dai proventi di quei film. ma una cosa era fondamentale sempre.
Il suo marchio di assoluta e straordinaria qualità. Guai a chi lo tocca quel marchio signor Abete.

Alberghi, piscine e parcheggi se li vada a costruire da un’altra parte. A Cinecittà non servono bagnini e posteggiatori. A Cinecittà serve il suo tesoro professionale e umano: le maestranze più stimate del mondo.

Tutto il mio amore, sostegno e rispetto profondissimo per chi sta occupando Cinecittà, rimettendoci stipendio e vita familiare per tutelare qualcosa di tanto prezioso. Tutto il mio disprezzo per chi non lo capisce.

Gaetano Di Staso


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