

Festeggiano i figli e i 118 nipoti, dopo i nove giorni di ansia
Evidentemente quelle stanze a piano strada a San Lorenzo, dell’Opera Nomadi, erano per Behara un luogo noto e soprattutto familiare, per lei Romnì bosniaca (di origine dalle grandi famiglie di ramai del MonteNegro) vissuta nei villaggi e nelle città jugoslave dove Tito aveva garantito loro habitat ed integrazione sociale ed un posto preciso nella Costituzione Repubblicana.
Eravamo in riunione giovedi 13 ottobre sera allo Sportello Lavoro (quello fortemente voluto da Paolo Carrazza, Raffaela Milano, Adriana Spera e gestito da un capacissimo ex-detenuto politico, Aleramo Virgili), ed improvvisamente appare Behara, l’anziana Romnì bosniaca che, scomparsa dal 4 ottobre da Casilino 900, aveva lasciato in apprensione i suoi 118 nipoti.
L’aveva ritrovata Mirko Sulejmanovic di Tor Pagnotta, il nostro Mediatore ROM, mentre (in stato confusionale, ma in buone condizioni fisiche) la matriarca Romnì si aggirava, appunto, attorno ad un luogo a lei familiare, l’Opera Nomadi.
Nove giorni a manghèl (leggi = questua, ma nella lingua romanì la traduzione letterale è cercare) per la città, come sempre da quando era in Italia, dopo quella lunga vita equilibrata in Jugoslavia interrotta malamente due volte (dalla persecuzione degli ustascia nazifascisti e dalla caduta del muro); ma Behara ripeteva a Mirko ed ai figli che lei era andata via soltanto il giorno prima.
Si possono immaginare le due ore successive al focolare di casa di Mirko (ed i fraterni abbracci di gratitudine a Massimo Converso, il gagiò phral – leggi il fratello non-Rom – Presidente della loro Cooperativa Sociale) con figli nipoti e bisnipoti che arrivavano, telefonavano… e che si disputavano Behara per il posto del primo riposo notturno dopo la dolorosissima scomparsa che li aveva mobilitati tutti, i 10 figli e quei 118 nipoti nati praticamente tutti in Italia, questa grandissima famiglia estesa gli Hadzovic di Gorazde e Sarajevo.
Gli Hadzovic (Mahmut, il cognato di Behara arriva a Roma già nella seconda metà degli anni ’60) di Casilino di Tor Sapienza di Laurentino, trasformatisi da ramai in abilissimi rigattieri in quei Mercati dell’usato inventati dall’Opera Nomadi e legalizzati dal Comune di Roma, per la tenace maestrìa amministrativa di Enrico Serpieri consigliere superprofessionale di Raffaela Milano.
In queste ore la famiglia estesa sta allestendo una grande festa a base di "sarme" (carne speziata avvolta nella verza) e bakrò (la pecora) e tanta Slivovica .
Con l’augurio dell’Opera Nomadi e di tutti i romani che sanno capire, che Behara possa, anche a Roma, ritornare a vivere in un bel Villaggio integrato nel tessuto urbano come nell’età dell’oro sociale del barò (=grande, proprio così lo chiamavano i Rom) Tito.
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