

Legalità, lavoro e abitazioni: i temi del convegno di sabato 28 giugno in Campidoglio
"Nessuna propaganda politica sarà fatta sulla pelle dei nomadi – dichiara il sindaco Gianni Alemanno mentre ricapitola le tre priorità del patto con i rom e i sinti: "identità, legalità e lavoro. Senza le prime due non si può evitare l’infiltrazione della criminalità nei campi autorizzati, senza lavoro non si può parlare d’integrazione."
Alla Sala della Bandiere del Campidoglio, sabato 28 giugno 2008, autorità italiane, europee e di etnia Rom e Sinti hanno affrontato diverse tematiche legate alla presenza dei nomadi a Roma, in Italia e in Europa.
Ad organizzare il convegno è stata l’ Opera Nomadi, l’associazione che da anni cura il rapporto tra Rom, Sinti e le istituzioni civili. Sono quattro le richieste avanzate da Massimo Converso, moderatore e presidente nazionale di Opera Nomadi: "per primo istituire un Ufficio Governativo che si avvalga di mediatori culturali di etnia Rom e Sinta per facilitarne l’integrazione e la futura autonomia". La mancanza di dialogo con le istituzioni ha reso difficile al popolo nomade accettare leggi subite, non comprese e spesso discriminatorie.
La seconda proposta riguarda la possibilità per i nomadi di poter lavorare: creare uno sportello di avviamento al lavoro e legalizzare alcune professioni come la raccoltà differenziata dei rifiuti ingombranti o il commercio ambulante in cui i rom si sono specializzati.
Il Terzo e molto discusso tema è stato garantire la scolarizzazione ai bambini in modo da non negargli la possibilità di un futuro inserimento lavorativo.
In quarto luogo è stata espresso il rifiuto dei campi nomadi definiti "sacche di emarginazione, veri e propri lager produttori di devianza e criminalità".
Alcuni Rom hanno, poi, testimoniato di essere stati discriminati sul lavoro anche se in possesso di un regolare documento d’identità, perchè residenti in un campo nomadi.
I rom hanno manifestato dissenso, anche, rispetto alla schedatura dei bambini attraverso le impronte digitali. Roberta Angelilli, relatrice per l’Italia al Parlamento Europeo sui Minori ne ha invece ribadito la necessità: "un’identità certificata può impedire a questi bambini di finire nelle tratte dei minori che li costringono a furti, accattonaggio o prostituzione".
"Di 8000 casi di criminalità minorile seguiti in Italia – rivela Serenella Pesarin, direttrice Generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari nel Dipartimento per la Giustizia Minorile – circa 500 minori sono in carcere, perchè non sono accompagnati. I giovani sono persone deboli, soggetti alla mercificazione. Per evitare disagio, disadattamento e quindi devianza bisogna sentirsi parte di una collettività e di una comunità. Per questo con il Progetto Aurora vogliamo garantire a tutti l’ istruzione, diritti reali e non politiche dell’assistenza." "A Roma il 75% dei bambini Rom e Sinti non va a scuola – sottolinea l’onorevole Angelilli – più dell’80% non è stato vaccinato e vive a contatto con gravi rischi sanitari. Ha un futuro incerto ed è già stato condannato all’emarginazione e quindi alla criminalità. A Roma i fondi sono stati mal gestiti."
L’ingente finanziamento pesato sulle tasche dei cittadini romani aveva, già, destato scalpori. Secondo alcune fonti il Comune ha speso 26 milioni di euro annui per aiutare i rom che, invece, sostengono di non aver tratto nessun beneficio da questi fondi, anche per la mancanza di un reale contatto con le istituzioni.
"A livello europeo i fondi sono stati inutilizzati ed è stato scelto d’ignorare il problema. La questione dei Rom non è solo una questione italiana. In Romania e in Bulgaria queste persone vivono nelle fogne. E’ ora – conclude l’onorevole Angelilli – di dare diritti e doveri a queste persone."
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