Roma “affamata”: il 7% dei romani mangia a giorni alterni

Al via il progetto dell'Acli Roma "Il pane a chi serve" per distribuire oltre 20 tonnellate di pane in eccedenza

La crisi a Roma arriva anche in tavola. Non parliamo del semplice ridimensionamento della spesa, oppure della caccia all’offerta, ma bensì qualcosa di più grave, perché stando ai numeri delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiane) il 7% dei romani (200.934 persone circa) ormai mangia a giorni alterni.

Realtà ben diversa dal riorganizzare un carrello della spesa un po’ più vuoto. Lo certificano anche i centri preposti alla distribuzione dei generi alimentari, dove affermano che le persone arrivano da tutte le parti di Roma per ricevere un po’ di pasta, e non sono clochard ma cittadini normali che hanno una casa ed alle volte anche un lavoro.

cibo nel cestinoDato questo numero, in costante crescita di povertà, Acli Roma ha deciso di lanciare il progetto “Il pane a chi serve”. Nella Capitale ogni giorno vengono sprecate 20 tonnellate di pane e questo piano permetterà di distribuirne una tonnellata a settimana. Si sta, infatti, raggiungendo l’accordo con i municipi per sostenere ancor più intensamente il progetto.

Intanto il Municipio I ha già aderito. Sabrina Alfonsi, presidente del Municipio, ha dichiarato: “Il dato sulla percentuale di cittadini romani che vive ai limiti o al di sotto della soglia dell’indigenza ha ormai raggiunto un livello significativo, e unito a quello dello spreco quotidiano del pane prodotto in città, conferma necessità che associazionismo e istituzioni mettono in campo azioni efficaci per la realizzazione di una rete sociale, finalizzata all’abbattimento degli sprechi e alla valorizzazione del recupero delle eccedenze alimentari”.

Emerge una fotografia molto triste e molto misera di Roma. Sarebbe lodevole se anche ristoranti ed alberghi, dove lo spreco alimentare è molto elevato, partecipassero a questo progetto, magari non includendo solo il pane ma molti altri generi alimentari.

A questo dato non si può rimanere indifferenti, si deve cercare seriamente di ridurre le amare statistiche, perché non c’è nulla di più triste di un piatto vuoto.

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