Roma, arrestato il nipote di Diabolik: aveva oltre 1400 dosi di hashish

Un controllo di routine in una struttura d'accoglienza a Borghesiana trasforma un banale guasto tecnico in un blitz da narcotraffico

Nel registro criminale di Roma ci sono cognomi che pesano come macigni. Quello dei Piscitelli, a cinque anni dall’esecuzione del boss degli Irriducibili Fabrizio “Diabolik” al Parco degli Acquedotti, continua a far risuonare echi di narco-affari nelle periferie capitoline.

Questa volta la scena non è un summit riservato o un parco monumentale, ma una stanza della comunità “Casa del Povero” in via Bovalino, all’estrema periferia est tra Borghesiana e Tor Bella Monaca.

L’innesco della storia rasenta il paradosso. Domenica mattina una pattuglia dell’Arma si presenta nella struttura Onlus non per una retata, ma per un controllo di routine su un braccialetto elettronico malfunzionante in uso a uno dei residenti.

Una verifica tecnica che si trasforma in trappola per il venticinquenne Piscitelli, figlio di Andrea (fratello dello storico capo ultras).

Il volo a vuoto e la trappola sotto le finestre

Quando i militari varcano la soglia della camera, il venticinquenne perde la freddezza. Il riflesso è immediato: afferra dal borsello a tracolla un involucro di plastica bianca e lo scaraventa fuori dalla finestra, sperando che l’invisibilità della caduta salvi il suo carico.

Un azzardo mal calcolato. All’esterno, applicando la classica procedura di cinturazione dell’edificio durante i controlli a rischio, c’è un carabiniere a presidiare la corte sottostante.

Il sacchetto atterra quasi ai suoi piedi. All’interno, un blocco di panetti di hashish compatti: 1.399 dosi medie individuali pronte per rifornire la rete di spaccio del quartiere.

Il libro mastro nel comodino e la linea difensiva bocciata

Se il recupero dello stupefacente inchioda la flagranza, è il prosieguo delle perquisizioni a delineare la dimensione dell’attività:

In auto: Nel cruscotto della vettura in uso al giovane spuntano 170 euro in contanti, ritenuti l’incasso di giornata.

In camera da letto: Nel cassetto del comodino i Carabinieri rinvengono 150 confezioni trasparenti per il dosaggio al dettaglio e, soprattutto, due fogli di carta presi d’appunto con nomi, cifre e conteggi: la contabilità attiva della clientela.

Scortato davanti al giudice della settima sezione monocratica Paolo Emilio Di Simone per il giudizio direttissimo, l’imputato ha tentato la carta dello scaricabarile, attribuendo la paternità dei taccuini al fratello con precedenti per droga.

Una versione bollata come «inattendibile» dal magistrato: il fratello, infatti, non mette piede in quell’immobile da oltre un anno e mezzo, mentre la contabilità era riposta nella piena ed esclusiva disponibilità del venticinquenne.

Accolta la richiesta del PM Carrillo, il tribunale ha convalidato il fermo con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio, applicando per il giovane l’obbligo di firma.

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