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Roma, i tesori del Fai dirottati tra cosmesi e poker online: nei guai un’ex dipendente

La donna si era proclamata presidente fantasma della sezione laziale per spalancare i rubinetti bancari e far sparire 144mila euro

Trasformare l’ente simbolo della salvaguardia dei beni culturali italiani in un bancomat privato, dal quale attingere a piene mani per finanziare sfizi personali e puntate d’azzardo sulla rete.

È una trama di spregiudicatezza contabile da ben 144 mila euro quella scoperta dai militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, sfociata nell’esecuzione di un provvedimento di sequestro preventivo — disposto anche nella modalità per equivalente — per un controvalore di circa 40 mila euro.

Il decreto, siglato dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale capitolino su richiesta della Procura della Repubblica, colpisce una donna con un passato da impiegata all’interno dell’articolazione regionale del Fondo Ambiente Italiano (FAI), finita sul registro degli indagati per appropriazione indebita continuata e aggravata e autoriciclaggio.

immagine di repertorio

La presidenza “fantasma” e le spese voluttuarie

L’impianto accusatorio, meticolosamente ricostruito dagli specialisti del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, trae origine dall’esposto presentato dai vertici nazionali della fondazione, insospettiti da vistosi ammanchi nelle casse della ramificazione laziale:

L’artificio delle credenziali: Per poter muovere il capitale senza destare allarmi, l’ex dipendente si sarebbe attribuita illegittimamente la qualifica di legale rappresentante e presidente del Comitato Regionale Lazio. Con questi titoli fasulli, la donna ha potuto spalancare nuovi rapporti di conto corrente a proprio nome e gestire in completa autonomia i flussi finanziari della struttura.

Shopping di lusso e ticket per lo stadio: La cospicua dote drenata dall’ente — oltre 144mila euro — è servita a coprire le uscite della vita quotidiana dell’indagata e della sua famiglia: dalle ricevute dei centri estetici ai prodotti cosmetici, dagli abbonamenti alle piattaforme di intrattenimento fino all’acquisto di volumi e tagliandi per eventi sportivi.

Lo schermo delle scommesse sportive per pulire i capitali

Oltre alla distrazione delle somme destinate alla tutela del paesaggio, le indagini delle Fiamme Gialle si sono focalizzate sulla complessa rete di reimpiego dei proventi illeciti.

Per schermare l’origine criminosa del denaro, la donna ha dirottato una fetta consistente del bottino — stimata in oltre 40 mila euro — verso il circuito del gaming a distanza.

Alimentando una costellazione di profili personali aperti sulle principali piattaforme di scommesse sportive e casinò virtuali, l’ex impiegata contava di “ripulire” la refurtiva attraverso le transazioni di gioco, prima che i tracciamenti finanziari portassero alla luce il raggiro ai danni dell’associazione.

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