

Aggredita una coppia omosessuale al Gay village. E' scontro tra Alemanno e Procura
La notte del 21 agosto un grave episodio di violenza omofoba è avvenuta a Roma, nel quartiere Eur. Due ragazzi gay che si stavano scambiando effusioni sono stati aggrediti all’ uscita del Gay Village. Un uomo di 40 anni "infastidito dalle loro effusioni" avrebbe prima inveito nei loro confronti, poi si sarebbe scagliato contro di loro, colpendo con una bottiglia alla testa uno e ferendo all’addome l’altro con un coltello.
L’aggressore, un 40 enne con precedenti penali per droga è stato una denunciato in stato di libertà per tentato omicidio ma non è stato arrestato perchè secondo la magistratura "l’uomo non sarebbe stato colto in flagranza di reato". La decisione della Procura ha scatenato la reazione del primo cittadino.
Alemanno, alla notizia ha sottolineato ”il totale disaccordo” con la scelta del magistrato. Per Alemanno ”e’ inaccettabile che un accoltellatore che ha agito con un chiaro movente di intolleranza sessuale sia oggi soltanto denunciato a piede libero per un "mero cavillo procedurale” e ha richiesto a gran voce la certezza della pena. L’intervento del primo cittadino non è piaciuto al magistrato che ha subito replicato assicurando che "la Procura si è mossa secondo le regole dettate dal codice che tutela le garanzie di tutti i cittadini".
Nella polemica per l’episodio si inserisce anche Demetro Bacaro, segretario dell’Associazione Radicali Roma. “L’ultima aggressione mi suscita un profondo rammarico, per l’involuzione di questa città, sempre più chiusa, cupa, proibizionista, perbenista, ma certamente insicura oggi molto più di 15 mesi fa (almeno per certe categorie). Il Sindaco Alemanno dovrebbe forse smetterla di fare il primo cittadino con fascia tricolore e dei comunicati stampa e cominciare invece ad interrogarsi sul come porre un freno al decadimento del tessuto sociale cittadino. Torni Alemanno a vivere la realtà scomoda delle tante fasce discriminate, non si limiti a chiedere sterilmente certezza della pena, a dare armi ai vigili urbani, a ghettizzare i campi nomadi. Soprattutto torni ad occuparsi del Consiglio Comunale della sua città, dove nell’anarchia procedurale e del diritto, lo spettacolo è mortificante, con la città che aspetta inutilmente la soluzione dei suoi problemi, da consiglieri sempre più avvitati sul discussioni sul nulla, salvo scannarsi per rivendicare i provvedimenti licenziati. Ma soprattutto ci spieghi perché lui, che si dichiarò il primo cittadino di tutti, non ha onorato con una sua presenza il Gay Village fino ad oggi: l’intolleranza di sconfigge con la testimonianza e non con le parole; forse è ancora in tempo”.
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