

Il 28enne moldavo calpestava il divieto di avvicinamento: sequestrava cellulare e chiavi per isolarla. Arrestato per direttissima
Un copione di sopraffazione e terrore domestico che si consuma tra le mura della periferia orientale, interrotto soltanto dalla disperazione fredda di una madre e dalla prontezza d’ingegno di un operatore dei taxi romani.
L’ennesimo capitolo di violenza di genere si è materializzato nella notte tra le strade di San Basilio, dove un 28enne di origini moldave ha sottoposto la compagna a un sequestro e a un pestaggio brutale, scatenandosi davanti agli occhi terrorizzati del figlioletto di otto anni.
Per l’uomo, bloccato in flagranza dagli agenti della Polizia di Stato e giudicato con rito direttissimo, si sono aperte le porte degli arresti domiciliari, mentre la procura gli contesta i reati di lesioni, maltrattamenti e violazione aggravata del divieto di avvicinamento.
La sequenza della paura prende corpo quando la vittima, intenta a trascorrere qualche ora di svago in compagnia del bambino durante una festa privata, viene improvvisamente braccata dal compagno:
L’agguato e il blocco delle comunicazioni: Incurante dei provvedimenti giudiziari che gli vietavano di avvicinarsi alla donna, il ventottenne si materializza al party.

Con piglio intimidatorio costringe la compagna a lasciare il ricevimento, le strappa lo smartphone di mano per impedirle qualsiasi chiamata d’emergenza e la obbliga a salire a bordo di una vettura pubblica diretta verso l’abitazione.
L’S.O.S. al barlume della speranza: Appena l’auto rallenta a destinazione, mentre l’aggressore è distratto dal pagamento della corsa, la donna riesce a sussurrare al conducente poche parole cariche di angoscia: «Ti prego, chiama subito il 112, mi sta portando via con la forza».
La macchina dei soccorsi si mette in moto fulminea. La centrale operativa della Questura dirottate le Volanti sul posto: i poliziotti battono palmo a palmo l’isolato finché le grida strazianti che bucano le finestre di un condominio non indicano l’esatta direzione dell’appartamento.
La porta sbarrata: Gli agenti raggiungono il piano e iniziano a tempestare di colpi la porta d’ingresso.
Lo scudo umano: A girare la chiave è proprio la vittima, il volto segnato dai colpi subiti. La donna si fionda alle spalle degli operatori urlando disperata: “Aiuto, mi sta picchiando e mi ha tolto le chiavi!”.
La cattura: All’interno dei locali, l’uomo viene immobilizzato mentre imperversa in preda a un forte stato d’agitazione, mentre il bambino viene messo in sicurezza dai soccorritori.
Negli uffici del commissariato, la donna ha affidato agli investigatori il racconto di un isolamento sistematico: il compagno, nonostante la misura cautelare pendente, continuava a violare il perimetro di rispetto presentandosi a casa, sottraendole sistematicamente le chiavi per impedirle la fuga e privandola del telefono per recidere ogni contatto con il mondo esterno.
Al termine dell’udienza di convalida, per il cittadino moldavo il giudice ha disposto il regime cautelare degli arresti domiciliari.
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