San Patrignano: le catene vere e psicologiche di Muccioli

La docu-serie Sanpa lascia libera interpretazione allo spettatore sull'innocenza o la colpevolezza del suo fondatore. "Mi piace che vedendolo si stia sulle montagne russe"; "Il racconto che emerge è sommario e parziale"
Maria Giovanna Tarullo - 15 Gennaio 2021

Non importa che se ne parli bene o male, l’importante è che se ne parli.
Questo è il caso di “Sanpa – Luci e tenebre di San Patrigano”, la docu-serie targata Netflix ideata da Gianluca Neri e diretta da Cosima Spender che ripercorre attraverso filmati d’epoca ed interviste esclusive ad ex ospiti della struttura il periodo che va dalla nascita della comunità per il recupero di tossicodipendenti alla morte del suo fondatore Vincenzo Muccioli.
E’ proprio la controversa figura di Muccioli a tenere incollato lo spettatore, e come prodotto di successo Netflix comanda, proseguire episodio dopo episodio quasi rimanendo ipnotizzati da una storia ben strutturata che permette di costruire un proprio pensiero sulla vicenda senza influenze esterne.

Uno dei punti di forza di “Sanpa” è stata la scelta da parte degli autori delle testimonianze degli ex ospiti della comunità. Ognuno a suo modo permette, attraverso la sua personale esperienza, di comprendere le dinamiche della comunità ed il legame con Vincenzo Muccioli. Su tutti spiccano gli interventi di Walter Delogu, ex autista e guardia del corpo di Muccioli, (la sua storia raccontata dalla figlia Andrea Delogu nel libro “La Collina”) e Fabio Cantelli; responsabile delle pubbliche relazioni della Comunità.

Riaprire una pagina molto particolare della storia del nostro paese, oggi come allora torna a spaccare in due l’opinione pubblica. Infatti, la domanda attorno a cui gira l’intera docu-serie è: “quanto male puoi fare per fare il bene?”.

Dalle immagini dei diversi processi che hanno visto imputato Vincenzo Muccioli ed i racconti di chi era presente nella Comunità in quel periodo, emerge una dura realtà in cui per tenere i ragazzi lontani dalla tossicodipendenza venivano usati metodi coercitivi e praticate delle chiusure più o meno lunghe in luoghi angusti della struttura.

La docu-serie lascia libera interpretazione allo spettatore, quello a cui assistiamo è una semplice ricostruzione dei fatti, dove ognuno può stabilire l’innocenza o la colpevolezza di Muccioli.

Come afferma l’ideatore Gianluca Neri, in un intervista rilasciata a Selvaggia Lucarelli, dove afferma: “A me piace se parti con un preconcetto e poi cambi idea più volte vedendo il documentario. Mi piace che vedendolo si stia sulle montagne russe, che prima tu non sia d’accordo coi metodi di Muccioli e poi cambi idea quando ascolti quei genitori dire: ‘Per me mio figlio Muccioli poteva anche crocifiggerlo, tanto dove stava meglio, a Rebibbia?’. Il mondo è fatto anche di tonalità di grigio, devi capire quante ne puoi accettare”.

Mentre a scagliarsi contro la docu-serie è l’attuale gestione della Comunità che dichiara: “Il racconto che emerge è sommario e parziale, con una narrazione che si focalizza in prevalenza sulle testimonianze di detrattori, per di più, qualcuno con trascorsi di tipo giudiziario in cause civili e penali conclusesi con sentenze favorevoli alla Comunità stessa, senza che venga evidenziata allo spettatore in modo chiaro la natura di codeste fonti”.

Ad onore di cronaca la giustizia italiana ha assolto Muccioli, complice anche un sostegno politico che reo di non avere fatto nulla per scongiurare la strage di una generazione ha preferito lasciargli la patata bollente.

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Questo ha fatto sí che il fondatore di San Patrignano abbia iniziato ad accogliere migliaia di ragazzi perdendo di vista il suo intento iniziale.

Con l’evoluzione della Comunità e l’accrescere del potere di Vincenzo Muccioli tutto è cambiato. Forse, il suo errore più grande fu quello di affidare i ragazzi ad altri ospiti presenti da più tempo, creando così dei gruppi chiusi tra loro.

Perché in realtà le vere catene non erano solo quelle fisiche, ma quelle psicologiche che legavano gli ospiti a Muccioli.

Quella San Patrignano è morta con lui, una scomparsa avvolta ancora nel mistero.


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