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Sgombero movimentato dello stabile occupato di Porta Maggiore

Trentacinque gli immagrati che lo occupavano da due mesi

Durante le prime ore del mattino del 19 agosto le forze dell’ordine hanno provveduto allo sgombero di una palazzina occupata da circa due mesi da trentacinque immigrati etiopi ed eritrei nei pressi di Porta Maggiore. L’occupazione della palazzina, di proprietà di una società immobiliare, aveva suscitato scalpore, poiché era nata dall’iniziativa autonoma di un gruppo di immigrati, molti dei quali rifugiati politici o chiedenti asilo.

Inizialmente l’operazione di sgombero era stata portata avanti in maniera indolore, senza che si verificassero incidenti, con gli immigrati che senza opporre resistenza avevano trasportato fuori i loro effetti personali. Ma dopo un paio di ore si sono verificati attimi di tensione, quando gli occupanti hanno compreso che per loro non era stata ancora prevista una sistemazione alternativa. Soltanto per le cinque donne in gravidanza la Sala operativa del Comune ha offerto una sistemazione in un centro di accoglienza, ma avrebbero dovuto staccarsi dai loro mariti, ed alla fine hanno rifiutato.

La polizia riferisce che vi è stato solo qualche spintone tra i suoi uomini ed alcuni degli occupanti, ma alcuni tra gli immigrati raccontano come abbia avuto luogo un vero e proprio pestaggio. La cronaca parla di due immigrati e due agenti finiti in ospedale per ricevere le cure mediche necessarie. Inoltre due immigrati sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale, mentre uno è stato arrestato poiché trovato in possesso di documenti falsi, a ciò va aggiunta la denuncia per occupazione di proprietà privata che ricadrà su tutti e trentacinque gli immigrati.

Lo sgombero fulmineo dello stabile è stato dovuto probabilmente al fatto che dietro questo gruppo di persone non vi fosse alcuna associazione per il diritto alla casa, che forse sarebbe stata in grado di trattare con le istituzioni per la ricerca di una sistemazione alternativa.

Ad ogni modo quello della casa rimane un problema grave e di non facile soluzione che specialmente in periferia si lega spesso a situazioni di emarginazione sociale.

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