

Quattro giornate di incontri per valorizzare il contributo femminile alla scienza di Platone
Convegno al femminile quello che si è tenuto a Roma dal 31 agosto al 3 settembre. Dopo Goteborg, Barcellona e Zurigo, quest’anno è toccato alla capitale italiana ospitare il dodicesimo simposio dell’ IAph, l’Associazione internazionale delle filosofe (rigorosamente senza virgolette) che promuove lo scambio e la cooperazione tra le studiose di tutto il mondo. Scopo: valorizzare il contributo femminile ad una scienza ritenuta per secoli “off limits” per le donne. Fondata nel 1974 con sede Berlino, l’Associazione raccoglie l’adesione di centinaia di iscritte e il sostegno di numerose università europee e non, tra cui la York University (Canada), la University of Joannesburg (Sud Africa) e la University of Illinois (Usa).
Il simposio, svoltosi all’insegna del concetto guida Il pensiero e l’esperienza e organizzato dall’Università Roma Tre in collaborazione con la casa Internazionale delle Donne, l’Università di Verona, il Comune e la Provincia di Roma, la Regione Lazio, la Fondazione Lelio Basso e l’Accademia di Francia, ha visto la partecipazione di alcune tra le esponenti di spicco del panorama filosofico italiano e internazionale. Ma non solo. In Italia il pensiero femminile si è sviluppato nel mondo sindacale, dell’associazionismo, dei media, delle imprese, delle singole professioni, della pubblica amministrazione. Del tutto normale, perciò, che l’invito al confronto sia stato raccolto, oltre che dalle studiose, da tutte le “donne di pensiero”.
Nell’arco delle quattro giornate, nelle tre simboliche sedi in cui hanno avuto luogo gli incontri (Casa Internazionale delle Donne, Protomoteca in Campidoglio e Aula magna dell’Università di Roma Tre), le seminariste hanno potuto dibattere su lavoro, educazione, scienza e tecnologia, arte, storia e memoria, sessualità, divino, vita quotidiana, storia e memoria. Insomma, su tutti gli aspetti del vivere che, ovunque, sono oggetto di discussione nella nostra vita di relazione.
E’ tempo che la filosofia smetta i logori abiti maschili e, oltre al tedesco, impari a parlare altre lingue. Questo uno dei messaggi filtrati dal convegno. Si può non essere d’accordo?
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