

Uno strumento sociale si trasforma in uno strumento infernale. Un articolo de Il Sole 24 ore sul debutto della carta acquisti
Pubblicato da Associazione Culturale Infernetto e Dintorni
"Fatta salva la bontà dell’idea di agevolare le classi meno fortunate con aiuti sociali (era ora che ci pensassero), ci lasciano perplessi alquanto le modalità per accedere a questa tipologia di sostentamento.
Non riusciamo ad immaginare il perché, classi socialmente deboli, debbano essere messe alla pubblica gogna, chiedendo loro di far richiesta della "social card" presso gli uffici postali: in fila e davanti a tutti, alla faccia della privacy.
Ma la beffa non finisce qui, anzi questo è solo l’inizio.
Una volta fatta la richiesta e finalmente ottenuta, sempre senza alcuna privacy, la tanto sospirata carta, possiamo usarla alla cassa del nostro supermercato di fiducia, per pagare la nostra spesa. Qual’è il problema? La solita privacy.
Infatti, pagando con la "social card" alla cassa del nostro supermercato, inconsapevolmente avremo dato visibilità alla cassiera e a tutti i clienti in fila alla stessa cassa, del nostro stato sociale ed economico. Questo accadrà ogni volta che andremo a fare la spesa.
Nel giro di pochissimo tempo tutti i concittadini, vicini di casa, amici, parenti, ecc… sapranno con esattezza lo stato sociale ed economico in cui l’utilizzatore della "social card" si trova.
Così, non solo il possessore della carta appartiene ad una classe debole, ma gli viene anche fornita una visibilità che, con molta probabilità, farebbe a meno di avere.
Inoltre, è proprio vero che si possa andare alla cassa del proprio supermercato di fiducia? Nella realtà dei fatti, non è proprio così. Esiste una lista di esercizi commerciali aderenti all’iniziativa. Questo vuol dire, non solo far sapere a tutti il proprio stato economico, ma anche dover andare alla ricerca del negozio convenzionato più vicino. Se questo può andar bene per un giovane, certamente non va affatto bene per chi giovane non lo è più, oppure non si trova in condizioni di salute favorevoli (es. non deambulanti o con difficoltà di deambulazione).
Ma, poi, era prorpio così necessario tornare a contributi economici di questo genere, che ricordano tanto le tesserine sociali usate nel ventennio? Certo, all’epoca erano altri tempi e non si poteva fare altrimenti. Si veniva fuori malconci dalla prima guerra mondiale e non c’erano i mezzi informatici che abbiamo oggi, ma ora, non sarebbe stato sufficiente effettuare un accredito presso l’stituto di credito o il c/c postale del richiedente/beneficiario, oppure un semplice sgravio fiscale di pari entità? Forse troppo semplice ed anonimo.
Invece, con la "social card", si è dovuto mettere in piedi un processo statale che coinvolge vari enti, come ad esempio, l’azienda produttrice delle carte, l’istituto di credito che le emette e tutta la loro amministrazione: emissione, intestazione, accredito mensile, ecc…, che, immaginiamo, siano un altro costo da sostenere.
Chissà se negli altri paesi dell’Unione la "social card" viene distribuita e gestita con le medesime modalità e, soprattutto con lo stesso valore di spesa
Riportiamo infine da "Il sole 24ore" del 5 dicembre 2008 un articolo di Valentina Melis dal titolo "Social card, debutto boom tra le incertezze"
A cinque giorni dal via libera alle richieste per la social card – la carta acquisti da 40 euro al mese introdotta dalla manovra d’estate per anziani e famiglie con bambini – uffici postali e Caf (i centri di assistenza fiscale) sono stati messi sotto pressione dai cittadini alla ricerca di informazioni o di aiuto per la compilazione dei moduli. Non tutti coloro che hanno ricevuto la lettera informativa firmata dai ministri dell’Economia e del Lavoro, però, hanno diritto al beneficio: in base alle prime stime fornite dei Caf, solo il 40% delle persone che si sono presentate agli sportelli ha i requisiti adatti per ottenere la carta.
Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, conferma l’attenzione riservata dai cittadini alla nuova misura e fa sapere che «le poste, dopo 36 ore di attività, hanno attivato 60mila posizioni sulla carta acquisti». Le singole posizioni passeranno al vaglio dell’Inps e le carte inattive consegnate fino a oggi dalle Poste saranno "caricate", per chi ne ha diritto, con 120 euro per il trimestre da ottobre a dicembre 2008.
«In questi giorni – spiega Vincenzo Vita, responsabile del Caf Cisl di Milano – stiamo cercando di informare i cittadini, soprattutto anziani, che vengono a farsi compilare l’attestazione Isee necessaria per richiedere la carta acquisti. Il tetto Isee a 6mila euro è un requisito piuttosto stretto, e molte persone restano escluse. Per una famiglia di due componenti, ad esempio, significa attestarsi sotto un reddito complessivo di 9.420 euro».
Non è solo il reddito, però, a fare la differenza. Basta possedere un garage attiguo all’abitazione, o un casolare per il deposito degli attrezzi, in campagna, per essere esclusi.
Il richiedente deve dichiarare anche di non avere depositi bancari superiori a 15mila euro. «Ma su queste somme – spiega ancora Vita – deve essere applicato il rendimento medio annuo dei titoli del Tesoro, e anche questo porta fuori dai limiti previsti per la social card».
Il ministro Tremonti ha ammesso che il meccanismo per l’attribuzione della carta «è un po’ complicato», precisando però che «non c’erano modi diversi» per attribuirla «a chi ne avesse bisogno».
Gli utenti sono stati spesso indirizzati ai Caf dagli uffici postali, dove deve essere presentata la richiesta della carta acquisti. «Noi non saremmo i soggetti autorizzati a dire ai cittadini se questo beneficio spetta o non spetta – puntualizza Franco Lovecchio, presidente del Consorzio nazionale Caf Cgil – ma stiamo cercando ugualmente di spiegare che aver ricevuto a casa la lettera del ministero dell’Economia non dà automaticamente diritto alla carta». Chiedere informazioni, comunque, è sempre utile: «C’è chi non ha diritto alla social card – spiega Gilberto De Sanctis, presidente del Caf Uil – ma scopre di avere i requisiti per il bonus sulle bollette elettriche».
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