

25 qualità di spaghetti rintracciati nel cinema internazionale e montati in un video da gustare giovedì 24 maggio alle ore 20 in via Castellaneta 10
25 qualità di spaghetti rintracciati nel cinema internazionale e montati in un video da gustare giovedì 24 maggio alle ore 20 in via Castellaneta 10 al Teatro Biblioteca Quarticciolo
La proiezione del video sarà accompagnata da un incontro con Catello Masullo, buongustaio cinefilo, artefice dell’opera. Seguirà degustazione di un vero piatto di spaghetti express!
Interrogando la bibbia del cinema mondiale, Internet Movie Database, si trovano 33 film con la parola italiana spaghetti nel titolo, ed ulteriori 13 titoli con la parola inglese noodles nel titolo. Ma gli spaghetti compaiono, fisicamente o anche solamente nominati, in un numero molto piu’ elevato di film. Lo scopriremo insieme all’Ing. Masullo.
L’incontro è correlato all’iniziativa LETTURE IN SAOR. Pagine in degustazione. Serata di Lettura Condivisa che si terrà il 27 maggio 2012 al Teatro Biblioteca Quarticciolo, a cura di Sabina de Tommasi, realizzata da Associazione Ersilio M, in collaborazione con Teatro Biblioteca Quarticciolo e Biblioteche di Roma – Maggio dei Libri.
SPAGHETTI IN CELLULOIDE
Approfondiamo i titoli piu’ significativi, paradigmatici e prototipici.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ INDIGESTI
Sono quelli de La Febbre dell’Oro, 1925 di Charlie Chaplin, in cui l’affamatissimo Charlot, in totale mancanza d’altro, nel mezzo di una landa innevata, cuoce uno dei suoi scarponi, per servire la pietanza con maestria, al suo compagno di sventura e a se stesso, gustandone la suola e arrotolando le stringhe con la forchetta, come fossero dei reali spaghetti.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ SFORBICIATI
Sono quelli di Daddy, 1923, di E. Mason Hopper, con protagonista Jack, figlio del violinista italiano Paul Savelli. Quest’ultimo, per una serie di circostanze sfortunate, lascia la moglie gelosa la quale si rifugia in campagna dove ben presto muore. Il figlio viene affidato alle cure di due amabili vecchietti, quando essi vengono sfrattati, Jackie se ne va da solo in citta’ col violino lasciatogli dalla madre. Qui incontra un vecchio violinista di strada (Cesare Gravina) che decide di prendersi cura di lui. Il caso vuole che il vecchietto sia il maestro di musica del padre, il quale, diventato ormai famoso, tiene un concerto proprio nella loro citta’. Jackie lo convince ad andare a trovare il vecchio maestro morente e quando questi gli chiede di suonare la ninna nanna che gli aveva insegnato, s’innesca la scontata agnizione tra padre e bambino. Citando esplicitamente Il Monello, Jackie si prende la rivincita su Charlot in alcune gag comiche: alle prese con italianissimi spaghetti risolve il problema di come affrontarli con le forbici, mentre Gravina gli fa una lezione del (discusso) uso di cucchiaio e forchetta allo scopo.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ AFRODISIACI
Sono quelli de : Il Dormiglione, 1974, di Woody Allen, in cui il protagonista, lo stesso Allen, ibernato durante una operazione chirurgica non riuscita, si risveglia circa 200 anni dopo in un futuro in cui stenta a ritrovarsi. Parlando con un ragazza di
quell’epoca, Diane Keaton, scopre inorridito che gli esseri umani praticano il sesso solo attraverso dei sofisticati macchinari. In quanto le donne sono tutte frigide e gli uomini tutti impotenti. Ad eccezione di quelli di origine italiana. – Deve essere qualcosa negli spaghetti! – ipotizza Allen come spiegazione.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ PROFUMATI
Sono quelli di La Strana Coppia, 1968, di Gene Sacks, in cui la coppia di attori brillanti piu’ famosa di Hollywood, quella formata dagli impagabili Jack Lemmon e Walter Matthau, si scambiano gustosi dispettucci da ragazzini. Lemmon, servitosi a tavola un invitante piatto di spaghetti, prima di accingersi a gustarli, spegne il televisore che sta guardando Matthau, sdraiato sul divano. Quest’ultimo, per immediata vendetta, si alza a comincia a spruzzare un abbondante deodorante spray sul tavolo da pranzo, puntando l’ultimo getto proprio sulla forchettata di spaghetti che Lemmon sta per ingurgitare.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ DOLENTI
Sono quelli di Saturno Contro, 2007, di Ferzan Ozpetek, in cui uno straordinario Pierfrancesco Favino, schiantato per la morte del suo amato compagno di vita, Luca Argentero, si rinchiude in una solitudine depressa e addoloratissima, cuocendosi degli spaghetti, che mangia malvolentieri, senza condimento, in piedi, in cucina.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ RUMOROSI
Sono quelli di: Tampopo, 1985, di Juzo Itami, in cui una maestra cinese di bon ton istruisce delle giovani sulla piu’ corretta maniera di mangiare degli italiani spaghetti alle vongole. Partendo dall’arrotolamento sulla forchetta e raccomandando di metterli in bocca evitando accuratamente di produrre il tradizionale suono della bocca per effettuare il risucchio. Nel pieno della lezione, si sente un sonorissimo risucchio di spaghetti da parte di un cliente del ristorante, seduto ad un tavolo non lontano. Segue una esilarante successione di risucchi, in tutte le tonalita’ da parte delle allieve, con grave disappunto della compitissima insegnante. Alla quale non rimarra’ che, rassegnata, risucchiare a sua volta i suoi spaghetti.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ TEMPESTOSI
Sono quelli di: Piovono Polpette, 2009, di Phil Lord e Chris Miller, in cui un avventato inventore ha proiettato in orbita una macchina che trasforma l’acqua in cibo. Se all’inizio piovono panini con hamburger, cotti e pronti da mangiare, man mano che alla macchina vengono chieste prestazioni piu’ complesse, con variazioni di menù. le dimensioni dei cibi che piovono in terra assumono proporzioni mostruose, con bistecche grandi come un tavolo da pranzo, sino ad un vero e proprio urgano di spaghetti giganti, con immancabili (per gli USA) polpette che incombono sugli sventurati abitanti del luogo.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ CONDIVISI
Sono quelli di: Ricette d’Amore, 2001, di Sandra Nettelbeck, in cui uno straordinario Chef, la deliziosa Martina Gedek, vede la sua vita sconvolta dalla morte di sua sorella e dal fatto di doversi occupare della nipotina, restata sola. Il rapporto tra zia e nipote è difficile. La ragazzina, traumatizzata, si rifiuta di mangiare. Lo chef italiano Sergio Castellitto, chiamato dalla proprietaria del ristorante a dare supporto alla cucina, e che deve affrontare una patente ostilita’ della Gedek, con il suo savoir faire e con uno stratagemma, riesce a far mangiare alla piccola un piatto di spaghetti pomodoro e basilico che aveva fatto per se’.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ NERI
Sono quelli di: La mazzetta, 1978, di Sergio Corbucci, in cui un avvocato napoletano, interpretato da Nino Manfredi , viene prelevato a casa sua da due camorristi e portato in un ristorante dove trova un boss ad attenderlo, che gli vuole estorcere delle informazioni. Vengono serviti a Manfredi degli spaghetti nerissimi di polipetti affogati, piccantissimi, un vero veleno per l’ulcera che affligge l’avvocato, il quale viene costretto, tuttavia, a mangiarne una quantita’ davvero drammatica.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ COSTOSI
Sono quelli di: Fantozzi, 1975, di Luciano Salce, in cui il famosissimo Ragionier Fantozzi, creato dalla fantasia letteraria ed interpretativa del miglior Paolo Villaggio, viene imprigionato in una clinica lager nella quale la terapia consiste nel digiuno assoluto. In effetti si tratta di un’associazione a delinquere che lucra vendendo, agli sciagurati pazienti, succulenti piatti di pasta a prezzi da capogiro. Fantozzi finche’ ce la fa, rifiuta sdegnosamente l’offerta. Salvo cedere miseramente, firmando cambiali per la incredibile cifra di 180.000 lire dell’epoca, per un piatto di Spaghetti alla Montecristo, dotati di lima per segare le sbarre e tentare una salvifica evasione.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ ATTONITI
Sono quelli di: L’audace colpo dei soliti ignoti, 1960, di Nanni Loy. Se nel precedente film "I soliti ignoti" il bottino della banda del buco si limita al piu’ famoso piatto di pasta e ceci della storia del cinema mondiale (con numerose citazioni omaggio, tra cui quella prestigiosa del maestro Woody Allen in Criminali da Strapazzo), nel sequel una giovane e prorompente Claudia Cardinale, mentre sta per mettere a tavola una grossa ciotola di fumanti spaghetti, viene interrotta dalla polizia che fa irruzione nell’appartamento lasciandola attonita ed impietrita, tanto da farle mollare la spaghettiera, che s’infrange sul pavimento.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ CRUDI
Sono quelli di: Spaghetti House, 1982, di Giulio Paradisi, in cui Nino Manfredi, sequestrato a Londra, nella dispensa di un ristorante italiano, in mancanza d’altro, é costretto a mangiare spaghetti crudi, solo intinti in salsa di pomodori in scatola. Uno dei suoi colleghi malcapitati dice: – Buona! Ma perche’ non ci abbiamo pensato prima! – e Manfredi gli risponde – Perche’ cotta e’ meglio! –
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ AL DENTE
Sono quelli di: A me mi piace, 1985, di Enrico Montesano, in cui lo stesso Montesano rimprovera aspramente l’amante americana perche’ gli ha servito degli spaghetti scotti mentre lui li preferisce al dente. Il risultato? Che la volta dopo se li vede servire praticamente crudi!
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ TENERI
Sono quelli di: Lilli ed il Vagabondo, 1955, di Clyde Geronimi, Wilfred Jackson e Hamilton Luske, in cui la coppia di cagnolini di animazione piu’ famosa della storia del cinema condivide un piattone di spaghetti al sugo di polpette (gli americani proprio non riescono a scindere il concetto di spaghetti da quello di polpette), fino a quando non risucchiano da lati opposti lo stesso spaghetto, per ritrovarsi, man mano che la residua lunghezza di spaghetto si accorcia, labbra contro labbra, nel bacio piu’ tenero, languido e famoso della storia del cinema d’animazione.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ MEDICAMENTOSI
Sono quelli di: Le Grand Bleu, 1988, di Luc Besson, in cui il record man di immersioni in profondita’ Enzo Maiorca , interpretato da un efficacissimo Jean Reno, usa a scopo curativo i medicamentosi spaghetti cucinati da sua zia.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ SPORTIVI
Sono quelli di: L’appartamento, 1960, di Billy Wilder, in cui Jack Lemmon cucina degli spaghetti per la deliziosa Shirley MacLaine e, non avendo lo scolapasta, usa all’uopo una racchetta da tennis (per poi condirli con le immancabili polpette!).
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ TRUCULENTI
Sono quelli di: Ferdinando e Carolina, 1999, di Lina Wertmuller, in cui, tra le tante atrocità nel corso dei moti napoletani, il sangue che sgorga copioso da una testa umana, dopo il colpo di ghigliottina, viene usato per dare un po’ di colore supplementare al tradizionale piatto napoletano di spaghetti al pomodoro.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ PROIETTATI
Sono quelli di: C’eravamo tanto amati, 1974, di Ettore Scola, in cui una giovanissima Stefania Sandrelli, dopo aver aspettato per lungo tempo al ristorante il cinico donnaiolo Vittorio Gassman, quando finalmente lo vede arrivare, irritatissima, gli proietta in faccia gli spaghetti che ha davanti.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ COMPATTI
Sono quelli di: Hanno rubato un tram, 1954, di Mario Bonnard, Aldo Fabrizi e Sergio Leone, in cui il tranviere Aldo Fabrizi, essendo tornato a casa in ritardo, trova gli spaghetti nel piatto, talmente incollati e compatti, da essere diventati un corpo unico.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ MARZIALI
Sono quelli di: Kung-fu Panda, 2008, di Mark Osborne e John Stevenson, in cui un simpatico e goffo panda, patito delle arti marziali, fantastica diventarne un campione ma deve fare i conti con la sua quotidiana attivita’ di venditore di spaghetti in brodo.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ SCROCCATI
Sono quelli di: Tachiguishi Retsuden (Ladri di spaghetti), 2006, di Mamoru Oshii, che illustra i piu’ vari, strani e geniali stratagemmi per scroccare spaghetti in brodo.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ FRESCHI
Sono quelli di: Mine Vaganti, 2010, di Ferzan Ozpetek, nel quale Riccardo Scamarcio, il rampollo di una famiglia di pastai pugliesi, che si vede costretto, suo malgrado, ad occuparsi dello stabilimento di famiglia, assaggia degli spaghetti appena trafilati dalla macchina, ancora morbidi e, quindi, freschissimi.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ REPUBBLICANI
Sono quelli di: Una Vita Difficile, 1961, di Dino Risi, in cui gli affamati e poveri in canna, Alberto Sordi e Lea Massari, vengono invitati ad una cena di nobili superstiziosi, che non vogliono restare a cena in 13. Dalla radio vengono diffusi i risultati del famoso Referendum tra Monarchia e Repubblica. I nobili, appresa la ferale notizia della perdita della loro amata Monarchia, lasciano la tavola sdegnati. Restano i soli due invitati dell’ultima ora, che festeggiano con gli spaghetti piu’ repubblicani.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ INTASCATI
Sono quelli di: Miseria e Nobilta’, 1954, di Mario Mattoli, in cui uno straordinario Toto’ che interpreta Felice Sciosciammocca, festeggia a modo suo un inaspettato e lauto pranzo (ordinato ad in saputa della famiglia da uno spasimante di una delle ragazze di casa), montando in piedi sul tavolo, danzando e affondando a piene mani nella enorme spaghettiera, mettendosene a manciate in bocca e, perfino in tasca.
GLI SPAGHETTI IN CELLULOIDE PIU’ MITICI
Sono quelli di: Un Americano a Roma, 1954, di Steno, in cui un giovanissimo Alberto Sordi stravede per il mito americano, che si va imponendo in Italia dall’immediato dopo-guerra, sino a scimmiottare il modo di essere e di vivere degli statunitensi. Rincasando a tardissima notte, Sordi scansa il piatto di spaghetti che gli aveva lasciato la madre sul tavolo della cucina, per approntarsi una cena tipicamente americana, secondo la sua distorta visione, a base di latte, yogurt, marmellata, mostarda, ecc. Dopo aver assaggiato, e subito sputato, l’orribile intruglio che aveva messo insieme, torna al tradizionale piatto di spaghetti italici, approcciandoli con una delle battute piu’ mitiche del cinema italiano: – Maccarone, m’hai provocato e io ti distruggo adesso, maccarone! Io me te magno, ahmm! – La scena, oramai indelebilmente impressa nell’immaginario cinematografico, e’ una delle piu’ riuscite della lunghissima e fortunatissima carriera di Alberto Sordi. Ed e’ bello ricordare che fu girata in pochissimi minuti, senza alcuna preparazione, praticamente improvvisata, all’impronta. Semplicemente geniale!
Ricerca filmografica, montaggio e testi a cura dell’Ing. Catello Masullo
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