

Il documentario di Paola Sangiovanni proiettato nella ricorrenza del 25 aprile alla sala cinema dell'VIII municipio
Marisa Ombra è una donna piccola e minuta. Non riesco a definirla una anziana signora sebbene i suoi anni lo attesterebbero.
Il suo portamento elegante e delicato fa pensare ad origini sociali ben diverse: sembrerebbe una aristocratica e lo è, ma di quelle cresciute nel solco fiero e ribelle della cultura socialista del padre metalmeccanico, diventato poi un comandante partigiano.
Nel suo viso brillano due occhietti vivi ed intelligenti, pieni di una forza e di una energia dalle quali si è rispettosamente e teneramente attratti: mi viene in mente mia madre, stessa generazione, inconsapevoli emuli di Hypatia, stessi valori semplici e chiari basati sulla libertà e la conoscenza ed una forza interiore che deriva dall’essere figlie della terra.
Di Padania o di Langhe poco importa: la distinzione tra il tornio e l’aratro, tra telaio e risaia, è semplicemente lo strumento diverso per arrivare allo stesso risultato: l’intelligenza del fare, la consapevolezza di essere. È inevitabile attingervi. È quel risultato ed il contesto nel quale ha avuto vita e sviluppo, è quel risultato la luce viva dei suoi occhi e delle sue parole.
Per la presentazione del documentario "Staffette" di Paola Sangiovanni, organizzata dall’Associazione culturale Hipatia nella sala cinema del Municipio delle Torri, Marisa Ombra è lì semplice e forte.
Anche se nelle intenzioni della regista Paola Sangiovanni il titolo voleva essere vagamente ironico, poiché nella visione militare e maschile la staffetta svolge e ricopre un ruolo secondario quasi screditato, un po’ come il tamburino o la Marianna delle salmerie, appare evidente l’importanza strategica ricoperta dalle donne durante la lotta di liberazione e la Resistenza partigiana anche come staffette. Staffette appunto.
Marisa non parla subito della determinante esperienza e della parte importante che lei e le altre hanno avuto come staffette partigiane.
Le preme esordire con un riferimento al conseguente passaggio alla Unione Donne Italiane ed alla lunga ed articolata lotta che all’indomani della Liberazione ha continuato con la liberazione delle donne italiane.
Le tappe sono scritte nella storia culturale e politica di questo paese: il diritto di voto, la nuova legge sul Diritto di famiglia, la lotta per il diritto al lavoro e l’occupazione femminile, il divorzio, la legge 194.
Marisa esordisce ricordandone al presente il percorso lungo, doloroso e difficile. È un esordio rivolto al passato per non perdere la consapevolezza del presente difficile e preoccupante che appare a tutti gli antifascisti all’indomani delle elezioni politiche.
Tuttavia queste conquiste delle donne e la lotta per la loro emancipazione non possono non riportare la sua testimonianza a quell’età giovane in cui fece scelte decisive e determinanti. L’età in cui scelse, lei e le protagoniste del documentario, la parte dove stare e dove essere, per sempre. Così le condizioni di successivo sviluppo di quei valori che si estrisecarono in quello che sommariamente viene chiamato movimento di emancipazione delle donne, quelle condizioni erano già presenti in quelle giovani partigiane.
Marisa ci tiene a premettere tutto questo, soffermandosi minuziosamente su quei particolari che cronaca e storia hanno riportato: la violenza sulle donne, sempre ricorrente ed attuale che si accompagna, come in guerra, alla disgregazione delle relazioni sociali, dalla strage del Circeo alle ultime vicende di cronaca; l’organizzazione delle donne, dal Governo vecchio di Roma a Via dogana di Milano, al Giardino dei ciliegi di Firenze, alle Donne contro la mafia di Palermo, con parole coraggiose e forti che hanno dato vita a quello che oggi si dà come acquisito e scontato: riprendiamoci la notte, il corpo è mio, donna è bello.
Il documentario è una equilibrata sintesi tra la storia (così come è stata generosamente offerta dagli archivi di storia delle Resistenza delle varie zone delle Langhe, del Monferrato e dell’Astigiano), la storia narrata in prima persona dalle donne che la vissero e la costruirono, e brani musicali.
La scrittura che ne deriva è elegante, leggera ed avvincente. Chiara, Anna, Nicoletta, Breda, Pina e Marisa, che oggi raccontano della loro gioventù e della Resistenza, raccontano anche dell’essere già parte importante ed impegnativa di un progetto chiamato Costituente, Carta Costituzionale, Repubblica, Ordine Nuovo, Humanità nova.
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