

Davanti a quei grandi ristagni di acqua sul viale alberato che fiancheggia l’impianto sportivo A. Nori
Quattro “umarell“, dal dialetto bolognese “omino”, con le mani dietro la schiena osservano il viale alberato del parco di Tor Tre Teste che confina con largo Cevasco.
Commentano e criticano quel viale che era molto bello ed ora è mal ridotto, potevo non scendere dalla mia bicicletta per ascoltare la loro chiacchierata?
Umarell 1: “Dopo un acquazzone o una semplice giornata di pioggia il viale si trasforma in un percorso ad ostacoli tra enormi pozzanghere e zone fangose”
Umarell 2: “Il ristagno d’acqua non è solo un fastidio visivo, ma rappresenta un problema concreto che può compromettere la sicurezza, l’estetica e la durabilità del viale sterrato”
Umarell 1: “Fango che sporca, foglie scivolose, situazioni comuni che si potrebbero risolvere in modo definitivo ed elegante”
Umarell 3: “Ma lo sapete che le foglie cadute, il fango e l’acqua di pioggia fertilizzano il suolo? Lo proteggono e ne aumentano la biodiversità. Le foglie si decompongono e creano suolo o terra, fornendo nutrienti come carbonio e azoto. Il fango, formato da terra e acqua, può apportare minerali e migliorare la struttura del suolo, mentre l’acqua di pioggia idrata e trasporta nutrienti”.
Umarell 4 guarda i suoi amici, in particolare
Umarell 3, si sposta a destra, torna a sinistra e poi chiede la loro un po’ di attenzione.
Una volta ottenutala esclama “Puttissi èssiri un vìali maravigghiusu, e mmeci è un vìali scunzacatu.
Se non avete compreso il dialetto siciliano lo traduco in italiano: ”Potrebbe essere un viale meraviglioso e invece è un viale rovinato”.
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