Tassa sul cinema: senza novità il 31 marzo sarà sciopero

E' l'ultimatum dell'Anec Lazio

La notizia dell’arrivo di una tassa cinematografica, inserita all’interno del famoso decreto "Milleproroghe", era iniziata a circolare sin dal mese di dicembre destando non poche polemiche da parte degli esercenti e dei consumatori, anche se il continuo dibattito sulla reale utilità del provvedimento faceva ben sperare in un ripensamento sulla sua approvazione.

Purtroppo le speranze degli amanti del grande schermo sono svanite in un colpo lo scorso 26 febbraio, quando il "Milleproroghe" è divenuto ufficialmente legge, stabilendo che dal prossimo 1 luglio 2011 il costo del biglietto aumenterà di 1 euro.

Questo provvedimento ha mandato su tutte le furie il numerso popolo degli operatori delle sale cinematrografiche di Roma e del Lazio pronti a scendere in campo contro questa decisione, affermando: "Noi 140 cinema del Lazio con i nostri 400 schermi, a tutela dei nostri 15 milioni di spettatori, chiediamo al governo il blocco immediato della tassa a carico degli spettatori di un euro per ogni biglietto cinema. Le risorse per finanziare la cultura in un paese moderno vanno reperite all’interno degli investimento dello Stato o attraverso un equo prelievo su tutta la filiera di sfruttamento del prodotto cinematografico e non dalle tasche dei cittadini. Qualora la tassa venisse confermata metteranno in atto qualsiasi azione di contrasto contro questa tassa scandalosa e senza precedenti".

Sul piede di guerra anche Valter Casini, presidente dell’Anec Lazio, promotore della contestazione che ha visto l’acquisto di uno spazio pubblicitario di un’intera pagina del Corriere della Sera, all’interno della Cronaca di Roma, e la diffusione su Youtube di un filmato che prende di mira i tre fautori del decreto: Berlusconi, Bondi e Tremonti.

«Ci opporremo con ogni mezzo a questa tassa, in difesa dei propri diritti e di quelli degli spettatori. Stiamo pensando  – dichiara Valter Casini – di ricorrere alla Corte di giustizia europea, per opporre, se possibile, uno sciopero fiscale da parte degli esercenti cinematografici. Non possono toglierci l’unica leva di mercato che è il costo del prezzo del biglietto».

Mentre a chi gli fa notare che la tassa sarebbe necessaria per il finanziamento della filiera cinematografica, Casini risponde: «Ritengo che sia assolutamente sbagliato far ricadere nelle tasche dei cittadini il mancato finanziamento del Fus (Fondo unico dello spettacolo ndr.)». La tassa di un euro, stando ai calcoli del Governo, porterebbe nelle casse dello Stato 90 milioni di euro all’anno. «Certo, ma il governo non può pagare i suoi debiti pregressi nei confronti dei grandi produttori cinematografici italiani, ovvero una serie infinita di assegni post-datati, con i soldi dei cittadini».

L’Anec Lazio lancia un ultimatum al Governo dichiarando, che se entro il 31 marzo, non si arriva ad una decisione concreta si vedranno costretti ad attuare uno sciopero della programmazione dei film italiani.

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