

Al Teatro di Terrasanta di via Boccea 590 e all'Auditorium di San Sebastiano in via della Stazione di Cesano 402
Teatro D’Autunno 2005, con la direzione artistica di Marcello Amici, presenta quattro spettacoli nel Teatro di Terrasanta in via Boccea 590 (Casalotti) dal 17 al 20 novembre e all’Auditorium di San Sebastiano in via della Stazione di Cesano, 402 (Cesano di Roma) il 26 e 27 novembre – 3 e 4 dicembre.
"Abbiamo pensato questa iniziativa perché la periferia romana, – dichiarano gli organizzatori – quella dopo il raccordo anulare, quella che sta ’fuori porta’ non sia esclusa dai progetti culturali che impreziosiscono la Città. Pensare a Roma ’partendo dalla periferia’ con il teatro: la cosa più fragile, la più solida, la più grande, perché quel mondo immobile oltre il raccordo si animi".
Info tel/fax: 06 6620982 e www.personalaboratorio.it
17 novembre (giovedì) – ore 21 (Casalotti); 4 dicembre (domenica) – ore 19 (Cesano)
UNO E DUE
di Gianni Davoli e Marcello Amici. Regia di Natalia Adriani
Pirandello e Modugno di fronte. È una strana avventura di pupazzi traditi e offesi, ironici e umoristici. È un omaggio al teatro e alla musica con le parole di Luigi Pirandello e di Domenico Modugno. Con loro sul palcoscenico una scultura, una chitarra e un bandoneon. Uno è un istrione che ripercorre le tappe della sua vita nuda, l’altro è anch’egli un istrione in bianco e nero. Usano le parole e la musica per sorridere a sé stessi riflessi in uno specchio. È un Modugno che sottolinea un universo cupo, ossessivo, dal quale si risale come dalle profondità di un abisso: Lu tamburru de la guerra, Amara terra mia, L’uomo in frack, Cavaddu cecu de la miniera. È un Pirandello che ha dato appuntamento sul palcoscenico ai suoi personaggi: Leone Gala, Laudisi, Cotrone, Enrico IV, Mattia Pascal, Martino Lori, il Padre… il loro interfaccia è il mondo futurista di Modugno che racconta storie dai connotati di sogno, passioni non più soggette alla forza di gravità.
Due personaggi. Uno parla, l’altro canta, esasperano i loro ricordi, i loro desideri, i loro dolori, i loro vizi, le loro virtù. Per essi Modugno e Pirandello colorano la vita, riscrivono una poetica dell’assurdo avant la lettre per il reperimento di funzioni e meccanismi simbolici scovati dietro lo spessore della illogicità quotidiana.
In scena: Marcello Amici e Gianni Davoli. Scene: Marcello de Lu Vrau. Disegno luci: Sara Mesa e Daniele Sposato. Scultura: Carlo Bari
18 novembre (venerdì) – ore 21 (Casalotti) e 26 novembre (sabato) – ore 21 (Cesano)
IL TRENO HA FISCHIATO…
di Luigi Pirandello. Regia di Marcello Amici
Il treno ha fischiato…, L’uomo dal fiore in bocca e All’uscita. È una notte di lampioni a gas in una città senza sera di un raro Mallarmé, popolata di istrioni ardenti e di personaggi espulsi da un cimitero con le loro torve storie, da contrapporre all’immortalità del filosofo destinato in eterno a ragionare tra vita fisica e astrazione mentale, tra storia e natura, tra malinconia e desiderio.
“Con delle monadi pirandelliane – dice il regista – che introducono i due atti unici vorrei concludere una mia tesi: l’universo pirandelliano è lo spazio dell’istrione. Le sghembe poesie, i romanzi, le novelle, le commedie che lo popolano, sono aspetti di una contraffazione istrionica, alterazione di una voce umana nel tentativo disperato di sottrarre la vita alla pena di una forma: la pena d’esser così e di non poter più essere altrimenti. Per evitare lo scacco, per ingannare la morte, l’istrione adopera tutte le sue risorse: esaspera il giuoco, irrigidisce la maschera, esibisce la sua stessa sofferenza nel vano tentativo di mutare in disgusto il piacere ineliminabile della vita. La dissimulazione è collocata ovunque, anche tra apparenze di vivi e di morti, perché la vita fa male a tutti, inevitabilmente”.
Gli attori:
Marcello Amici, Marco Vincenzetti, Umberto Quadraroli, Marco Baldasseroni, Francesca Cutelli,
Michela Scrocca, Cristina Cubeddu, Veronica Esposito, Paola Tripodo, Simone Mariani, Rodolfo Castagna
Scene: Marcello de Lu Vrau. Disegno luci: Sara Mesa e Daniele Sposato. Costumi: Carlo Bari
Musiche: Marco Baldasseroni
19 novembre (sabato) – ore 21 (Casalotti) e 27 novembre (domenica) – ore 19 (Cesano)
QUANDO S’E’ CAPITO IL GIUOCO
di Luigi Pirandello. Regia di Marcello Amici
C’è La patente nell’ingranaggio base della messinscena e tutti quei personaggi di Pirandello che hanno capito il giuoco. È l’incontro di “diversi” che vivono in solitudine: Chiarchiaro, il giudice D’Andrea, Tararà, quello de La verità. Il senso della messinscena è nascosto nel suo sottofondo grottesco dove ciascuno potrebbe vivere una sua originalissima forma di libertà recuperando ciò che di irriducibilmente vitale esiste in ogni vita.
Il magistrato scopre che Chiarchiaro, esacerbato contro la società, ha osato quello che lui, protetto, ma al tempo stesso imprigionato dal proprio ruolo, non ha ardito che pensare nel segreto delle sue meditazioni notturne.
La sofferenza ha conferito una paradossale grandezza a tutti questi poveracci, li ha resi capaci di accettare fino in fondo il loro stato di “diversi”. C’è tra di loro un moto quasi impercettibile, una momentanea intimità, una identificazione. Commedie limite in ogni senso, meccaniche e crudeli, nitide e coerenti, persuasive e sincere, ironiche e umoristiche, dove si racconta di istrioni che in punta di fioretto provano lo spettacolo un po’ compiaciuto del loro futuro virtuosismo dialettico, della loro logica, della loro stanza della tortura. Tranquilli, perché tutti hanno capito il giuoco.
Gli attori:
Marcello Amici
Marco Vincenzetti
Cristina Cubeddu
Rodolfo Castagna
Michela Scrocca
Francesca Cutelli
Umberto Quadraroli
Veronica Esposito
Marco Baldasseroni
Scene: Marcello de Lu Vrau
Disegno luci: Sara Mesa e Daniele Sposato
Costumi: Carlo Bari
Musiche: Marco Baldasseroni
20 novembre (domenica) – ore 18 (Casalotti)
3 dicembre (sabato) – ore 21 (Cesano)
TRILOGIA, SECONDO ATTO
di Andrea Baracco. Regia di Andrea Baracco
Una memoria frammentata in immagini che nascono improvvise e limpide.
Un luogo mentale dove varie figure, le une legate alle altre, compaiono per poi sprofondare nel silenzio.
Voci mute che rendono sordi.
Questo è l’universo fatto di figure, immagini, e suoni che Max Frisch pone di fronte allo spettatore. Quasi delle schegge di una memoria che solo ora, qui, in questo paesaggio oramai desertificato, si ricompongono in un affresco sensuale e pregno di rimandi.
Un colore nitido e urlante attraversa uno spazio composto da voci e corpi immobili, è Katrin, donna che non si afferra, che non si definisce, che mai nessun uomo che l’ha sfiorata è riuscito a possedere.
Gli attori:Roberto Manzi, Maria Sole Mansutti, Emiliano de Venuti, Andrea Capaldi
Costumi ed elementi scenici: Fabrizio Timo
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