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Totò a Monteverde

Nei pressi di Villa Sciarra, in Via Ugo Bassi 3, è situato un edificio spettacolare per il suo stile veneziano, ricco di bifore, caratterizzato dalla bicromia e dominato da una torretta che sovrasta i tre piani della struttura architettonica. È un’opera commissionata nel 1920 all’ingegnere jesino Quadrio Pirani (Jesi, 1878-1970) dal famoso cantante lirico basso Giulio Cirino (Roma, 1880-1970), che desiderava una propria dimora consona al proprio prestigio.

La figlia del cantante lirico, Delia, fu una buona pianista che non amava esibirsi in pubblico, ma sposò nel 1942 il cantante lirico basso Paolo Silveri (Roma, 1913-2001). Questi, trasferendosi da Via di San Calepodio 7, nei pressi di San Pancrazio, a Via Ugo Bassi 3, aggiungeva così il proprio cognome al Villino Cirino. Dopo l’eredità ai loro due figli, Giuliano nato nel 1942 e Silvia, nata nel 1946, riportata nel volume 15 del Metropolitan Opera Build del 1950, la palazzina compare in alcune pellicole cinematografiche, come location scelto da registi quali Paolo Heusch per il film “Il comandante” del 1963, oppure Carlo Verdone per “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” del 2003 ed anche Stefano Sollima per una scena della serie “Romanzo criminale” del 2010.

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Totò, nome d’arte del Principe Antonio De Curtis (Napoli, 1898 – Roma,1967), famoso attore comico, si vuol ricordare il film in bianco e nero, girato nei soli due mesi autunnali del 1963, e interpretato da un “crepuscolare Totò”, come egli stesso si definì in una intervista rilasciata a Oriana Fallaci per l’”Europeo”, giunto all’età di sessantacinque anni e ipovedente ad un occhio. Il film, dal titolo “Il comandante”, era stato annunciato erroneamente come il suo centesimo della carriera, ma fu un vero fiasco. Due anni dopo, però, Totò riceveva, meritatamente, il Nastro d’Argento come miglior attore protagonista, per il ruolo del Frate Ciccillo nel film “Uccellacci e uccellini”, diretto da Pier Paolo Pasolini, per il quale Totò reciterà anche nel febbraio del 1967, due mesi prima della morte, nell’episodio “Le streghe” del film “La terra vista dalla luna”, e nell’episodio “Che cosa sono le nuvole”, per il film “Capriccio all’italiana”.

Il Villino Cirino Silveri, nel film con Totò che interpreta “Il comandante”, rappresenta la dimora del generale Antonio Cavalli, giunto alla pensione e incapace di abbandonare lo stile di vita militare. Dedito alla scrittura delle sue memorie, il generale è sofferente nel suo studiolo arredato all’interno della torretta dell’edificio. La moglie, interpretata dall’attrice Andreina Pagnani, cerca di aiutarlo ad uscire dalla depressione, ingaggiando due agenti immobiliari che devono fingersi suoi datori di lavoro, ma questi si mettono nei guai con truffe e frodi. Il generale, che rischia la galera insieme ai malviventi, scopre che la moglie gli pagava lo stipendio tramite i due, e quindi tenta il suicidio, ma, ancora una volta, la moglie lo salva.

L’insuccesso del film ha sopito inevitabilmente le bellezze del Villino Cirino Silveri, ma, rivedendo la pellicola, sono ben riconoscibili gli ambienti, gli arredi e la planimetria. In sintesi, ciascun dei tre piani è caratterizzato da un lungo corridoio che termina con un doppio salone, intervallato da due stanze laterali, anticipate ciascuna da un piccolo atrio. L’inconfondibile torretta è coetanea e gemella a quella realizzata da Gustavo Giovannoni per la Birreria Peroni, in Via Alessandria, e conferma la collaborazione di entrambi i professionisti nella più ammirevole realizzazione del complesso della Garbatella.

Anche l’arredo del Villino merita una considerazione poiché è evidente il lusso nella scelta di mobili intarsiati e nella scelta della quadreria d’autore.

Probabilmente un tale lusso può evocare la vera residenza pariolina del principe Antonio de Curtis, ma il personaggio di Totò impreziosisce la storia del quartiere di Monteverde, già arricchita dalla più nota vita di Pier Paolo Pasolini.

Il Video

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4 commenti su “Totò a Monteverde

  1. Mio nonno Giulio aveva 2 figli, il maggiore Raffaele (mio padre) ufficiale carrista in Africa durante la 2° guerra mondiale e Delia (mia zia) che sfruttò l’assenza di mio padre per farsi intestare la proprietà del villino… così, tanto per chierire le cose..

  2. Sono Silvia Silveri, proprietaria, con altri fantastici amici del Villino Cirino Silveri a Monteverde, ho appena letto la testimonianza datata 17 aprile 2022, menzognera e diffamatoria, resa dal Signor Giulio Cirino circa la proprietà dell’immobile.
    Al lui rispondo con una frase dal Don Giovanni di Mozart gradita a nostro nonno: “Ribaldo, audace, lascia ai morti la pace!”.
    Circa il piacevolissimo articolo “ Totò a Monteverde” di sei anni fa, “veniamo con questa mia addirvi” che alcuni particolari degli interni potevano essere glissati visto che trattasi di abitazioni private.
    In ultimo, non credo che l’insuccesso del film abbia sopito la bellezza del villino, visto che proprio quel motivo aveva spinto lo stesso principe De Curtis a sceglierlo come location.
    Così tanto per chiarire le cose e “senza nulla a pretendere” saluto cordialmente.
    S.S.

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