

La tensione è esplosa durante una delle prime assemblee pubbliche con il Comune presente
All’Ostiense basta fermarsi un attimo, in mezzo alle vecchie mura degli ex Mercati Generali, per sentire il rumore di qualcosa che si muove. Non sono i cantieri – che qui mancano da vent’anni – ma le voci del quartiere, sempre più tese, sempre più determinate.
È qui che il fondo americano Hines vuole far sorgere la sua mega-riqualificazione da 380 milioni. Ed è qui che, da qualche settimana, cresce il fronte del “no”.
Un fronte che non si limita a mugugnare: ha creato un comitato, si incontra, studia documenti, chiama tecnici, ex amministratori, associazioni. E ora ha una richiesta che rimbomba come un ultimatum: revocate la convenzione firmata il 10 novembre.
La tensione è esplosa durante una delle prime assemblee pubbliche con il Comune presente. Una sala gremita del centro anziani, sedie recuperate all’ultimo minuto, gente in piedi stretta contro i muri.
Al tavolo l’assessora ai Lavori Pubblici Ornella Segnalini, l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, la capogruppo Pd Valeria Baglio e il minisindaco dell’VIII Municipio Amedeo Ciaccheri.
Davanti a loro, cittadini con faldoni, mappe, appunti evidenziati. Un quartiere che da troppo tempo si sente spettatore di un destino già scritto.
È lì che la richiesta è arrivata, chiara, secca, impossibile da equivocare: “Questa convenzione va revocata. Punto.”
Il cuore del malcontento ha un nome preciso: il maxi–studentato. Oltre duemila posti letto, solo il 25% a prezzi calmierati – “calmierati” si fa per dire: 600 euro per un posto letto. Il resto può superare i 1.200 euro al mese.
Per molti residenti è un’operazione che rischia di snaturare l’Ostiense, trasformandola in un dormitorio di lusso per universitari stranieri e un polo commerciale mascherato.
Ma il dissenso non si ferma qui:
– si chiede più verde, molto più verde;
– si invoca la tutela dell’habitat naturale che negli anni, tra incuria e abbandono, ha riconquistato spazio;
– si parla perfino dell’antico fiume Almone, che scorre ancora sotto i terreni dei vecchi mercati, come di un patrimonio da proteggere.
Il Campidoglio cerca di raccontare un’altra storia. Una storia fatta di occasioni perse per vent’anni, di varianti urbanistiche, ricorsi, passaggi di mano (prima la Lamaro di Toti, poi Hines), e perfino interventi dell’ANAC.
Una storia che oggi sembra avere finalmente uno sbocco: un privato disposto a investire 380 milioni in cambio della concessione per 60 anni di un’area pubblica da nove ettari, a 165mila euro l’anno.
E su un punto gli assessori insistono: “Metà del progetto è pubblico”. Biblioteca, mediateca, sale eventi, coworking, aree sportive, piazze, verde. Perfino un asilo nido, uffici pubblici e un hub per l’innovazione. Un tentativo di rassicurazione che, però, non piega gli animi.
La convenzione prevede interventi imponenti:
38mila mq di verde e piazze,
38mila mq di parcheggi pubblici,
27mila di parcheggi privati,
1.400 mq di uffici pubblici,
23mila mq tra cultura, tempo libero e socialità,
10mila mq per imprenditoria giovanile,
2mila mq per palestra e benessere,
50mila mq per la residenza universitaria.
I lavori, se tutto fila liscio, inizieranno nel 2027 per concludersi nel 2030.
Ma il comitato è irremovibile. E accusa il progetto di non rispettare il bando del 2003:
– il 61% delle superfici, dicono, sarebbe destinato a funzioni turistico-ricettive, uffici, ristorazione e commercio;
– la parte culturale sarebbe ridotta al minimo;
– mancato coinvolgimento del quartiere;
– scarsa trasparenza;
– procedura piena di “vizi” documentati.
E soprattutto, respingono come una leggenda metropolitana l’idea della “penale milionarìa” se il Comune recedesse dalla convenzione:
“Non è vero, non c’è alcuna multa. È solo un paravento per andare avanti a ogni costo”.
In mezzo alla tempesta prova a mediare il presidente dell’VIII Municipio, Amedeo Ciaccheri: “Il confronto con i residenti ci sarà. Da gennaio apriremo tavoli di lavoro, entreremo nel merito di tutto, punto per punto. Le proposte del territorio saranno portate al privato”.
Un gesto distensivo, che però non sembra bastare. L’Ostiense è una pentola che ribolle, e il progetto Hines ne ha alzato il coperchio.
Tra promesse di rigenerazione e timori di speculazione, il futuro degli ex Mercati Generali resta un terreno minato.
E la città, ancora una volta, guarda a quello che accadrà in una delle sue aree più simboliche – sospesa tra ciò che è stata e ciò che potrebbe diventare.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.