Trasformare Roma in Città-Regione e i Municipi in Comuni metropolitani

Riprendere il processo riformatore interrotto dalla Legge del 2009 su Roma Capitale. Pro-memoria per i candidati Sindaci e i candidati a Presidenti municipali
Francesco Sirleto - 17 Luglio 2021

Nel prossimo mese di ottobre si svolgeranno, probabilmente in due diverse tornate (tutti i sondaggi sulle intenzioni di voto dei romani, infatti, concordano sulla prospettiva del ballottaggio), le elezioni per rinnovare il Consiglio del Comune di Roma (ufficialmente: Assemblea capitolina) e per eleggere il nuovo Sindaco di Roma Capitale e della Città metropolitana. Contemporaneamente gli elettori saranno chiamati ad eleggere i nuovi Presidenti dei 15 Municipi e a rinnovare i rispettivi Consigli municipali. Saranno elezioni importanti perché i nuovi amministratori saranno posti di fronte a problemi di così rilevante gravità che, sicuramente, occorreranno notevoli dosi di coraggio ma, soprattutto, competenze e capacità di iniziativa e doti organizzative molto maggiori rispetto al passato.

Non ho bisogno di elencare i problemi nei quali si dibatte la Capitale d’Italia: sono sotto gli occhi di tutti, romani e, ahi-noi!, non romani, i quali ultimi, ogniqualvolta hanno l’occasione di visitare Roma, non possono fare a meno di stupirsi dello stato di abbandono e di degrado abbattutosi, in questi anni, sulla città più bella del mondo. Tuttavia, a prescindere dalle competenze in possesso dei futuri amministratori (con l’augurio che siano di notevole quantità e qualità), vi è un nodo problematico, preliminare e prioritario, la cui risoluzione non dipende affatto dalla volontà e dalla bravura dei nostri amministratori, ma dalla capacità del Parlamento italiano di equiparare, nell’assetto istituzionale e normativo, la Capitale della nostra Repubblica alle capitali dei più avanzati Stati europei e non europei. Quando si parla di assetto istituzionale e normativo si intende, sostanzialmente, l’insieme dei poteri e delle competenze di cui possono godere i nostri amministratori che, se non viene modificata radicalmente la legislazione vigente, non saranno mai pari a quei poteri e a quelle competenze di cui godono, da tempo immemorabile, i loro colleghi di Parigi, Londra, Madrid, Berlino, ecc.

L’esigenza di una profonda riforma della legislazione vigente

Ampliare i poteri e le competenze del Sindaco e dell’Assemblea Capitolina e, parallelamente, modificare radicalmente il quadro normativo sul quale si basa il decentramento amministrativo di Roma Capitale presuppone, necessariamente, la radicale riforma della Legge n. 42/2009 e, di conseguenza, dello Statuto del Comune di Roma (che risale al 2013) e della Delibera sul Decentramento che, salvo superficiali modifiche, è ancora rappresentata dalla Delibera n. 10 dell’8 febbraio 1999.

Il Parlamento si deve impegnare ad approvare una Legge che dia finalmente attuazione al 3° comma dell’art. 114 della Costituzione (“Roma è la Capitale della Repubblica. La legge dello Stato disciplina il suo ordinamento”), trasformando Roma e la Città metropolitana in una Città-Regione, sul modello di metropoli quali Berlino, Parigi, Londra. Ciò significa che tutte quelle competenze, sia legislative che amministrative, riconosciute alle Regioni e previste dagli articoli n. 117 e n. 118 della Costituzione, devono essere riconosciute anche al Sindaco di Roma e all’Assemblea Capitolina, ivi comprese i poteri (legislativi e amministrativi) sulla tutela della salute e sull’urbanistica (o governo del territorio), nonché sulla valorizzazione dei beni culturali e ambientali e sulla protezione civile, ecc. In tal modo sarà possibile alla Città-Regione denominata “Roma Capitale” trasferire o delegare competenze maggiori ai Comuni, ai quali saranno equiparati gli attuali 15 Municipi della Città.

Il progetto di legge n. 2938

Sulla questione della trasformazione di Roma in Città-Regione vi sono già 2 progetti di legge di riforma costituzionale: il primo presentato dal deputato del PD Roberto Morassut (a suo tempo assessore all’urbanistica nella Giunta Veltroni), il secondo presentato dal deputato di Forza Italia Paolo Barelli; vi è poi un altro ddl, per una legge ordinaria, presentato dal deputato M5S Giuseppe Silvestri.

Soffermandoci sul ddl firmato da Morassut (quello senz’altro di maggiore interesse), esso prevede un’ulteriore modifica all’art. 114 della Costituzione (a suo tempo modificato dalla Legge costituzionale n. 3/2001, legge che modificò l’intero Titolo V della Costituzione), nonché la modifica degli artt. 131 e 132.

Nella relazione che accompagna la proposta Morassut troviamo scritto, a proposito del motivo che sta alla base della proposta: “… deve essere considerata, in primo luogo, la necessità di affrontare anche l’emersione di una nuova «questione urbana», che impone un ripensamento degli strumenti di governo democratico delle grandi aree urbane a vocazione internazionale e, tra queste, in particolare, di Roma, Milano e Napoli. Queste aree metropolitane sono, infatti, caratterizzate da intensi processi di concentrazione demografica e produttiva, segnati da consistenti fenomeni di immigrazione e da specifiche esigenze normative e finanziarie cui non si è data risposta, anche a causa dell’incompleta definizione dell’assetto organizzativo delle città metropolitane, di fatto non realizzate dal 1990 [anno dell’entrata in vigore della Legge n. 142/90]. In questo contesto appare particolarmente urgente definire un nuovo assetto istituzionale per la città capitale d’Italia.

Roma rappresenta l’area metropolitana italiana con la maggior estensione territoriale e, con circa 1.287 chilometri quadrati, copre una superficie pari a quella delle nove maggiori città italiane. Roma è, al contempo, la capitale europea con la maggior estensione di territorio amministrato, avendo una popolazione di oltre 2.800.000 abitanti. Se si considera la totalità dell’area metropolitana romana e la si fa coincidere con il territorio della città metropolitana – ex provincia di Roma – l’estensione territoriale raggiunge 5.500 chilometri quadrati e la popolazione oltre 4.300.000 abitanti. Questi dati appaiono indispensabili per avere una piena percezione della realtà urbana romana, che è ormai di scala metropolitana, segnata da una sempre più stretta integrazione e saldatura e, a volte, anche da continuità territoriale tra il Comune di Roma e i comuni contermini.

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A Roma, notoriamente, si concentra l’esercizio delle funzioni di due capitali, quella dello Stato italiano e quella della Città del Vaticano; essa è sede delle rappresentanze diplomatiche di entrambi gli Stati e ospita grandi organizzazioni internazionali come l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. Queste caratteristiche, sommariamente richiamate, consentono ormai di pensare a Roma come a un territorio regionale che può essere efficacemente governato con l’attribuzione di una piena potestà legislativa. In questo senso, Roma avrebbe la possibilità di godere delle stesse prerogative che da anni, a vario modo, caratterizzano tutte le grandi e medie capitali europee. Questo nuovo assetto, sulla base del dettato costituzionale (titolo V della parte seconda della Costituzione, articolo 133), può consentire una piena trasformazione degli attuali municipi in veri e propri comuni, provvisti delle attribuzioni costituzionali in vigore. L’intero assetto, così riformato, potrà consentire un migliore governo di scala superiore sia per la tradizionale complessità di Roma sia per le contraddizioni più recentemente emerse con la globalizzazione. La funzione legislativa e quella deliberativo-esecutiva saranno in grado di agire più celermente e in modo coordinato nel territorio”.

L’obiettivo dichiarato dal ddl 2938, di trasformare Roma in Città-Regione, dovrebbe trovare concordi tutte le persone ragionevoli e che hanno a cuore le sorti della nostra città, a maggior ragione tutti coloro che si candidano ad esserne amministratori. Sulle modalità di realizzazione di questo obiettivo possono esserci, invece, differenti opinioni. Personalmente ritengo che non occorra una nuova modifica costituzionale, con i tempi lunghissimi che essa comporta. Trasformare Roma in Città-Regione è possibile, a mio avviso, anche con legge ordinaria, quella legge prevista dal 3° comma dell’art. 114; tale possibilità, purtroppo, non è stata adeguatamente sfruttata dalla legge n. 42/2009, la quale si è limitata a semplici e non decisivi ritocchi all’assetto istituzionale del Comune di Roma. Tant’è che la successiva modifica dello Statuto del Comune, quella del 2013, poco o nulla ha innovato rispetto allo Statuto del 2000. Di conseguenza è rimasto pressoché invariato anche l’assetto dei poteri e delle attribuzioni e/o deleghe ai Municipi, risalente sostanzialmente alla Delibera n. 10 del 1998.

Inoltre, sempre a proposito del ddl Morassut, si potrebbe osservare che aver collegato la trasformazione di Roma Capitale in città-Regione alla contemporanea riduzione del numero delle Regioni da 20 a 13 (modifica dell’art. 131 della Costituzione), comporterebbe, da parte delle Regioni interessate, tante e tali discussioni e obiezioni che, alla fin fine, l’iter della proposta andrebbe a concludersi in un nulla di fatto. Meglio quindi limitarsi alla piena attuazione del terzo comma dell’art. 114 della Costituzione e, attraverso una legge ordinaria, modificare radicalmente il contenuto della precedente legge n. 42 del 2009.

 La riforma del decentramento

Per quanto concerne la Riforma della Delibera n. 10/1999 (Regolamento sul Decentramento amministrativo), due dovrebbero essere gli obiettivi maggiormente qualificanti di un programma veramente riformista:

1) l’Istituzione di un coordinamento tra i vari Municipi non estemporaneo, bensì permanente, per la discussione di provvedimenti di interesse comune, coordinamento che potrebbe essere rappresentato dall’Assemblea Capitolina allargata a tutti i Presidenti municipali, da convocarsi almeno una volta al mese e con poteri deliberanti;

2) il potere di iniziativa e/o di proposta su questioni relative al governo del territorio (urbanistica) attribuito ai Municipi, singoli o associati tra loro, iniziativa che può essere espressa anche con Delibere dei Consigli municipali interessati; dette Delibere dovranno poi essere obbligatoriamente prese in esame e trasformate in proprie Delibere dall’Assemblea Capitolina allargata ai Presidenti municipali. Anche per quanto riguarda il Bilancio, la Riforma del Decentramento dovrebbe prevedere che un’aliquota delle entrate tributarie della Città-Regione Roma Capitale venga attribuita, obbligatoriamente, ai Municipi di appartenenza dei cittadini contribuenti.

I poteri di Roma Capitale questione nazionale

In conclusione: tanto la riforma dell’assetto istituzionale del Comune di Roma quanto il rilancio e l’ampliamento dei poteri e delle competenze dei Municipi sono temi strettamente legati, e coinvolgono non solo la responsabilità e le capacità innovative degli amministratori locali, ma anche il ruolo e i compiti del Parlamento nazionale, che non può continuare a fingere che la Capitale sia un Comune come gli altri, governabile con i poteri (e, soprattutto, con i limiti) previsti dalla legislazione vigente. La questione dei poteri di Roma Capitale deve diventare una questione nazionale e, poiché Roma svolge un ruolo di straordinario significato a livello europeo e mondiale, la risoluzione di questo nodo avrà una ricaduta a livello internazionale.

Infine, considerata l’importanza di tale questione, i candidati a Sindaco di Roma e i candidati a Presidente dei Municipi, farebbero bene a porla come premessa necessaria e inevitabile dei loro programmi di Governo.

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