

Sembra un controsenso, ma con l’avvento della crisi (che in Italia ne dato l’inizio al 2008 per convenzione storica) in TV le rubriche di cucina si sono moltiplicate. Sono sincero se ammetto di non trovare un nesso plausibile tra difficoltà economiche, che hanno toccato più o meno tutti, e l’evidente accresciuto interesse dello spettatore per la gastronomia, con i cosiddetti divi dietro ai fornelli, con le competizioni, sotto i più svariati titoli, per conferire al vincitore il riconoscimento di Signore dei Fornelli.
Proviamo a ricercare le possibili motivazioni, ipotizzandone in alternativa le giustificazioni.
Ripercorrendo la storia dei programmi TV, è fuor di dubbio che l’avvento delle private ha contribuito a modificare anche le reti pubbliche le quali, visto il successo di alcune innovazioni nel palinsesto soprattutto di Mediaset, non hanno saputo far altro che adeguarsi ai loro accresciuti indici di ascolto, finalizzati anche a modificare il gusto dello spettatore stanco per la verità di programmi stantii e bacchettoni subiti per anni. Così, se all’inizio la TV privata si è accaparrata gran parte degli spettatori con spettacoli di cul in aria spingendo la TV di Stato a scollacciare a sua volta i programmi leggeri e di evasione, non deve meravigliare che oggi la costringa a seguirla – e direi con molta accondiscendenza – nel duplicare in ogni momento della giornata programmi incentrati sulla gastronomia.
Tornando all’inizio del discorso, quello che resta difficile da spiegare è perché questi programmi abbiano successo, tanto da proliferare in un periodo di vacche magre. Ogni ipotesi confluisce alla fine in un’alternativa. O basta riempire l’occhio più che la pancia per sentirsi sazi, oppure la donna e l’uomo casalinghi, addetti ai fornelli, ignoranti delle regole fondamentali che la cucina richiede, si rifugiano nella proposta di manicaretti televisivi, convinti di colmare le proprie lacune, quando sarebbe sufficiente un ricorso all’Artusi e al suo La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene – che a mio parere rimane tuttora il testo fondamentale da cui partire – per stimolare la creatività del singolo, in grado di elaborare da solo le modifiche o le aggiunte alla ricetta dell’erudito e divertente Pellegrino, per dar vita al manicaretto veramente suo.
In definitiva – parlo per me, nella convinzione comunque di interpretare il sentimento di molti utenti televisivi – insieme alla troppa pubblicità costretto a subire c’è una buona dose di culinaria di cui farei volentieri a meno in cambio di programmi interessanti e formativi, per trascorrere una mezzora di evasione davanti alla TV.
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Ciao Ettore, non so se ti ricordi di me; io mi ricordo di te (Antignano, la scuola, tuo padre, etc), sempre con piacere. Ma non so come trovarti: ci provi tu a trovare me? Spero di si. Viviano