A tu per tu con Rocco Papaleo

L’attore lucano è stato intervistato all’interno della sezione “Giornate degli attori” nel quarto giorno del Roma Fiction Fest
di Mariangela Di Serio - 3 Ottobre 2013

Un personaggio eclettico Rocco Papaleo. Simpatico, divertente, ironico, con battuta puntuale e sottile, l’attore si è concesso al direttore del Roma Fiction Festival , Steve Della Casa, che l’ha intervistato nell’ambito della “Giornata degli attori”, una sezione interna alla kermesse romana che vede protagonisti gli attori di Fiction.

Nel corso dell’incontro Papaleo, che vedremo a breve nelle sale con “ Una piccola impresa meridionale” , il suo secondo film da regista, ha rivelato diversi aspetti della sua carriera, tra aneddoti, battute e rivelazioni, creando un’atmosfera di familiarità e mettendo a proprio agio il pubblico presente in sala.

rocco papaleoLa tua carriera nel mondo dello spettacolo è iniziata con musica e cabaret. Sono tanti gli attori che hanno cominciato con spettacoli leggeri. Cosa è cambiato per te facendo cinema?

Non è cambiato molto, anzi l’esperienza del live la sento di più come mia dimensione. E’ cambiato il numero degli spettatori , una sera ad un mio concerto all’Acab c’era solo Sabrina Ferilli.

Quanto ti ha influenzato lavorare in televisione dopo l’esordio nel 1989 con “Il male oscuro” di Mario Monicelli?

Non molto. 25 anni fa non era diffuso il “Fictionismo” e recitare nella fiction non era considerata un’impurità. Dopo la purificazione avvenuta lavorando a teatro, perché in televisione non mi chiamavano più e la serie “Classe di Ferro” non è stata più rinnovata, il primo vero ruolo al cinema è stato in un film di Pieraccioni nel 1995. Probabilmente si erano dimenticati che avevo fatto una fiction.

Hai lavorato con Monicelli, Virzì, Pieraccioni e Genovesi. I toscani hanno una particolare simpatia nei tuoi confronti?

Forse sono io ad averla per loro, o forse è un caso perché la maggior parte dei registi italiani sono toscani. Ho frequentato molto quell’atmosfera, è vero, ma di base c’è una simpatia personale con ognuno di loro: con Virzì abbiamo vissuto insieme, Veronesi è stato il mio talent scout, mentre Pieraccioni è un po’ il suo figlio artistico, è stato proprio Veronesi a suggerirmi a lui.

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Come si lavora con un regista-attore come Pieraccioni?

Ho fatto sei film con lui. C’è una grande amicizia, sempre che anche lui lo confermi. Non penso che lui sia un regista, così come non lo sono io e come in generale non lo sono i registi-attori… anzi no, c’è Nanni Moretti, ma per lui il discorso cambia. In realtà sia io che lui non siamo registi. Leonardo fa solo i suoi film, ha una sua visione della realtà che si percepisce anche nei suoi libri. Non c’è tra noi un rapporto vero di attore e regista, quando giriamo sappiamo già un po’ tutti e due cosa c’è da fare. In realtà, non è proprio la stessa cosa di lavorare, ecco!

Quanto ha cambiato nella tua vita l’aver presentato Sanremo?

Senz’altro è cambiata molto, infatti ora mi pagano di più. Mi sono dovuto sporcare la mani anche con la pubblicità dell’Eni, che ha provocato problemi e polemiche su cui ora non è il caso di tornare. Sanremo è un’esperienza che non può non cambiare, nel bene e nel male. Poteva anche essere un disastro, ma fortunatamente non lo è stato. Era molto vivo il ricordo di me bambino con il televisore, nel mio paese, con intorno cento persone in un salotto a guardare Sanremo. Sono cresciuto con quel mito tanto che l’anno prima avevo anche chiesto di partecipare con una mia canzone.

“Basilicata coast to coast” è un film che è piaciuto, ha vinto premi e la gente è andata a vederlo. Come mai secondo te è andata così bene?

Se lo sapessi, avrei usato la stessa strategia nel film nuovo, invece ho il terrore che stavolta non la farò franca… In realtà, quando è uscito non se ne parlò come film riuscitissimo, recentemente ho anche letto una recensione negativa sul Giornale, ma è normale, ognuno vede un film come vuole. Il film ha conquistato il pubblico negli anni, è piaciuti a tutti, a prescindere dall’età, soprattutto ai bambini. E’ un film autentico, sincero, con bella musica.


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