Categorie: Cronaca
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UE blocca Telecom su aumento canone dell’ultimo miglio

La Compagnia invitata a congelare l'aumento delle tariffe di accesso alle proprie linee che gli altri operatori telefonici pagano per l'uso della rete

La Comunità Europea punta i piedi e invita Telecom Italia a congelare l’aumento delle tariffe di accesso alle proprie linee che gli altri operatori telefonici (Vodafone, Fastweb, Wind e Tiscali) pagano per l’utilizzo della rete – aumento autorizzato nel dicembre 2008 dall’Agcom da 12,14 euro a 13,4 euro, che dovrebbe scattare dal primo febbraio 2009. Il commissario alle Telecomunicazioni Viviane Reding e il commissario alla Concorrenza Neeile Kroes hanno infatti chiesto, in una lettera inviata il 26 gennaio 2009 all’Agcom, maggiore trasparenza nell’iter decisionale dell’operatore italiano, ed inoltre hanno fatto sapere di essere disponibili ad aprire a Bruxelles una tavola rotonda per discutere, insieme ai rappresentanti del Governo italiano, le reali ragioni che spingono Telecom Italia – proprietaria della rete telefonica fisica – ad aumentare il canone agli altri operatori.

Con la liberalizzazione del mercato della telefonia, in Italia, l’operazione di affitto della porzione di rete fisica connessa direttamente alle abitazioni – chiamata tecnicamente Unbundling Local Loop (accesso disaggregato alla rete locale) o anche semplicemente ULL; ma nota al grande pubblico come “accesso all’ultimo miglio” – ha ridisegnato la mappa economica del mercato, svincolando Telecom dal suo ruolo egemonico e dando la possibilità ad altri operatori di entrare nella piazza delle telecomunicazioni. In questo modo, ovviamente, la concorrenza fra i vari operatori in campo genera non solo una riduzione delle tariffe per i consumatori, ma anche un incremento globale dei servizi e delle loro prestazioni. Il canone di affitto dell’ultimo miglio, però, deve essere programmato proporzionalmente al volume di affari del proprietario e dei suoi concorrenti, altrimenti il meccanismo di mercato si bloccherebbe e gli altri operatori sarebbero costretti a lasciare il campo.

La motivazione portata avanti dalla concorrenza è legata non solo ad aspetti di prodotto/servizio – l’aumento del canone avrebbe sicuramente delle ripercussioni sull’offerta – ma ci sarebbero anche tutta una serie di ragioni economico-finanziarie come, ad esempio, il fatto che i costi delle reti in rame scendono e gli ammortamenti sono ormai inferiori agli investimenti. Non ci sono dunque basi solide che giustificherebbero l’aumento delle tariffe che, con buone probabilità, finirebbero per ripercuotersi sui consumatori stessi.

La Commissione Europea, nella lettera al Garante per le Comunicazioni Corrado Calabrò, ha chiesto dunque di dare il via libera agli aumenti solo se realmente motivati da dati aggiornati e verificati. In ogni caso l’orientamento della UE in materia di telecomunicazioni resta quello della concorrenza di mercato a vantaggio dei cittadini; e quindi (possiamo immaginare) della riduzione progressiva dei costi di unbundling per spingere gli investimenti in direzione di qualità ed economicità per telefonia e Internet.

Secondo l’associazione Altroconsumo, inoltre, Telecom Italia non ha mai reso all’Agcom dati sufficienti a motivare l’aumento del canone ULL, realizzando il 14,5% nel 2008 (a fronte del 13,7% dell’obiettivo prefissato) e proponendo per il 2009 uno score del 13,6% che è addirittura inferiore a quello dell’anno precedente. Questa situazione, leggiamo nel documento rilasciato dall’associazione, darebbe un pericoloso segnale soprattutto in termini di inflazione.

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