

Mostra al Museo del Corso di via del Corso 320 fino al 26 febbraio
Il 15 novembre al Museo del Corso della Fondazione Cassa di Risparmio di Roma, presieduta dal Prof. Avv. Emmanuele Francesco Maria Emanuele, è stata inaugurata la grande mostra dedicata a Umberto Mastroianni. Scultore Europeo curata dal Prof. Floriano De Santi, ideata e organizzata da Edieuropa e che si potrà visitare fino al 26 febbraio 2006 in via del Corso 320.
La mostra presenta una sintesi di tutto il percorso creativo di Mastroianni dal bozzetto della "Deposizione" del 1928 al "Teatro Magico XII" del 1998. Sono stati esposti una trentina di bronzi, legni, ori, argenti, arazzi, acciai, ottoni, terracotte, vetri, plastiche, stoffe, ecc., tutti i materiali adoperati da Mastroianni. Visitando l’evento si possono ammirare anche circa 180 lavori le cui riproduzioni a colori sono state raccolte nel catalogo edito da Edieuropa. Gli ultimi dieci anni di vita dello scultore sono caratterizzati con i cicli plastici e pittorici "Metamorfosi", "Kaos", "Teatro Magico", "Giochi del Tao" e "Infinito Cosmico", dalla stagione delle "Figure dell’inconscio". Tutto avviene nel sottosuolo, dove si ascoltano i soffi, gli ansiti e i guaiti delle creature invisibili disegnate da Mastroianni.
Umberto Mastroianni, nato a Fontana Liri in provincia di Frosinone il 21 settembre del 1910, da giovane frequentò a Roma i corsi di disegno all’Accademia di San Marcello. Due anni dopo si trasferì a Torino dove trovò non solo una città operaia sviluppatasi grazie alla Fiat, ma era soprattutto la città di Gobetti, della scuola di Augusto Monti, del "Gruppo dei sei" capeggiati da Lionello Venturi, i quali dovettero combattere la prima battaglia a favore di un’arte di clima europeo, per un "gusto moderno", cui aveva dato il suo contributo anche Giulio Carlo Argan.
Umberto Mastroianni in questa città cercò di migliorare in modo ulteriore la sua attività di scultore nell’atelier di Michele Guerrisi. Egli trovò questo ambiente torinese fortemente stimolante, ma contemporaneamente ostile ad ogni forma di innovazione e progresso, sostenuto da un gruppo di novecentisti, tra cui il Direttore della Galleria Civica d’Arte Moderna, Enrico Thovez, che aveva definito Cèzanne, Gaugin, Van Gogh "terroristi della pittura".
Fu molto positiva la sua amicizia con Luigi Spazzapan, mitteleuropeo di formazione che aveva soggiornato a Vienna e a Monaco dove aveva incontrato e fatta sua la lezione di Kandinskij. Grazie a questa amicizia Mastroianni incontrò anche Peggy Guggenheim e si rese conto che nella città piemontese aveva incontrato un gruppo di amici importanti che rivalutarono il suo lavoro. Il critico Luigi Carluccio, così si espresse riferendosi al lavoro astratto di Mastroianni: "Accanto a Spazzapan le forma lisce e chiuse delle sculture di Mastroianni, desunte dalla statuaria egizia presente a Torino con documenti che sono tra i più belli del mondo, si aprono in superficie, con impronte, solchi, ferite, in un tessuto grafico che è a un tempo geometrico e fantastico".
Le opere che vanno dal 1930 al 1940 sono prevalentemente figurative, ma delle volte si possono intuire ispirazioni astratte, fanno parte di questo gruppo da "Madonna col bambino" del 1931, "Ragazza allo specchio" del 1935, "Nudo in piedi" del 1939, "Busto di donna" del 1944, in essi è possibile ritrovare la radice nell’Arte Ellenistica dalle forme di estrema delicatezza.
L’inflessibilità degli atteggiamenti assunti dai personaggi realizzati in movimento, scolpiti nel marmo o fusi nel bronzo si esprime in candita e trepida grazia attraverso la scultura di ermetica delicatezza.
Inoltre dobbiamo anche ricordare che Maurizio Calvesi, un altro critico d’arte, così si è espresso "che il modello di Mastroianni sembra addirittura essere Michelangelo: a lui risale infatti il contrasto di finito e non-finito, ovvero, in termini moderni, di lucide forme astratte e di materismo informale, in una grandiosa evocazione di processi formativi, eruzioni come rapprese e avvitanti o protese, linee-forza".
Nel 1940 partecipò alla Biennale di Venezia dove venne apprezzato, ma il 1940 è anche l’anno della sua conversione all’astrattismo. Nel 1946 realizzò il progetto per il "Monumento al partigiano" che nel 1969 al momento dell’inaugurazione prese il nome di "Monumento alla Resistenza" e fu collocato nel Campo della Gloria del cimitero di Torino. Mastroianni seguendo una sua idea di astrazione espressiva, raffigurava attraverso quelle forme oscure e spezzate, un ideale di libertà e il dolore per tutte le vite distrutte. Nel lavoro svolto negli anni 1940-1950 Mastroianni si presenta sempre come distaccato e subito cade nella realtà, anche se quella realtà cambia, non si rompe mai nello stesso modo e se ci ferisce con delle schegge acute, ci fa capire che anche il dolore non è mai uguale.
I bronzi come "Salomone", 1957 o "Il sole", 1961 o "Bronzo", 1964 ci fanno capire che se l’aura brilla non su un oggetto intero, ma solo attorno ad un suo frammento, ecco che esso acquista una vibrante corporeità che da frammento di linguaggio si trasforma in frammento di reale, pieno di materia fremente con una energia che si unisce con la parola poetica che Mastroianni scrive in forma di breve poesia, per arricchire il significato dell’opera. Anche per il celebre bronzo "Hiroshima", 1960, si adatta perfettamente l’espressione di Calvesi che così afferma: "Idealmente l’articolazione resta quella della figura o macchina umana, ma con i connotati psicologici dell’autoritratto. La materia in fermento, infatti, è il ribollire che lo scultore sente dentro di sè; scolpire è l’atto di questo continuo, inesauribile, drammatico esternarsi".
Nel 1970 si trasferì a Marino nel Lazio, insegnò all’Accademia di Belle Arti di Napoli e poi a quella di Roma. Nel 1973 gli venne conferito il Premio Antonio Feltrinelli dall’Accademia dei Lincei. Ricordiamo poi le mostre a Palazzo dei Diamanti a Ferrara e alla Fortezza del Belvedere a Firenze. Nel 1987 regalò alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma 26 opere, il nucleo più importante della sua collezione.
Una mostra significativa anche a Milano e a Tokyo gli venne consegnato il "Premium Imperiale". Nel 1994 a Torino si inaugurò l’imponente lavoro bronzeo della cancellata del Teatro Regio. Morì nel 1998 nella sua casa-museo di Marino.
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