

È al cinema dal 22 dicembre, “Un altro mondo”, il nuovo film di Silvio Muccino tratto dall’omonimo libro di Carla Vangelista
Silvio Muccino firma la sua seconda pellicola con un tocco emotivo che avvolge lo spettatore. D’altronde la storia, tratta dal libro di Carla Vangelista che ha anche collaborato con Muccino per la sceneggiatura del film, non è mai banale, né scontata, è piuttosto un percorso di crescita che comporta sofferenza e accettazione del proprio passato,per poi lasciarlo andare.
Solo sciogliendo vecchi nodi e perdonando è possibile tornare a vivere la propria vita.
Andrea e Livia; a tenerli insieme, una vita facile da trascinare avanti, scandita da rumori tutto intorno, feste ad alto volume e parole tenute prigioniere.
Poi una lettera che ha il sapore del passato, una parte di vita difficile da mandare giù, frasi scritte da un padre mai veramente papà per Andrea che lo portano a vivere un viaggio alla scoperta degli eventi inattesi, un percorso alla riscoperta di se stessi.
E poi ritornare a casa e vedere quella vita facile sgretolarsi di fronte agli occhi, come neve al sole.
Così comincia la storia di due fratelli che si incontrano per la prima volta in Africa, e che vivono in due mondi lontani ma hanno lo stesso sangue e le stesse paure. Il loro incontro è uno sguardo profondo nei sentimenti contrastanti, nell’amore mai dichiarato, nella vita mai affrontata.
E la verità è fatta di dolore da soffrire, di momenti che gelano il battito del cuore e di sensazioni di incertezza.
Ma la luce fa male e si ha la tentazione di nascondersi o coprirsi gli occhi per non essere troppo consapevoli. Si ha la tentazione di tornare indietro a ciò che si conosce.
“Un altro mondo” non è una storia che sa di film a lieto fine, piuttosto il racconto di una verità che porta con sé un nuovo inizio, lasciando odio e vecchi rancori perché c’è qualcosa di più importante del passato, ed è la vita stessa.
Un altro mondo non è che la parte nascosta dell’anima che prende vita , quel luogo dove le lacrime non hanno paura di scendere e le emozioni hanno una melodia che si può ascoltare; è sempre lo stesso posto vissuto in modo differente, perché in fondo, le cose non cambiano mai, a cambiare siamo noi.
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