Un bar cresciuto con Tor Tre Teste

Dal 1984 in via Campari quello di Simone Sanna è un punto di riferimento per tutto il quartiere
di Maria Giovanna Tarullo e Vincenzo Luciani - 19 Ottobre 2012

Simone Sanna e il suo bar in via Davide Campari 106-108 sono un’istituzione per Tor Tre Teste, un quartiere che, dal suo primo sviluppo, ha avuto in questo esercizio un punto di riferimento non solo per i servizi tradizionali commerciali ma anche per scambi di opinione sui temi che hanno via via appassionato i suoi abitanti. Di volta in volta, la richiesta di un mezzo pubblico, e poi,  ottenuto il 556, per ottenere un maggior numero di corse e poi la richiesta dell’ufficio postale e via dicendo.

Simone, cosa puoi dirci sulla storia del tuo bar? Quando è iniziata?

Ad aprire questo locale è stata mia mamma Anna Maria nel 1984. All’epoca il quartiere era appena nato ed aveva pochi abitanti (solo dopo si è sviluppata la parte di via Tovaglieri). Lo ha fatto con grandi sacrifici e, insieme a mio padre, sono riusciti, stringendo i denti, ad andare avanti. Nel corso degli anni il servizio bar è stato affiancato dalla tabaccheria, articoli da regalo e profumeria dando seguito alle esigenze dei clienti che piano piano sono cambiate.

Qual è il tuo rapporto con il quartiere?

Io sono molto affezionato a Tor Tre Teste che mi ha accolto all’età di 10 anni quando mi sono trasferito da Pietralata trovando qui un ambiente completamente differente con tanto verde e persone diverse da quelle della borgata. Sono cresciuto in questa zona iniziando ad osservare la vita del quartiere, lavorando dall’età di 14 anni all’interno del bar, imparando il mestiere attraverso gli insegnamenti di mia madre ed i suoi preziosi consigli.

Quando c’è stato il cambio della guardia?

Una volta tornato dal servizio militare sono subentrato nella direzione del locale cercando sempre di crescere insieme al quartiere, prestando dei servizi utili alla collettività e partecipando alla sua vita sociale (iniziative sportive, culturali). All’inizio il cambio è stato abbastanza drammatico ed è stato un po’ aspro il confronto con i miei genitori, affezionati al loro modo di condurre l’esercizio. Ma i risultati ottenuti, con il passar del tempo, mi hanno permesso di conquistare la loro fiducia.
Nonostante ciò abbiamo passato diversi momenti di crisi. Posso però affermare che un ringiovanimento nella direzione delle aziende, qualunque esse siano, può fare solo bene.

C’è un segreto particolare nel successo del tuo bar?

Questa zona mi ha visto crescere sia in ambito umano che lavorativo e le persone, soprattutto gli anziani mi sono stati davvero di aiuto, dandomi consigli ed incoraggiamenti per riuscire ad affrontare alcuni momenti di sconforto. Non esiste un vero segreto del nostro successo. La gente sceglie questo locale proprio perché conosce bene me e mia madre e qui si sentono a proprio agio, liberi e padroni di dire tutto quello che vogliono, in un ambiente appunto familiare dove non esiste un distacco tra cliente e titolare.

I comportamenti dei clienti sono cambiati e come?

L’evoluzione dei clienti rispetto alle esigenze iniziali si è fortemente evoluta e noi abbiamo saputo assecondarla con l’offerta di nuovi servizi adeguati alle nuove necessità ed essi per questo si sono sempre trovati a loro agio, contenti e soddisfatti.

Come si presenta la situazione del quartiere oggi?

Stiamo vivendo un momento veramente pesante di crisi che si avverte in tutti i campi, compreso il nostro, anche perché quella del bar è la prima spesa che si riduce nell’economia di una famiglia. Pure se venire in un bar significa prendersi un momento di relax per fare due chiacchere. Il risultato ovviamente è che la mancata frequentazione tra le persone va a scapito della socialità. E si traduce in un senso di solitudine e di mancanza di solidarietà e di amicizia. E quindi, in una parola, di scarsa coesione tra gli abitanti di uno stesso quartiere.

Come si può uscire dalla crisi?

L’unica soluzione per uscire da questa crisi è, paradossalmente, quella di non pensare che sia finito tutto, che siamo nel fallimento totale… L’italiano ha sempre avuto uno spirito combattivo ed è disposto a fare grandi sacrifici, per non lasciarsi sopraffare. Questo è il momento di reagire positivamente. Una cosa che però dovrebbero mettersi in testa quelli che ci governano  è che gli italiani non riusciranno mai ad accettare che loro siano disposti a farlo, senza che ci siano esempi corrispondenti dall’alto. 


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