Laboratorio Analisi Lepetit

Una sfida per la legalità dall’Istituto Giorgio Ambrosoli

Inaugurazione di un busto nella scuola di Centocelle dedicata all'"eroe borghese" ed un dibattito con la partecipazione del figlio Umberto e della vedova Anna
di V. L. - 16 Dicembre 2009

Nelle foto: Giorgio Ambrosoli; il figlio Umberto; la copertina del libro Qualunque cosa succeda di Umberto Ambrosoli

Il 15 dicembre 2009 mattina in viale della Primavera 207, a Centocelle, è stato scoperto il busto di marmo, realizzato dallo scultore senese Michele Bruni, dedicato a Giorgio Ambrosoli, posto nell’ingresso della sede dell’Istituto di Istruzione secondaria superiore a lui intitolato e che ha accorpato l’ITSG Giovanni Boaga e l’ITSC Sandro Botticelli. L’Istituto “Giorgio Ambrosoli” ha  anche una succursale nella zona di Torre Maura, in via delle Alzavole 25.

Erano presenti alla cerimonia la vedova di Ambrosoli e il figlio Umberto, il preside dell’Istituto Marco Bevilacqua, il presidente del VII municipio Roberto Mastrantonio, gli assessori Leonardo Galli e Santino D’Ercole e numerosi consiglieri municipali. E’ seguito il dibattito dal titolo “Giorgio Ambrosoli e altre testimonianze di coraggio a difesa della legalità” cui hanno preso parte i giornalisti Maurizio De Luca, nella veste di moderatore, e Luciano Lanna (direttore responsabile del “Secolo d’Italia”), Gabriella Stramaccioni (coordinatore nazionale di “Libera”) ed Umberto Ambrosoli.

Il preside Bevilacqua si è dichiarato fiero dell’intitolazione della scuola ad Ambrosoli, esempio di rettitudine e di elevato comportamento morale, augurandosi che i suoi studenti lo eleggano ad esempio. Ha poi dato lettura del messaggio inviato dal presidente della Repubblica Napolitano all’istituto il 18 novembre scorso in cui si afferma che Ambrosoli: “continua ad essere per tutti un altissimo esempio di coraggiosa coerenza nella difesa dei valori della libertà e della legalità e che testimoniano, con la propria vita, la profonda ed esemplare fedeltà ai principi e agli ideali su cui si fonda la nostra Repubblica”.

Maurizio De Luca ha confessato di aver avuto “il privilegio di conoscerlo personalmente, seguendone l’azione scrupolosa e tenace di indagine che ha portato, alla sconfitta di mascalzoni e malversatori ed alla condanna di Sindona”. Egli era un uomo per bene, che ha fatto fino in fondo il suo dovere ed in questo sta il suo comportamento eroico. Il suo riconoscimento è stato un po’ tardivo ed è dovuto a quell’Italia che non ha mai ceduto, rappresentata ad esempio da Carlo Azelio Ciampi che ha avuto il merito storico di risollevarlo dall’oblio in cui era caduto il suo esempio ed il valore della sua azione ed a cui si deve il testo della motivazione del conferimento della medaglia d’oro al valor civile che così descrive il profilo di Giorgio Ambrosoli (1933-1979): «Commissario liquidatore di un istituto di credito, benché fosse oggetto di pressioni e minacce, assolveva all’incarico affidatogli con inflessibile rigore e costante impegno. Si espose, perciò, a sempre più gravi intimidazioni, tanto da essere barbaramente assassinato prima di poter concludere il suo mandato. Splendido esempio di altissimo senso del dovere e assoluta integrità morale, spinti sino all’estremo sacrificio.»

La vita dell’”eroe borghese” è mirabilmente tratteggiata in “Qualunque cosa succeda” (Sironi Editore), libro del figlio Umberto. Giorgio Ambrosoli, per cinque anni commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, fu ucciso a Milano da un killer la notte tra l’11 e il 12 luglio 1979. La sua storia è raccontata, a trent’anni di distanza dal figlio Umberto, che ai tempi era bambino, sulla base di ricordi personali, familiari, di amici e collaboratori e attraverso le agende del padre, le carte processuali e alcuni filmati dell’archivio RAl. Sullo sfondo, la storia d’Italia in quel drammatico periodo. Nell’indagare gli snodi di un sistema politico-finanziario corrotto e letale, Ambrosoli agiva in una situazione di isolamento, difficoltà e rischio di cui era ben consapevole. Aveva scritto alla moglie: "Pagherò a caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il Paese […] Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo". Il racconto illumina il carattere esemplare delle scelte di Giorgio Ambrosoli, la sua coerenza agli ideali di libertà e responsabilità e, insieme, sottolinea il valore positivo di una storia ancora straordinariamente attuale”.

Il libro è con la prefazione di Carlo Azeglio Ciampi e la sua lettura è stata consigliata nell’appassionato intervento di Gabriella Stramaccioni. “Sembra strano – ha commentato – che uno possa essere stato ucciso solo per aver compiuto il proprio dovere. Ma proprio in questo adempimento è il valore civile che Ambrosoli trasmette ai giovani di oggi”. La figura di Ambrosoli sarà ricordata nell’appuntamento annuale dell’associazione Libera che si terrà a Milano il 20 marzo 2010.

Luciano Lanna ha sottolineato il compito della scuola di trasmettere la storia non solo dei personaggi delle epoche passate ma anche di quelle più vicine a noi, quale appunto quella di colui che fu definito da Staiano “un eroe borghese”. Egli fu animato da un’idea dello Stato, di cui è stato esemplare servitore, estranea all’idea di occupazione del potere o da spirito di fazione ed stimolata da una profonda convinzione dei diritti e dei doveri della “polis” che devono, sul suo esempio, animare anche le giovani generazioni.

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Umberto Ambrosoli ha affermato che l’identità delle persone si forma attraverso le storie che si incontrano (ricordate da monumenti, dal nome delle strade) e quindi l’augurio è che l’intitolazione a suo padre della scuola e l’incontro quotidiano con il suo busto, posto all’ingresso della stessa, possa indicare ai giovani studenti un esempio di valori morali. Ha ricordato che suo padre non era stato uno studente modello né era dotato di qualità estreme “oggi è definito un eroe, ma tutti noi non dobbiamo pensare che non saremo capaci di esserlo, nostra volta”. Ognuno di noi può vivere bene, onestamente, compiere il proprio dovere, rispettare le leggi. Le leggi promuovono il bene collettivo, di tutti noi, ed agiscono nell’interesse di tutti noi. Gli interessi della collettività devono poter valere almeno quanto i nostri legittimi interessi, il nostro benessere non deve mai avvenire a danno della collettività, degli altri. Lo Stato siamo noi con diritti e doveri. Noi non siamo alternativi allo Stato. Mio padre amava il suo paese ed un paese è fatto dalle singole persone che lo costituiscono e perciò sono importanti i comportamenti retti di tutte le persone.”

Alla termine del dibattito due ragazzi dell’Istituto ha offerto un mazzo di fiori alle vedova di Giorgio Ambrosoli alla quale il commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona scrisse, nel febbraio 1975 questa bellissima lettera:

Anna carissima,
è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.
Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente di ogni colore e risma non tranquillizza affatto. E’ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.
Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.
I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [… ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.
Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro [… ]
Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi.
Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma – a parte l’assicurazione vita – (…)
Giorgio.


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