

Aiutata solo telefonicamente da un operatore del 118
“Vi ringraziamo di cuore per i Vostri graditi auguri e siamo stati molto contenti che la nostra storia vi abbia interessato”. Inizia così Roberto, un papà che ha voluto raccontarci e condividere con Noi di Abitare a Roma una bellissima storia.
L’8 gennaio sua moglie Marcella, diventata ora una super mamma, ha dato alla luce un bimbo di nome GianMarco di Kg 3,500 tutta sola nella sua casa in zona Centocelle nel Municipio VII, con il solo aiuto telefonico del 118.
“Ho mandato un’e-mail alla Vostra Redazione – prosegue Roberto – poiché conosco il Vostro giornale da molto tempo e so che è molto diffuso (si trova spesso negli esercizi commerciali del quartiere in cui vivo) e ben radicato nel territorio.”
“L’avvenimento che vi riporto – prosegue il papà – è la nascita del nostro secondogenito, avvenuta con una tempistica inaspettata e precipitosa e che mia moglie ha gestito da sola e con coraggio. Abbiamo vissuto questo momento straordinario della nostra vita molto intensamente e lo ricordo come un’emozione forte, improvvisa, mista di gioia e di paura, di sorpresa e di commozione.
Quindi condividerla con altri non può che farci piacere.”
Alla nostra domanda di poterci descrivere nel dettaglio l’avvenimento, Roberto è esploso in un racconto pieno di particolari, da cui trapelano emozioni, panico e tanta felicità!
“Io e mia moglie Marcella – inizia Roberto – avevamo deciso di avere un altro figlio anche per donare alla nostra primogenita di nome Chiara di 3 anni un fratello o una sorella su cui far affidamento nella sua vita. Questa seconda gravidanza era stata quindi pianificata nei minimi dettagli e come succede in genere in questi casi è stata costellata da visite, ecografie, monitoraggi che venivano eseguiti più o meno di routine.”
“Avevamo deciso – prosegue il papà – di far nascere nostro figlio in un grande ospedale, che fosse attrezzato sopratutto per la rianimazione neonatale. L’Ospedale scelto era il San Camillo di Roma dove nacque anche Chiara e presso il quale mia moglie aveva effettuato anche una serie di visite.
Il giorno prima che nascesse GianMarco, Marcella si era sottoposta ad una visita ginecologica la mattina ed ad un monitoraggio il pomeriggio ed in entrambi i casi ci avevano detto che la data del parto era ancora distante, tanto che avevo programmato di andare regolarmente al lavoro il giorno successivo.”
“La mattina di giovedì 8 gennaio mia moglie mi dice di percepire dei dolori, ma di non riuscire a distinguere di quale natura fossero, non gli sembravano vere e proprie contrazioni. Ancora non avevamo ben chiaro che fare, se andare all’Ospedale rischiando un falso allarme oppure aspettare ancora. A questo punto decisi di rimanere comunque a casa e di portare la bimba a scuola, ma mentre la preparavo, Marcella stava sempre peggio, cominciava ad accusare dei dolori più acuti, quindi mi sono affrettato, anche se mai avremmo potuto immaginare quello che sarebbe successo da lì a poco. Ricordo che lasciai a mia moglie il cordless di casa, raccomandandomi di telefonarmi se necessario. Uscendo da casa di corsa per strada, mi accorsi che c’erano degli operai del gas che stavo facendo dei lavori che con i loro mezzi ostruivano la stradina senza uscita nella quale viviamo. Così li avverti che appena sarei tornato dalla scuola dovevano liberare l’uscita per l’auto.”
“Lasciata mia figlia a scuola mi precipitai di nuovo verso casa, notando con un certo sollievo che i mezzi della società del gas erano stati spostati ed appena aprii la porta sentii il gemito di un neonato strillare con una certa vivacità.
Il lasso di tempo, intercorso tra l’uscita di casa per accompagnare mia figlia e fino al mio rientro, non è stato maggiore di 30 minuti complessivi.
Questo momento non lo dimenticherò mai è stato un attimo di panico e di gioia, iniziai a chiamare mia moglie e la trovai con il bimbo in braccio e con ancora il cordone ombelicale attaccato, avvolto in un asciugamano e il telefono in mano in quanto stava parlando con il ‘118’ che la stavano aiutando.”
“In quel momento sono stato preso dal panico – ci confessa Roberto – non sapevo che fare, sono scappato a chiamare aiuto, ho avuto paura perché non sapevo come erano andate le cose, se il bimbo e la mamma stavano male e poi rabbia per la sorte che gli era toccata di venire al mondo correndo prematuramente dei grossi rischi e senza quella assistenza medica che invece avevamo programmato. Volevo fare qualcosa, ero anche emozionato, non riuscivo a parlare ma non avevo capito che mia moglie aveva fatto tutto, anche perché lei parlava a voce molto bassa per i dolori, mentre mi agitavo e non riuscivo a sentirla. Continuavo a ripetere di chiamare il 118 ma non mi ero reso conto che stavano in linea.”
“Sono corso così a chiamare il mio medico di famiglia che abita sopra casa nostra, che generoso come sempre si è e precipitato da noi.
Quando è venuto ha parlato al telefono con gli operatori del 118 ma non ricordo ciò che si sono detti, poi è venuta l’ambulanza.
Io e Marcella ci teniamo a sottolineare l’aiuto fondamentale dell’operatore del 118, che ringraziamo, che oltre ad aver prestato aiuto a mia moglie, con professionalità, non l’ha lasciata sola e le ha, tra l’altro, consigliato di avvolgere il nascituro con un asciugamano.
Mia moglie poi mi ha raccontato che l’operatore del 118 gli parlava tranquillizzandola anche sul fatto che se il bimbo stava piangendo significava che stava bene.
Anche il personale accorso con l’ambulanza è stato professionale, rassicurante e solerte.”
“Nel frattempo fuori il cancello di casa si era formato un gruppetto di operai della società del gas che aspettava di sapere come era andata e quando mia moglie e mio figlio sono usciti di casa sulla barella mi hanno chiesto il sesso del bimbo, poi mi hanno gridato auguri e hanno fatto un applauso.
Mio figlio l’ha voluto nascere facendosi notare decisamente.”
“L’ambulanza ha portato la mamma e il bimbo al Pronto Soccorso del Policlinico Casilino – conclude Roberto – dove poi sono stati trasferiti in Sala Parto (a questo punto post parto).
Solo dopo molto tempo finalmente li ho potuti vedere, e mi sono accorto quanto era bello mio figlio che stava prendendo il latte tranquillo e beato dal seno della mamma.
Abbiamo chiamato nostro figlio Gianmarco, pesa kg 3,550 e sta bene ed è contento finalmente di essere nato, vista anche la fretta di conoscerci.
In Ospedale il personale addetto hanno soprannominato mia moglie Super Mamma. Grazie quindi da Roberto, Marcella e GianMarco."
E tanti Auguri da parte di tutta la Redazione di Abitare a Roma!!!
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