Una telefonata allunga la vita

Intervista a Massimo Lopez, protagonista del pluripremiato spot Sip
di Riccardo Faiella - 18 Giugno 2015

Il piazzale assolato di un fortino, sperduto nel deserto. Al telefono fisso, seduto davanti a un plotone di esecuzione, impegnato in una telefonata infinita, un condannato a morte. Il suo ultimo desiderio.

Così si presentava Massimo Lopez nello spot Sip/Telecom Italia del 1993. Una telefonata allunga la vita. Questo lo slogan. Nel 1994 lo spot vince il Leone d’Oro come migliore regia al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes.

«Ha vinto anche altri premi – precisa Massimo Lopez – Fu molto apprezzato oltreoceano. Grazie a questo spot, è nato il Festival della Pubblicità Mezzo Minuto d’Oro. Quando la Telecom me lo propose, mi piacque come idea di base, come storyboard. Era in linea con un tipo di umorismo e ironia a me familiari, che riconosco nella mia cifra. È nata una collaborazione, perché gli spot andarono avanti per sette anni. Ho avuto anche un ruolo creativo, nella realizzazione dei dialoghi».

È vero che la Telecom pagò in gettoni?

Ah! Ah! No, è una leggenda metropolitana. Mi avesse pagato in gettoni, glieli avrei ridati tutti. Però non sarebbe stato un male. Oggi quei gettoni hanno un certo valore. Comunque a casa ne ho diversi.

Gli inizi in teatro, con Albertazzi e la Volonghi, in un’opera di Pirandello: Il fu Mattia Pascal.

Il mio esordio. Avevo appena ventidue anni e tanta voglia di realizzare il mio sogno: fare teatro. Ma senza l’ambizione di diventare famoso. Non credevo di riuscire. Negli anni della scuola ero un ragazzino introverso e le interrogazioni mi turbavano. Figuriamoci affrontare, da attore, il pubblico. Poi arrivò il primo provino. E fu mio fratello Giorgio a insistere. Lui, scrittore, doppiatore, attore e attualmente, direttore di doppiaggio, mi disse: “Vai a fare questo provino al Teatro Stabile di Genova”. Andai. E sarà stata la forte passione, il fatto che studiassi e mi allenassi per conto mio, che imparassi a memoria i monologhi, il provino andò bene.

massimo lopezPoi l’incontro artistico cha ha cambiato la vita: il trio.

Dar Ciriola

Allo Stabile di Genova ho conosciuto Tullio Solenghi. Ironia della sorte, dovevo sostituirlo nello spettacolo di Albertazzi, perché lui andava via. Mi spiegò la sua parte, Berto, il fratello di Mattia Pascal. La Marchesini, invece, la incontrai al doppiaggio. Lei già conosceva Solenghi. Prima siamo diventati amici e poi abbiamo dato inizio al nostro sodalizio. E fu lo stesso Solenghi, che allora conduceva un programma in Radio 2, dalla sede regionale di Genova, a proporre una conduzione a tre. Doveva durare due settimane. Andò avanti per due anni. Fu un successo in tutta la Liguria.

L’ammirazione per Sinatra, con Ciao Frankie. È stato rappresentato anche a Miami.

Il canto è la mia grande passione, insieme al teatro. Mi è sempre piaciuto quel genere musicale: lo swing e la sua particolare atmosfera. Di solito in America si porta una cosa italiana. Noi portammo negli States un loro artista. Ma agli americani piacque e mi fecero molti complimenti.

Doppiaggio. I cartoni, con Homer Simpson. A quale personaggio sei più legato?

Non ce n’è uno in particolare. Mi sono divertito a doppiare Happy Feet. Ultimamente ho doppiato Archibald Arraffa, il cattivo di Boxtrolls. Un personaggio difficile da fare. È stato bellissimo. Per Homer Simpson sono stato scelto direttamente dall’autore, Matt Groening, dopo la morte del mio amico Tonino Accolla.

Qual è l’ambiente artistico dove ti senti di più a tuo agio?

Qualsiasi, purché ci sia il pubblico davanti a me. Essere in mezzo alla gente mi dà molta soddisfazione.

https://www.youtube.com/watch?v=NTC8C8RdQcg


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