

. Alle istituzioni l'obbligo di disinnescare la bomba. Il resoconto di una giornata al campo nomadi di via Salviati
L’incontro promesso tra i presidenti dei Municipi IV e V a cui ha partecipato la Dr.ssa Salvatori dell’ufficio nomadi del Comune di Roma e una delegazione dei residenti di Tor Sapienza, c’è stato.
Nel comunicato diffuso dopo l’incontro si parla di una secca smentita circa il trasferimento di altri rom provenienti da Castel Romano, di un lavoro dell’amministrazione per ripristinare la legalità in quel campo e infine, la volontà di trovare una soluzione anche per via Salviati. Seguirà, si dice nel comunicato stampa, un nuovo incontro che viene fissato per il 29 luglio 2013, anche se per il luogo, l’ora e chi parteciperà, forse, ma è una nostra supposizione, ci sarà un nuovo comunicato.
Noi però, come non abbiamo creduto ad un imminente arrivo di oltre 4.000 nomadi, cosi non abbiamo creduto alla dichiarazione che in via Salviati non sarebbe più arrivato nessuno e soprattutto non crediamo che si troveranno soluzioni per sistemare una volta per tutte un’area il cui degrado si è ormai ben amalgamato con una percezione di una mancanza di sicurezza.
Allarme al momento rientrato, quindi, ma in una situazione estremamente calda e questa mattina (23 luglio) abbiamo voluto verificare di persona recandoci sul posto. Siamo stati immediatamente accolti dal Sig. Dragan portavoce dei Rom nel campo e storico residente in quello che fu il campo di via della Martora. Ci racconta della fuga dovuta ai ripetuti atti di violenza subite nel campo di Castel Romano dalla sua comunità e quindi del precipitoso ritorno a Tor Sapienza dove si sono accampati a ridosso della linea Tav.
Dragan e i suoi (circa 150 unità tutte censite) sono vecchie conoscenza del quartiere, avendo abitato per anni nel vecchio e soppresso campo di via della Martora. Commerciano in fiori (le rose ai ristoranti), sono ottimi musicisti e hanno puntato da sempre all’integrazione dando quindi la priorità assoluta alla scolarizzazione dei bambini. Sono inoltre sono stretti parenti di Mirko, il portavoce de campo di via Salviati, una comunità anche quella molto ben vista nel quartiere.
Dragan ci ha parlato delle violenze subite a Castel Romano, dei container fatti prima oggetto di continui e ripetuti lanci di sassi, fino all’incendio di molti di essi. Incendi che tra l’altro non sono riusciti a domare a causa della mancanza in quel campo di un idoneo sistema antincendio. Infine Dragan ci ha parlato dei bambini usciti terrorizzati ed impauriti da una situazione diventata insostenibile. Da qui la decisione di un rientro nell’area che di fatto li aveva sempre ospitati.
Adesso si sente parlare di soluzioni per via Salviati. Ma su quale versante si intende agire? Forse sul versante della mancanza di una rete fognaria che fa sì che molti container sono spesso invasi da liquami? O forse sul versante della sicurezza e del degrado attraverso l’eliminazione di tutte le baracche aggiuntive e della montagna di residui ferrosi , di porte, di finestre e altro che fanno bella mostra di sé in via Sansoni e via Salviati ?
Soluzione, è una parola grossa e sono proprio i problemi irrisolti e incancreniti nel tempo che allontanano i residenti dai Rom e dove basta un nonnulla, costituito anche di un allarmante volantino non firmato, per far divampare una rabbia, che è poi di difficile controllo.
La palla adesso dal sindaco Alemanno (che è bene ricordarlo, ha speso gran parte dei 30 milioni di euro destinati a progetti per Campi Rom per bonifiche e smantellamenti abusivi che, senza offrire vere soluzioni alternative, hanno prodotto la nascita di decine di microaccampamenti) passa al nuovo sindaco Marino. E la gente si aspetta un altro tipo di soluzioni, che vanno dall’eliminazione delle baracche, al miglioramento della qualità della vita all’interno dei campi, ad una seria ed efficace vigilanza e al rispetto di un codice di comportamento a cui i residenti dei campi devono attenersi (ad esempio pensiamo allo smaltimento dei rifiuti).
Ecco la coesistenza e la tolleranza passa per questa strada. Tutto il resto è miseramente finto e soprattutto, non ha futuro.
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