

Sgomberata una parte del 'campetto' di baracche
Ormai il copione è sempre lo stesso: il Sindaco che si presenta all’alba, quasi di soppiatto e seguito soltanto da qualche suo fido – in questo caso dal responsabile alla sicurezza, l’on.le Ciardi – e con al seguito un pò di Vigili, qualche agente della polizia di stato, una ruspa e un camion. L’insediamento di via Severini è stato definito dallo stesso Sindaco un "campetto", nonostante ormai da tempo vi risiedevano oltre 200 persone con un numero impressionante di bambini, privi di ogni elemento che potesse rendere le condizioni igienico sanitarie accettabili.
Il presidente del Municipio Roma 7 da mesi mandava lettere su lettere che la bomba ecologica era ormai lì, pronta ad esplodere e con la possibile disgrazia sempre in agguato. Come non ricordare l’incendio delle baracche avvenuto il 26 gennaio di quest’anno e che solo per circostanze fortuite non si è trasformato in tragedia.
Un insediamento che aveva subito un rapido sviluppo grazie anche all’arrivo dei rom cacciati dalla Francia dal governo Sarzoky. Un "campetto" che in poco più di un anno ha prodotto centinaia di tonnellate di rifiuti di ogni genere, alimentato anche da cittadini che in quel luogo hanno scaricato montagne di calcinacci e di eternit.
I vigili procedono immediatamente al recupero dall’interno delle baracche di decine e decine di bombole del gas, vengono anche sequestrate una decina tra auto e furgoni e, sebbene sulle agenzie di stampa si legge che nel campo c’erano diversi pregiudicati pare che nessuno sia stato denunciato. Anzi come avviene ormai da qualche sgombero di campi a questa parte, dopo aver dato il tempo di raccogliere le proprie cose, scatta il copione di sempre: gli uomini si arrangino e per le donne e i bambini l’offerta è sempre la stessa, Castelnuovo di Porto. Ovviamente nessuno accetta di dividersi e spingendo via le carrozzine cariche dei propri effetti personali si spargono nei prati circostanti, aspettando la notte ormai prossima.
Il presidente del Municipio Roma 7 Roberto Mastrantonio ha ringraziato il prefetto dell’operazione tesa a disinnescare una vera e propria bomba ecologica, informandolo anche della situazione che si è venuta a creare con la miriade di piccoli gruppi ex abitanti della baraccopoli sparsi tra i prati che circondano la zona e che va da via Collatina a via Giorgio Morandi.
Al momento non è dato sapere se si procederà allo sgombero totale dell’area, visto che sono state lasciate in piedi una ventina di baracche oltre a qualcuna sparsa nei terreni circostanti e soprattutto se si procederà alla bonifica delle centinaia e centinaia di tonnellate di rifiuti di ogni genere e per i quali, al netto di quelli createsi con l’abbattimento delle baracche. L’Ama aveva presentato un preventivo di spesa per oltre 150.000 euro.
Mastrantonio ha anche chiesto al responsabile alla sicurezza del Comune di Roma, On.le Ciardi, un potenziamento della vigilanza sull’area nell’arco delle 24h da mantenere per un consistente numero di giorni e al fine di un’ immediata ricostruzione della baraccopoli e questo anche ricorrendo a dei turni di straordinario degli agenti della polizia municipale preposta a questo delicato servizio (cosa che per la notte del 18 è stata immediatamente accettata).
Ma la lunga giornata non è finita e intorno alle 16 esplode un incendio di dimensioni notevole in una circostanza simile a quella che avvenne in occasione dello sgombero del campo di Casilino 900. Colonne di fumo nero e acre ammorbano l’aria e cinque autobotti dei vigili del fuoco hanno il loro da fare prima di avere ragione delle fiamme alimentate anche da un fastidioso vento.
Adesso non resta che aspettare la bonifica dell’area che è bene ricordarlo è di proprietà dell’Atac sul quale si doveva realizzare il deposito dei Jumbo Tram: un progetto che la disastrosa situazione economica dell’Azienda, sembra averlo fatto finire nel fondo di qualche cassetto. Per la bonifica dell’area l’Ama oltre due mesi fa aveva preventivato una spesa di poco inferiore ai 130.000 euro; oggi con l’aggiunta delle tonnellate di rfiuti derivanti dall’abbattimento delle baracche, saranno oggi certamente di più.
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