

Fino al 2 febbraio nella sede di via Benedetto Croce 50
La mostra fotografica intitolata “Volti, gesti, anime del Mediterraneo”, visitabile fino al 2 febbraio nella sede dell’XI municipio in via Benedetto Croce 50, è frutto di un reportage fotografico che Gianluca Belei ha realizzato nel Kurdistan turco e nel Sahara occidentale; le immagini raccontano la vita quotidiana di due popoli; quello curdo e quello saharawi, privati di un territorio e accomunati in un faticoso cammino per l’affermazione dei più elementari diritti umani: due popoli cui la storia ha riservato un destino di oppressione, miseria e lutto ma dotati di una grande vitalità e di una ricchissima tradizione.
Dietro ogni volto c’è una vicenda personale e familiare molte storie che si intrecciano.
Colpiscono le immagini delle enormi scritte che ricordano l’appartenenza della regione alla Turchia; spesso sui monti della regione vengono realizzate dal governo turco iscrizioni che ricordano “quanto è felice chi può dirsi turco” nella lingua nazionale.
Molti ragazzi trascorrono i periodi estivi ospiti di famiglie italiane e spagnole per sfuggire alle proibitive condizioni climatiche del deserto (60 gradi in estate), e mantengono piccole abitudini europee al loro ritorno, è così che possiamo apprezzare l’immagine inconsueta di un’adolescente, con il capo coperto da un panno colorato, che nel deserto fa un palloncino con un chewing-gum.
La maggior parte delle immagini ritraggono donne perché molti uomini hanno perso la vita nel conflitto e uno scatto ci racconta la curiosità di una donna che legge all’interno di un’associazione di vedove di guerra. Sono sempre le donne che vediamo montare un Kaima (parola che significa sia tenda che famiglia), essa ha un ruolo centrale nell’organizzazione sociale tradizionale saharawi.
Anche le immagini dell’essiccazione dei pomodori e dei corsi di tessitura sono costellati di donne vestite di semplici stoffe fatte al telaio ma spesso colorate e allegre in un paese segnato da molte tragedie.
Alla parte femminile della popolazione è inoltre delegata l’istruzione; nei primi anni è finanziata direttamente dai municipi mentre l’università in alcuni stati, come ad esempio quello di Aragna, è gratuita. Le donne partecipano anche alla vita politica e, in assenza di uomini, interagiscono con tutti, anche con gli stranieri come si può vedere da un’immagine del festival della gioventù saharawi.
Le strutture abitative risultano evanescenti, i mattoni sono fatti di sabbia ed acqua ma le tradizioni sono inossidabili, ne esiste una molto antica legata al the. Si tratta di un rituale che va ripetuto tre volte al giorno, si sorseggiando tre tazze di the una dietro l’altra; la prima amara come la vita, la seconda dolce come l’amore la terza soave come la morte. Anche le cerimonie nuziali, di cui possiamo ammirare alcuni scatti, sono profondamente ritualizzate ed hanno un grande valore simbolico.
L’attenzione per le tradizioni non è purtroppo supportato da un’adeguata valorizzazione dei siti storico archeologici. Le guerre che lacerano quei paesi non permettono di fare grandi progressi in tal senso ma è comunque possibile ammirare dei resti di antiche costruzioni pressoché integre anche se in stato di abbandono, come quella che ci mostra l’immagine scattata ad Harram, nel Kurdistan settentrionale, dove la leggenda racconta si siano rifugiati Adamo ed Eva dopo la cacciata dal paradiso terrestre.
La Turchia possiede anche una affascinante storia recente. Mentre si verificava il declino dell’Impero Ottomano, un giovane soldato chiamato Mustafa Kemal, si affacciava sulla scena politica turca e internazionale. Lasciate le armi, guidò la lotta di liberazione della Turchia dagli invasori stranieri. Mustafa Kemal detto Ataturk (Padre dei Turchi) fondò la Repubblica di Turchia il 29 Ottobre 1923. Egli portò il suo paese verso la pace, la stabilità, lo sviluppo economico e verso la completa modernizzazione della Turchia. Dopo decenni di cambiamenti e sviluppi, la Turchia è ancora orgogliosa di questo successo, adottando il motto di Mustafa Kemal: "Pace in patria, Pace nel mondo".
Alcune immagini di Kiziltepe (Kurdistan settentrionale – Turchia) mostrano come nelle vie della città troneggino le bandiere turche e i ritratti del fondatore dello stato turco Ataruk, Il 50% della popolazione è costituito da profughi provenienti da altre città in cui si vivono situazioni al limite della sopravvivenza.
Questa mostra fotografica, inaugurata l’11 gennaio è visibile dal lunedì al venerdì ore 8,30 – 19,00 presso la sala Consiliare del Municipio Roma XI ed è lì a ricordarci che anche quelle popolazioni sono, come noi, parte integrante del Mediterraneo e che bisogna lavorare per creare un’integrazione che sia vera garanzia di pace.
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